di Giuseppe Augieri
Il senatore Pellegrino mette in piazza qualcosa che spero non resterà solo come un appunto di cronaca. Per quanto mi riguarda l’unica sorpresa (di questa che Marco Taradasch giudica la più importante rivelazione degli ultimi trent’anni), non sta nel fatto che il potere giudiziario esondò dal suo alveo ed ancora oggi ne è abbondantemente fuori; non nel fatto che nel PCI-PDS vi furono importanti appoggi a questa azione “in contrasto con il disegno costituzionale”; non nel fatto che viene confermato lo scambio tra “protezione giudiziaria al PD” e “licenza di uccidere” ai giudici. Senza avere tutti gli elementi che stanno emergendo, la logica aveva portato alcuni, me tra essi, a dire tutto questo con assoluta certezza già da tempo. Per quanto mi riguarda, per ultimo, anche per contestare che il giusto – ripeto giusto – no al premierato non poteva reggere su inesistenti “limitazioni di potere al Presidente della Repubblica”, argomento tanto caro a Schlein e Conte, ma doveva basarsi sul no all’ulteriore sottrazione di poteri al Parlamento, già stracciati dal “golpe” del potere giudiziario. E dunque doveva dar luogo anche a qualche pentimento.
Negli ultimi tempi, Cirino Pomicino (che ha tirato in ballo anche De Benedetti), la “conversione garantista” di Violante e il “ripensamento” di Di Pietro, avvertivano che qualcosa di eclatante stava per uscire fuori.
Ecco, il mio stupore è che tutto questo sia uscito fuori proprio adesso, a qualche giorno dalla elezioni europee. E sorge in me la stessa domanda che ho visto in alcuni commenti, da quello di Danesi e di Pizzolante sul Nuovo Giornale Nazionale, sul post di Imberti , su piccoli trafiletti su altri giornali: è forse un messaggio che riguarda l’interno del PD quello che è stato lanciato? Si vuole dire cosa, avvertire di cosa. E perché, a chi e verso quale nuovo indirizzo? Insomma, è vero che il peggio della politica di infimo livello, quello della faida interna travestita dall’ “indignarsi”, sta uscendo ancora allo scoperto?
Voglio essere chiaro sino in fondo. La mia domanda in realtà è espressione di una preoccupazione: che, risolte le diatribe interne, la questione ritorni sotto la cenere. E qualche tentativo già lo vedo, leggendo tra le righe della “stampa amica”.
Per quel poco che posso, io cercherò di riproporre tutto questo fino alla noia.
Io voglio sapere se le cose dette sono vere, non più perché ne sono convinto io ma perché sono appurate formalmente.
Io voglio avere conto di quale fosse l’obiettivo finale del potere giudiziario, e quale quello dei vertici dell’allora PDS.
Io voglio che si riscriva, se non la storia come sempre fin qui scritta dai vincitori, ma la realtà dei fatti.
Io voglio la verità.




