Home Politica LE TRE NATO COME LE TRE CARTE

LE TRE NATO COME LE TRE CARTE

0

Dopo le esternazioni del pupillo dei Rothschild, dimentico della Beresina e delle più recenti sconfitte cocenti in Africa, abbiamo capito che in Europa si gioca alle tre carte napoletane, grazie ad una classe dirigente allo sfacelo, inondata di liquame dai trattori degli agricoltori, mentre per rendere l’estremo servizio alla finanza, si varano, in quel di Bruxelles, leggi distruttive della capacità produttiva di un Vecchio Continente fiaccato e pronto ad essere venduto al miglior offerente (con allegati i nostri privatissimi risparmi).

Prima carta: la Nato

Abbiamo la Nato, l’Alleanza atlantica quella nata dopo che Franklin Delano Roosvelt e Winston Churchill tennero una serie di colloqui segreti sulla Uss Augusta e sulla Hms Prince of Wales, entrambe all’ancora in un porto sicuro di Terranova.

Ne scaturì la Carta atlantica che delineava un ordine globale fondato sull’autodeterminazione, sul libero scambio e sul disarmo.

Metto in fila, per chi volesse approfondire, sulla base delle fonti e non delle chiacchiere, la Carta atlantica e Trattato Nord Atlantico.

Chi non intende tediarsi con Carta e Trattato può saltare comodamente le parti in corsivo.

La Carta Atlantica (14 agosto 1941)

 

Il Presidente degli Stati Uniti d’America e il Primo Ministro, sig. Churchill, in rappresentanza del Governo di Sua Maestà Britannica del Regno Unito, essendosi riuniti a convegno, ritengono opportuno render noti taluni principi comuni della politica nazionale dei rispettivi Paesi, sui quali essi fondano le loro speranze per un più felice avvenire del mondo.

 

I. I loro Paesi non aspirano a ingrandimenti territoriali o d’altro genere;

II. essi non desiderano mutamenti territoriali che non siano conformi al desiderio, liberamente espresso, dei popoli interessati;

III. essi rispettano il diritto di tutti i popoli a scegliersi la forma di governo sotto la quale intendono vivere; e desiderano vedere restituiti i diritti sovrani di autogoverno a coloro che ne sono stati privati con la forza;

IV. fermo restando il principio dovuto ai loro attuali impegni, essi cercheranno di far si che tutti i paesi, grandi e piccoli, vincitori e vinti, abbiano accesso, in condizioni di parità, ai commerci e alle materie prime mondiali necessarie alla loro prosperità economica;

V. essi desiderano attuare fra tutti i popoli la più piena collaborazione nel campo economico, al fine di assicurare a tutti migliori condizioni di lavoro, progresso economico e sicurezza sociale;

VI. dopo la definitiva distruzione della tirannia nazista, essi sperano di veder stabilita una pace che offra a tutti i popoli i mezzi per vivere sicuri entro i loro confini, e dia affidamento che tutti gli uomini, in tutti i paesi, possano vivere la loro vita, liberi dal timore e dal bisogno;

VI. una simile pace dovrebbe permettere a tutti gli uomini di navigare senza impedimenti oceani e mari;

VIII. essi sono convinti che, per ragioni pratiche nonché spirituali, tutte le nazioni del mondo debbano addivenire all’abbandono dell’impiego della forza. Poiché nessuna pace futura potrebbe essere mantenuta se gli Stati che minacciano, e possono minacciare, aggressioni al di fuori dei loro confini, continuassero a impiegare armi terrestri, navali ed aeree, essi ritengono che, in attesa che sia stabilito un sistema permanente di sicurezza generale, sia indispensabile procedere al disarmo di quei paesi. Analogamente, essi aiuteranno e incoraggeranno tutte le misure praticabili al fine di alleggerire il peso schiacciante degli armamenti per tutti i popoli amanti della pace.

