I TAR (Tribunali Amministrativi Regionali) sono stati istituiti con la legge del 6 dicembre 1971 n. 1034. Essi sono organi di giustizia amministrativa di primo grado, previsti dall’articolo n.125 della Costituzione, che recita: “Nella Regione sono istituiti organi di giustizia amministrativa di primo grado, secondo l’ordinamento stabilito dalla legge della Repubblica – Possono istituirsi sezioni con sedi diversa dal capoluogo di Regione”.
I TAR sono organi di giurisdizione amministrativa competenti a giudicare su ricorsi proposti avverso atti amministrativi da privati che si ritengono lesi in un proprio interesse legittimo. I motivi dell’istituzione dei TAR si riscontrano nella relazione di presentazione del testo avvenuta il 7 ottobre 1970 ad opera dell’on. Roberto Lucifredi, con la seguente efficace e testuale frase: “Non credo, dunque, di esagerare, definendo drammatica e indegna di un popolo dalle luminose tradizioni giuridiche, di cui tanto spesso vantiamo, la situazione in cui attualmente si trova in questo campo, il nostro diritto positivo. Noi legislatori ne siamo responsabili, e tanto più lo saremo, quanto più ritarderemo la nuova disciplina giuridica della materia”.
Dopo oltre 50 anni dalla loro istituzione, è legittimo chiedersi qual’è la situazione attuale della giustizia amministrativa in Italia? La sintetica risposta data da Francesco Giavazzi e Giorgio Barbieri, autori del libro dal titolo “I signori del tempo perso”, è la seguente: “Le paludi della Giustizia Amministrativa”. Infatti, prendendo a riferimento quanto esposto dal Presidente del Consiglio di Stato, il 2 febbraio 2021, è possibile notare che i TAR nel 2020 hanno avuto a che fare con circa 42.049 nuovi ricorsi pervenuti, circa 57.351 definiti e 135.451 pendenti. La verità è quella evidenziata dai citati Giavazzi e Barbieri, nel sostenere che, ormai “i TAR si sono sostituiti al Parlamento nelle materie più disparate: dalla riforma delle banche popolari ai diversi commissariamenti, dai percorsi scolastici ai precari dell’università, dai provvedimenti della Banca d’Italia alla vicenda Uber e agli appalti pubblici”.
Secondo Giancarlo Montedoro, consigliere del presidente Sergio Mattarella, “il processo amministrativo è spesso lo scenario di uno scontro tra mercati e poteri”, con 174 ricorsi al giorno, più di 1.200 a settimana, 64.000 all’anno. Secondo Romano Prodi, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea, l’abolizione dei TAR e del Consiglio di Stato potrebbero favorire la crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) perché “in presenza di un’eterna incertezza, i capitali e le energie umane fuggono dall’Italia verso luoghi nei quali quest’incertezza non esiste”. Ma non c’è solo chi fa ricorso al TAR perché cerca una compensazione. Ormai ci sono imprese che ricorrono al TAR solo perché puntano a ottenere, con il risarcimento danni per l’esclusione da un lavoro, più di quanto avrebbero guadagnato realizzandolo. “C’è stata una grande impresa cui, per una infrastruttura al Nord, è stato riconosciuto un risarcimento danni di 21 milioni di euro, ha spiegato Raffaele Cantone, presidente Anac, ” la domanda allora è: “perché mai dovrei mettere a terra un solo mattone se posso intascare 21 milioni di euro senza fare nulla”?
Il più importante centro di potere della giustizia amministrativa si trova a Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, magistratura di ultima istanza per tutte le controversie fra cittadini e pubbliche amministrazioni: in questo palazzo si decide tutto, dalle grandi opere pubbliche alla liceità delle ganasce fiscali. Non c’è altro giudice che abbia uno spettro di competenze tanto vasto e, se possibile, di tale peso economico e sociale.
Per avere una idea di quanto grande sia il potere del Consiglio di Stato basti pensare che da lì arrivano le figure chiavi di molti organismi e istituzioni dello Stato. Una dimostrazione del potere esercitato dal Consiglio di Stato si è vista nel dicembre del 2016 quando, a distanza di quasi due anni dal provvedimento che imponeva alle banche popolari la trasformazione in società per azioni, i giudici di Palazzo Spada hanno accolto i dubbi sulla costituzionalità di alcuni punti della legge del marzo 2015 (governo Renzi) ribaltando anche un precedente parere del TAR.
Ecco perché è difficile riformare la Pubblica Amministrazione in Italia, come si è visto anche con la riforma Madia, quella che prevedeva il licenziamento anche degli alti burocrati, quelli che hanno “il timore della firma” anche in presenza dello “scudo penale”.
In Italia, ormai, tutto si risolve rivolgendosi al TAR e poi al Consiglio di Stato.
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