Home Opinioni LE RIFORME PIU’ URGENTI E INDIPENSABILI

LE RIFORME PIU’ URGENTI E INDIPENSABILI

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di Giuseppe Augieri
 
Faccio parte del “panel” di alcune società di indagine e tra esse SWG. Tra le domande poste nel più recente sondaggio vi era quella di pronunciarmi sulle più urgenti riforme da realizzare. Riflettendo, mi sono reso conto che le cose da fare per cambiare l’Italia sono talmente tante da sperdersi.
Ho indicato tra le più urgenti quella sulla burocrazia, riforma che è un mio pallino da sempre. Si pensa agli intoppi creati dalla struttura e dalle normative burocratiche come ad un fastidioso insieme di iter: ma non è solo quello. Qualcuno più attento considera la burocrazia una sottrazione di tempo e di risorse alla normale attività e dunque anche un costo per le aziende. E’ vero, ma ancora non è il tutto, anche se esempi eclatanti – ad iniziare dalla burocrazia che vale oltre il 3% dei costi della sanità pubblica – dicono che questo è problema più che grave.
Il grosso, però, sta nella dilatazione dei tempi per la messa a frutto degli investimenti: la burocrazia ritardando la effettuazione delle attività finanziate ritarda il rientro di parte di queste somme – sotto forma di imposizione IVA, IRPES, IRAP – nella casse dello Stato e dunque il loro riutilizzo in ulteriori investimenti “a costo zero” per la finanza pubblica. E la messa in moto degli effetti dell’investimento su un settore verso altri settori, qualcosa di assolutamente gigantesco per l’economia, ritarda ancora di più poiché gli intoppi si ripetono a cascata nei vari settori interessati.
L’econometria, scienza trascurata da troppi, ne disegna il peso sullo Stato. E potrebbe calcolarne il costo per la collettività. Studi della CGIA di Mestre, su dati di Deloitte e di Ambrosetti, parlano di quasi 60 miliardi di costo ma si riferiscono solo ai tempi persi, alle risorse distolte dal lavoro per seguire gli iter burocratici, ai ritardi di avvio della realizzazione delle attività. Peggio dell’Italia solo Romania, Bulgaria e Grecia. Aprire un bar, un’officina o un’impresa edile in Italia può costare fino a 20.000 euro, tra tasse, costi di consulenza e tempo dedicato all’adempimento di procedure amministrative.
Ma questi studi non trattano invece l’incidenza successiva sulle attività correlate a quella finanziata. E sul piano politico si limitano ad osservare che questo costo grava soprattutto sulle piccole imprese, sul Sud, sui cittadini più bisognosi. Forse non si perde solo “moneta”!
In Italia la burocrazia è uno dei più grandi freni alla nascita e allo sviluppo di nuove attività. E inoltre blocca capitali stranieri. Eppure si possono fare salti di qualità incredibili. I due esempi – nel settore delle opere pubbliche e dunque dell’edilizia – rappresentate dalla “ricostruzione” del ponte Morandi a Genova e dalla realizzazione dei lavori di Piazza Pia a Roma, opere realizzate in tempi strettissimi, dicono che già il solo migliorato rapporto tra istituzioni porta vantaggi incredibili. E che comunque qualcosa si può fare e che non è tanto difficile farlo.
Ancora: come sempre in economia dove “tutto si tiene”, poiché una seria riforma burocratica significa snellimento delle procedure e passa per lo sviluppo della digitalizzazione e la standardizzazione dei modelli, affrontare questa riforma significa anche approfondire – e non poco – i contenuto dell’istruzione scolastica, la formazione per il reimpiego della forza lavoro, i criteri di avanzamento delle retribuzioni, l’analisi dei processi interni…..
Un mondo, assente finora nelle prospettive della politica ma anche del sindacato. Varrebbe la pena scoprirlo.

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  • Redazione

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