Franklin D. Roosevelt – Winston S. Churchill

 

 

Da quegli intenti è scaturita la fondazione della Nato nel 1949.

https://www.comitatoatlantico.it/documenti/trattato-nord-atlantico/

 

Trattato Nord Atlantico

 

Washington DC, 4 aprile 1949

Gli Stati che aderiscono al presente Trattato riaffermano la loro fede negli scopi e nei principi dello Statuto delle Nazioni Unite e il loro desiderio di vivere in pace con tutti i popoli e con tutti i governi. Si dicono determinati a salvaguardare la libertà dei loro popoli, il loro comune retaggio e la loro civiltà, fondati sui principi della democrazia, sulle libertà individuali e sulla preminenza del diritto. Aspirano a promuovere il benessere e la stabilità nella regione dell’Atlantico settentrionale. Sono decisi a unire i loro sforzi in una difesa collettiva e per la salvaguardia della pace e della sicurezza. Pertanto, essi aderiscono al presente Trattato Nord Atlantico:

Articolo 1

Le parti si impegnano, come stabilito nello Statuto delle Nazioni Unite, a comporre con mezzi pacifici qualsiasi controversia internazionale in cui potrebbero essere coinvolte, in modo che la pace e la sicurezza internazionali e la giustizia non vengano messe in pericolo, e ad astenersi nei loro rapporti internazionali dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza assolutamente incompatibile con gli scopi delle Nazioni Unite.

Articolo 2

Le parti contribuiranno allo sviluppo di relazioni internazionali pacifiche e amichevoli, rafforzando le loro libere istituzioni, favorendo una migliore comprensione dei principi su cui queste istituzioni sono fondate, e promuovendo condizioni di stabilità e di benessere. Esse si sforzeranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e incoraggeranno la cooperazione economica tra ciascuna di loro o tra tutte.

Articolo 3

Allo scopo di conseguire con maggiore efficacia gli obiettivi del presente Trattato, le parti, agendo individualmente e congiuntamente, in modo continuo ed effettivo, mediante lo sviluppo delle loro risorse e prestandosi reciproca assistenza, manterranno e accresceranno la loro capacità individuale e collettiva di resistere ad un attacco armato.

Articolo 4

Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata.

Articolo 5

Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.

Articolo 6 (1)

Agli effetti dell’art. 5, per attacco armato contro una o più delle parti si intende un attacco armato:

– contro il territorio di una di esse in Europa o nell’America settentrionale, contro i Dipartimenti francesi d’Algeria(2), contro il territorio della Turchia o contro le isole poste sotto la giurisdizione di una delle parti nella regione dell’Atlantico settentrionale a nord del Tropico del Cancro;

– contro le forze, le navi o gli aeromobili di una delle parti, che si trovino su questi territori o in qualsiasi altra regione d’Europa nella quale, alla data di entrata in vigore del presente Trattato, siano stazionale forze di occupazione di una delle parti, o che si trovino nel Mare Mediterraneo o nella regione dell’Atlantico settentrionale a |nord del Tropico del Cancro, o al di sopra di essi.

Articolo 7

II presente Trattato non pregiudica e non dovrà essere considerato in alcun modo lesivo dei diritti e degli obblighi derivanti dallo Statuto alle parti che sono membri delle Nazioni Unite o la responsabilità primaria del Consiglio di Sicurezza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Articolo 8

Ciascuna parte dichiara che nessuno degli impegni internazionali attualmente in vigore tra essa e un’altra parte o uno sialo terzo è in contraddizione con le disposizioni del presente Trattalo e si obbliga a non sottoscrivere alcun impegno internazionale in contrasto con que sto Trattato.

Articolo 9

Con la presente disposizione le parti istituiscono un Consiglio, nel quale ciascuna di esse sarà rappresentata per esaminare le questioni relative all’applicazione di questo Trattato. Il Consiglio sarà organizzato in maniera tale da potersi riunire rapidamente in qualsiasi momento. Il Consiglio costituirà quegli organi sussidiari che potranno essere necessari; in particolare istituirà immediatamente un Comitato di difesa che raccomanderà le misure da adottare per l’applicazione degli articoli 3 e 5.

Articolo 10

Le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni Stato così invitato può divenire parte del Trattato depositando il proprio strumento di adesione presso il governo degli Stati Uniti d’America. Il governo degli Stati Uniti d’America informerà ciascuna delle parti del deposito di ogni strumento di adesione.

Articolo 11

Questo Trattato sarà ratificato e le sue disposizioni saranno applicate dalle parti conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. Gli strumenti di ratifica saranno depositati appena possibile presso il governo degli Stati Uniti d’America, che notificherà a tutti gli altri firmatari l’avvenuto deposito di ciascuno strumento di ratifica. Il Trattato entrerà in vigore tra gli Stati che lo hanno ratificato non appena le ratifiche della maggioranza dei firmatari, incluse le ratifiche di Belgio, Canada, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti saranno state depositate ed entrerà in vigore nei confronti degli altri Stati dalla data del deposito delle loro ratifiche(3).

Articolo 12

Dopo dieci anni dall’entrata in vigore del Trattato, o in ogni momento successivo, le parti, se una di esse lo richiede, si consulteranno allo scopo di sottoporre a revisione il Trattato, prendendo in considerazione i fattori che a quel momento potranno influire sulla pace e sulla sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale, ivi compreso lo sviluppo di accordi sia globali che regionali conclusi conformemente allo Statuto delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali.

Articolo 13

Trascorsi vent’anni dall’entrata in vigore del Trattato, una parte può cessare di esserne membro un anno dopo che la sua notifica di denuncia sia stata depositata presso il governo degli Stati Uniti d’America, che informerà i governi delle altre parti del deposito di ogni notifica di denuncia.

Articolo 14

II presente Trattato, i cui testi inglese e francese sono egualmente autentici, sarà depositato negli archivi del governo degli Stati Uniti d’America. Copie debitamente autenticate saranno trasmesse da questo governo ai governi degli altri Stati firmatari.

 

1 Modificato dall’alt. 2 del Protocollo di adesione di Grecia e Turchia al Trattato Nord Atlantico (22 ottobre 1951).

2 Il 16 gennaio 1963 il Consiglio Atlantico ha preso atto che tutte le disposizioni del Trattato Nord Atlantico concernenti gli ex-Dipartimenti francesi di Algeria sono decadute a decorrere dal 3 luglio 1962.

3 II Trattato è entrato in vigore il 24 agosto 1949, dopo che tutti gli Stati firmatari ebbero depositato i loro strumenti di ratifica.

 

Superata la parte in corsivo e lasciato alla pazienza del lettore il confronto tra le dichiarazioni di principio e l’attuale postura della Nato, partiamo dal famoso articolo 5 del Trattato, continuamente citato dai media.

L’articolo 5 va collegato con il 4, il quale prevede che le “ parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata”.

L’opinione di una singola parte, pertanto, rimane un’opinione che va sottoposta a verifica e non è detto che corrisponda a realtà.

L’articolo 5 non implica necessariamente l’intervento armato. Infatti, se lo si legge con attenzione, il testo afferma che in caso di attacco armato contro una di esse, “ciascuna di esse”

“assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata”.

Attenzione: l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata.

Non è detto sia automatica la risposta armata. Lo è se ritenuta necessaria.

Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ligio ad un copione che, nel frattempo, sta franando da tutte le parti (il masochismo è entrato nel Dna del Pse a causa delle contaminazioni fabiane), continua a dire che noi europei sosterremo l’Ucraina anche se gli Usa si defilassero. La crisi energetica ci è costata 681 miliardi, altri 83 sono andati per gli aiuti, se viene meno il sostegno Usa che vogliamo fare?

Secondo l’Alto rappresentante la maggior sicurezza che l’Europa può dare all’Ucraina è quella di “farla entrare nell’Ue”, la qual cosa significa che scatta il Trattato di Lisbona.

Seconda carta: il Trattato di Lisbona

https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Trattato_sull_unione_europea.pdf

Il Trattato di Lisbona stabilisce, all’articolo 42: “Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri”.

L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce, “nel caso di attacco armato contro uno Stato membro dell’ONU, il diritto di autotutela individuale o collettiva, fino a quando il Consiglio di Sicurezza non abbia adottato le misure necessarie per il mantenimento della pace”.

https://moodle2.units.it/pluginfile.php/136610/mod_resource/content/1/CARTAONU.pdf

Se l’Ucraina entra in Unione Europea mentre è in guerra, gli Stati membri dovranno prestarle aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, quindi anche militari.

Poiché gli Stati dell’Unione sono anche membri della Nato, in pratica la Nato è messa in condizione di intervenire. Borrel c’è, ci fa? Chi lo sa. Cose da socialisti europei.

Siamo arrivati al gioco delle tre carte.

La prima carta è quella della Nato (vedi Trattato). La seconda carta è quella di Lisbona (vedi Trattato) e la terza carta è quella degli accordi bilaterali sottoscritti nei giorni scorsi.

La terza carta: gli accordi bilaterali.

L’accordo sulla sicurezza tra Italia e Ucraina (come gli altri) avrà durata decennale.

“L’accordo che abbiamo firmato oggi [24 febbraio 2024, ndr]è il più completo e importante impegno che l’Italia abbia preso con Paese non membro della Nato” ha spiegato Meloni e ha aggiunto: “Vorrei ricordare che è molto importante firmare questi accordi sulla sicurezza, credo siano la migliore pre-condizione possibile per qualsiasi pace giusta e duratura”. L’accordo prevede un sostegno dell’Italia a Kiev “sul piano finanziario e militare: l’impegno è a continuare gli sforzi significativi sia dal punto di vista militare che di sostegno al bilancio, di sostegno umanitario e accoglienza ai rifugiati. “Confondere la tanto sbandierata parola pace con la resa, come fanno alcuni, è un approccio ipocrita che non condivideremo mai” ha anche precisato la presidente del Consiglio.

https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Accordo_Italia-Ucraina_20240224.pdf

La chiave dell’accordo è nella frase: “Nel caso di un futuro attacco armato da parte della Russia all’Ucraina”, Roma e Kiev “si consulteranno entro 24 ore per determinare le misure e le opportune misure successive necessarie per contrastare o contenere l’aggressione”.

L’ambiguità del testo è evidente. L’Ucraina è continuamente attaccata dalla Russia e il futuro può essere anche domani, dopodomani con un attacco a qualsiasi parte del territorio, fosse anche un paesino del Donbas non ancora occupato. La guerra è in corso. Pare di si.

Lunedi, ad esempio, informazioni giunte dallo stato maggiore ucraino dicono che nelle ultime 24 ore l’esercito russo ha lanciato 11 attacchi missilistici e 98 attacchi aerei colpendo città, paesi e villaggi delle regioni di Donetsk e Zaporizhzhia. Più di 110 insediamenti nelle regioni di Chernihiv, Sumy, Kharkiv, Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk, Kherson e Mykolaiv sono finiti sotto il fuoco dell’artiglieria russa.

Che facciamo? Interveniamo subito? Chi mandiamo?

Se l’accordo non è una pagliacciata e non è, come nel simile caso della Francia, il podio per le smargiassate di Macron, allora di mezzo c’è un percorso che chiude l’attuale conflitto e il futuro si riferisce ad una possibile, anche se improbabile, nuova aggressione.

Fare i conti con la storia

Per capire, a questo punto, è necessario fare i conti con la storia.

«La NATO è il meccanismo per garantire la presenza degli Stati Uniti in Europa. Se la NATO viene liquidata, non ci sarà tale meccanismo in Europa. Comprendiamo che non solo per l’Unione Sovietica ma anche per altri Paesi europei è importante avere garanzie che se gli Stati Uniti mantengono la loro presenza in Germania nel quadro della NATO, l’attuale giurisdizione militare della NATO non avanzerà di un pollice verso est».

Questo passaggio del discorso del segretario di Stato americano James Baker (per Ronald Reagan, quindi negli ultimi mesi della presidenza di George H. W. Bush), tenuto durante un incontro con Mikhail Gorbachev nel febbraio 1990, è stato in più modi ridotto ai minimi termini o contestato, in assenza di un documento scritto.

Scrive Marco Pizzuti, autore di: Attacco all’Europa (Il punto d’incontro), che prima che l’Urss si sciogliesse “il suo ultimo presidente, Michail Gorbaciov, aveva chiesto e ottenuto alcune garanzie dalla NATO per costruire un futuro di pace. Come riportato infatti dal giornale tedesco Der Spiegel, negli archivi nazionali britannici viene ancora conservato il verbale della riunione dei Direttori politici dei ministeri degli Esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Germania, tenutasi a Bonn il 6 marzo 1991, per discutere delle garanzie richieste da Gorbaciov. […]. Per evitare nuove tensioni, inglesi, americani, tedeschi e francesi furono concordi nel ritenere “inaccettabili” le eventuali richieste di alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico (Polonia in primis) di entrare a far parte dell’Alleanza Atlantica. A tal proposito venne addirittura tracciato un confine ben preciso oltre cui la NATO (alleanza militare creata appositamente in funzione antisovietica) non avrebbe mai dovuto spingersi, che fu indicato nel fiume Oder, tra Germania e Polonia”.

“In quella stessa occasione – riferisce Pizzuti -, l’ambasciatore degli Stati Uniti, Raymond Seitz, dichiarò: «Abbiamo ufficialmente promesso all’Unione Sovietica — nei ‘colloqui 2 più 4’, così come in altri contatti bilaterali intercorsi tra Washington e Mosca — che non intendiamo sfruttare, sul piano strategico, il ritiro delle truppe sovietiche dall’Europa centro-orientale e che l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord non dovrà espandersi al di là dei confini della nuova Germania né formalmente né in modo informale»”.

Ancora nel 2008 (governo Prodi), Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Olanda, Belgio, Lussemburgo e Norvegia votarono contro la proposta di Bush di annettere la Georgia e l’Ucraina alla NATO e lasciare invece uno Stato cuscinetto ai confini con la Russia. Gli stessi britannici di Gordon Brown avevano obiettato agli Usa l’inopportunità di andare allo scontro diretto con la Russia proprio quando il caso Kosovo era ancora fresco.

Come sappiamo le cose sono andate diversamente, fino al punto di voler annettere l’Ucraina all’Alleanza Atlantica, eliminando uno stato cuscinetto fondamentale per la Russia.

Quanto vale la parola degli Usa ?

La domanda di fondo, che riguarda l’attualità è la seguente: quanto vale la parola degli Stati Uniti? O, meglio: quanto vale la parola dei Dem Usa e dei loro simili, i Rino (Repubblicans in name only), ossia i seguaci del Clan Bush?

La domanda non è oziosa, in quanto possibili trattative con la Russia per chiudere la guerra per procura fatta in Ucraina necessita di credibilità, di affidabilità.

Il principio pacta sunt servanda vale per tutti e soprattutto per le grandi potenze.

Vale per gli Usa e vale per la Russia, che oggi sono costrette a intavolare trattative per chiudere un conflitto non più sostenibile.

Il problema è relativo ai soggetti che trattano. Possono essere gli stessi che hanno innescato la rivolta di Maidan? Può essere Joe Biden, vicepresidente di Obama al tempo degli eventi che diedero avvio all’attuale situazione?

E siamo giunti al 2014, dove inizia l’attuale vicenda dell’Ucraina e del massacro del Vecchio Continente.

Non vi è dubbio che l’innesco dell’attuale conflitto per procura tra Usa e Russia sia il frutto dell’opera di Victoria Nuland, diplomatica americana che ha rivestito numerosi incarichi nel perimetro politico delle “porte girevoli” tra democratici (Clinton, Obama, Biden) e Rino (Repubblicans in name only) e che ha guidato, in perfetta sintonia con George Soros e con la sua Fondazione Renaissence, la rivoluzione arancione che ha dato avvio al processo politico che ha portato, in seguito, alla presidenza Zelensky.

L’idea di fondo, nemmeno tanto segreta, della Nuland, era di costringere la Russia a divenire, come ha teorizzato Obama, una potenza regionale sfiancata, circondata dalla Nato.

La signora è la stessa che disse: “Fuck the Eu”, letteralmente “l’Unione europea si fotta“. La frase è sfuggita, nel 2014, nel corso di una telefonata con l’ambasciatore americano a Kiev, Geoffrey Pyatt, in cui si è discussa la possibilità di trovare un accordo tra il governo ucraino di Viktor Ianukovich e l’opposizione guidata dall’ex pugile Vitali Klitschko.

Ora è del tutto chiaro che l’Unione Europea è stata “fottuta” dalla guerra in Ucraina.

L’Europa, come aveva previsto la signora Nuland, è in crisi profonda, non solo economica, essendo ormai una sorta di inutile burosauro che non conta nulla, salvo vessare i cittadini degli Stati aderenti con idee demenziali, indotte da pensatoi della finanza e del globalismo mondiale.

La strategia della Nuland e di chi l’ha ispirata, è stata ed è un disastro.

Se la signora Victoria Nuland, in compagnia con George Soros, immaginava di fiaccare la Russia ha sbagliato di grosso. Se la signora Victoria Nuland, quella del “si fotta l’Unione Europa”, immaginava proprio di fottere l’Europa c’è riuscita benissimo.

Una confessione per recuperare credibilità?

Ora il New York Times ci fa sapere che la Central Intelligence Agency (Cia) statunitense mantiene 12 basi in località segrete del territorio ucraino lungo il confine con la Russia e che il 22 febbraio scorso il direttore dell’agenzia, William Burns, ha visitato l’Ucraina per la decima volta dall’inizio del conflitto in corso in Europa orientale.

Secondo il quotidiano, le operazioni della Cia in Ucraina risalgono alla fine di febbraio 2014, dopo la fuga dal Paese del presidente Viktor Yanukovych, e hanno consentito tra l’altro di addestrare numerosi specialisti d’intelligence tra i ranghi delle forze armate e delle agenzie di sicurezza ucraine. Tra questi Kyrylo Budanov, attualmente a capo della direzione principale d’intelligence del ministero della Difesa ucraino.

Cosa ci vuole ancora per capire che la guerra in Ucraina è una guerra per procura tra Usa e Russia, innescata dalle operazioni della signora Nuland e da George Soros, regnante Obama, con Joe Biden suo vice e con Hunter Biden che finanziava i bio lab presenti in Ucraina?

L’accusa russa che il figlio del presidente Usa, Hunter Biden, abbia avuto un ruolo nel finanziamento di laboratori di armi batteriologiche in Ucraina attraverso il suo fondo d’investimento Rosemont Seneca ha trovato conferma nelle e-mail contenute nel suo laptop. Le e-mail documentano il suo lavorio per garantire milioni di dollari di finanziamenti a Metabiota, un’azienda californiana contractor del Pentagono, specializzata nella ricerca su malattie che causano pandemie da utilizzare come armi. Dalle mail risulta che Hunter presentò Metabiota a una società di gas ucraina, Burisma, per un “progetto scientifico” relativo a laboratori di biosicurezza in Ucraina.

Il vicepresidente di Metabiota, in un’e-mail inviata a Hunter, nel 2014 evocava progetti per “affermare l’indipendenza culturale ed economica dell’Ucraina dalla Russia”. Le e-mail che tracciano gli interessi di Hunter sono state pubblicate prima sul New York Post -lo stesso tabloid statunitense che parlò per primo, nel 2020, dell’esistenza di questo computer – poi dal Daily Mail.

Come è possibile che Joe Biden possa essere colui che firma e chiude un accordo con Putin? Con quale credibilità?

Questo è il problema all’ordine del giorno di Cia e dei servizi russi che, a quanto pare, stanno trattando.

La rivelazione del New York Times pare essere una sorta di confessione pubblica al fine di rimettere in ordine la credibilità Usa.

E veniamo alla terza carta

E veniamo, finalmente, alla terza carta, ossia alla Nato arlecchino, quella degli accordi tra Kiev, Roma, Parigi, Berlino, ecc.

Premesso che non si sa con quali armi potrebbero intervenire gli europei in caso di un conflitto con la Russia (vien da piangere), pare del tutto evidente che, se non sono delle pagliacciate propagandistiche (cosa possibile date le smargiassate del povero Macron), possono essere il pannicello caldo da mettere sul no all’Ucraina all’ingresso nella Nato e in Europa (dove a parole tutti la vogliono e nei fatti no).

Niente Nato, niente Unione e in cambio una serie di patti di assicurazione da parte di vari Stati che facciano da guardiani per dieci anni a che la Russia non invada ulteriormente l’Ucraina.

Nei prossimi dieci anni la Russia non avrà sicuramente la forza di avviare alcuna guerra e lo stesso dicasi per l’altro contendente belligerante per procura, ossia gli Usa, anche perché, come scrive Dario Fabbri su Domino (2/2024) “la superpotenza possiede molti, troppi altrove”, ossia troppi fronti sui quali è impegnata. Motivo per il quale, come scrive sempre Fabbri, “due anni dopo gli americani intendono surgelare la guerra in Ucraina per darsi alla seduzione di Mosca, da strappare al giogo dei cinesi”.

I paraninfi per sedurre Mosca

Il problema è che per sedurre Mosca è necessario essere credibili e per essere credibili non si può avere in circolazione gli stessi soggetti che hanno fatto disastri per trent’anni, rimangiandosi la parola più volte e con tracotante disinvoltura.

Il nodo della questione sta tutto a Washington, nel Deep State Usa, in un cambio decisivo di amministrazione, nella sostituzione di un presidente inetto e di uno staff clintoniano deleterio.

Saranno in grado gli Usa di sedurre Mosca, per usare le parole di Fabbri?

Se ci stanno provando davvero, gli accordi securitari tra gli Stati e Kiev potrebbero essere le azioni di testimoni e paraninfi (per stare all’etimo originario: nell’antico cerimoniale greco delle nozze, la persona che accompagnava la coppia nuziale alla casa dello sposo).

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui