
Scriveva qualche giorno fa Repubblica che alla Sala della Regina della Camera dei deputati si è radunato, il 30 gennaio, “il gotha della sinistra italiana, presente e passata, per farsi dire in faccia da Giuseppe Conte che lui, ad allearsi con la sinistra non ci pensa proprio”.
Se le parole hanno un senso e anche la logica (ormai merce rara nell’Occidente woke) Giuseppe Conte non è la sinistra.
E allora cosa è?
Per capire cosa accade nell’opposizione al Governo di centro destra è necessario partire dalla sacrestie, perché è lì che si trova il segreto dell’opposizione di sinistra e anche di quella di Conte, che un tempo era il M5S di Beppe Grillo (quello del waffa) e oggi è un wafer.
Dicesi wafer, chiamato anche fru fru nell’Italia centro-meridionale, un biscotto formato da due o più cialde sovrapposte e inframezzate da uno strato di crema solida a base di cioccolato, vaniglia o altri ingredienti che fanno da collante.
Nel wafer pentastellato, tra le cialde di un populismo alla masaniello e di una contestazione generica qualunquista, c’è la base collante del doroteismo.
La metamorfosi da waffa a wafer è stata pensata, con indubbia sapienza strategica, nel pensatoio di Villa Nazareth, dove l’attuale segretario di Stato del Vaticano, Pietro Parolin , ha educato Giuseppe Conte, che è uno dei distillati di un sistema educativo che educa le migliori menti per indirizzarle a occuparsi della cosa pubblica.
“La missione di Villa Nazareth – si legge nel sito dell’istituzione – è scoprire e favorire lo sviluppo dei talenti in studenti dotati di intelligenza e con scarsità di mezzi economici, per formarli ad assumere la responsabilità dei doni ricevuti, restituendo il frutto dei talenti nel servizio degli altri”.
Villa Nazareth è stata fondata dal cardinale Achille Silvestrini, europeista, diplomatico, segretario dei cardinali Tardini (Segretario di Stato) e Cicognani (Segretario di Stato), collaboratore del cardinale Agostino Casaroli (Segretario di Stato) ai tempi dell’Ostpolitik di Paolo VI.
Al cardinal Domenico Tardini è intitolata l’Associazione Comunità che opera all’interno di Villa Nazareth.
Achille Silvestrini è stato parte della “Mafia di San Gallo”, così definita dal cardinale belga Godfried Daneels, che ne fu uno dei più assidui frequentatori.
Chiamati a raccolta da monsignor Ivo Fürer e guidati dal cardinale arcivescovo di Milano, il gesuita Carlo Maria Martini, in quel di San Gallo (primo incontro nel 1996) si sono ritrovati oltre a Carlo Maria Martini, Paul Vershuren (Helsinki), Jean Felix Albert Marie Vilnet (Lilla), Johann Weber (Graz), Walter Kasper (Stoccarda), Kerl Lehmann (Magonza) e, successivamente: Gofried Daneel (Bruxelles), Adriannus Herman von Luyn (Rotterdam), Cormac Murphy O’Connor (Westminster), Joseph Doré (Strasburgo), Alois Kothgasser (Innssbruk), Achille Silvestrini (Curia romana), Ljubom Huzar (Leopoli), José Policarpo (Lisbona).
Gli incontri sono stati rivelati nel 2014 e descritti nel 2015 da Daneels.
Daneels, infatti, rivelò di aver fatto parte di un gruppo, da lui chiamato “Mafia di San Gallo”, riunitosi per spingere Benedetto XVI a dimettersi e sostituirlo con il cardinale Jorge Mario Bergoglio, cosa avvenuta il 13 marzo 2013.
A cose avvenute, Daneels ha svelato il gioco.
Il gesuita Carlo Maria Martini, con un gruppo di alti prelati, ha, dunque, messo in moto una gruppo che ha portato a regnare in Vaticano l’attuale papa, anch’esso gesuita, il cui Segretario di Stato è uno degli educatori di Villa Nazareth, istituzione fondata dal cardinale Achille Silvestrini, componente di punta della “Mafia di San Gallo”.
E’ del tutto evidente che a Villla Nazareth si educano e si distillano uomini che sono in formazione nelle sacrestie vaticane, le quali, allo stato attuale dei fatti, sono gestite da chi è stato eletto dalla “Mafia di San Gallo”, come ammesso dal cardinale Daneels.
La Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth (Villa Nazareth) è stata frequentata da personaggi importanti del potere politico italiano, come Oscar Luigi Scalfaro, Romano Prodi, Leopoldo Elia, Enrico Letta, Sergio Mattarella.
In buona sostanza, dalle parti di Villa Nazareth è passato gran parte del personale politico democristiano ed è pertanto comprensibile che Giuseppe Conte non si consideri di sinistra, in quanto la sinistra è oggi rappresentata dal Pd che obbedisce ad un’altra sacrestia, non lontana da quella romana, ma diversa, come lo erano le correnti della Dc. Il Pd, peraltro, ha inglobato una parte di riferimenti fabiani, sorosiani, radical chic e, con l’attuale segretaria è sul confine del precipizio, avendo perso ogni collegamento con la realtà.
Realtà che Giuseppe Conte, invece, conosce e interpreta, con un doroteismo alla Antonio Gava.
L’altra sacrestia da guardare per capire è quella dehoniana bolognese.
Scrive, in proposito, Sandro Magister (su www.chiesa.espressonline.it) : “A Camaldoli, ogni inizio d´estate, a partire dal 1998, gli intellettuali cattolici progressisti tengono convegno a porte chiuse. Organizza gli incontri la rivista “Il Regno”, dei religiosi dehoniani di Bologna.
Al primo di questi incontri una delle relazioni introduttive fu tenuta da Giovanni Bazoli. Titolo: «Ispirazione cristiana e valori in un´economia libera e solidale». Fu da questo humus che nacquero la candidatura di Romano Prodi e l´operazione Ulivo. E sempre da questo circuito intellettuale, dopo la defenestrazione di Prodi, nacque l´idea di fare il bis con un nuovo leader cattolico per l´intera sinistra: Giovanni Bazoli. Idea che fece breccia anche nella sinistra laica. Nella prima metà del 2000, in assenza di una disponibilità di Bazoli, il nome magico sussurrato a sinistra, specie tra i Ds, divenne quello di un altro banchiere cattolico: il governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio. Fu il lancio della candidatura di Francesco Rutelli a chiudere temporaneamente il gioco. E anche questa candidatura germinò in quel di Camadoli”.
Siamo in un’altra sacrestia: quella di Camaldoli.
Qui, nell’eremo frequentato da uomini della sinistra.
Scrive sempre Sandro Magister: “l’Espresso del 10 agosto 2000 ha stampato la seguente noticina: Camaldoli, coi suoi monaci, è appuntamento fisso di tanti uomini politici. Cattolici ma anche no. I leader intellettuali dell’ultrasinistra comunista Pietro Ingrao, Rossana Rossanda e Mario Tronti prediligono l’eremo camaldolese di Monte Giove, sopra Fano. A fine agosto e ai primi di ottobre sono attesi per due seminari dello spirito: il secondo sul tema: Eretici di ieri, eretici di oggi. Tra i relatori in cartello, oltre a Tronti, ci saranno anche Giacomo Marramao e il vaticanologo del Manifesto, Filippo Gentiloni. Tireranno le fila i monaci Alessandro Barban, priore di Fonte Avellana, e Benedetto Calati, il vegliardo, amatissimo dai suoi ospiti. Niente conversioni. Ma Tronti spesso va a sentir messa dai camaldolesi di San Gregorio al Celio, a Roma”.
Sandro Magister ricorda anche “un ghiotto articolo apparso su l’Espresso del 14 gennaio 1996 col titolo Frate Ingrao da Lenola, corredato da un’intervista a Mario Tronti. L’articolo è il seguente: «Bettino Craxi riuniva i suoi alla certosa di Padula. Massimo D’Alema se li è portati in dicembre a quella di Pontignano. ‘Che è la certosa più brutta d’Italia’, taglia corto Rossana Rossanda, fondatrice del Manifesto, quotidiano comunista. Lei ha buone ragioni per intendersene. Da sei anni non ne perde uno, di appuntamenti al suo prediletto eremo di Monte Giove. E con lei Pietro Ingrao e Mario Tronti. E’ questo terzetto lo zoccolo duro della sinistra certosina autentica. Loro mica gradiscono gli ex conventi trasformati in albergo. A Pontignano se ne sono stati in disparte, ‘solitari, malinconici’, Ingrao addirittura ‘cupo e temporalesco’. Loro amano i monasteri veri, con tanto di monaci in carne ed ossa. Vanno a Monte Giove, ultima gobba dell’Appennino sopra Fano; a Camaldoli, sui monti del Casentino; a San Gregorio al Celio, nel cuore della Roma monumentale. Sempre dai benedettini camaldolesi».
Non è difficile capire, a questo punto, per quale motivo si sia costituito l’Ulivo con la benedizione dei dehoniani e dei camaldolesi.
L’Ulivo è stato fondato da Romano Prodi, Massimo D’Alema e Francesco Rutelli e dall’Ulivo è nato il Pd.
C’è, infine, una comunità che è il riferimento del cardinale Matteo Zuppi (presidente Cei), vicino a Romano Prodi, ed è quella di sant’Egidio.
“Sant’Egidio – si legge sul sito della Comunità – è nata nel 1968, all’indomani del Concilio Vaticano II, per iniziativa di Andrea Riccardi in un liceo del centro di Roma. Con gli anni è divenuta una rete di comunità che, in più di 70 paesi del mondo, con una particolare attenzione alle periferie e ai periferici, raccoglie uomini e donne di ogni età e condizione, uniti da un legame di fraternità nell’ascolto del Vangelo e nell’impegno volontario e gratuito per i poveri e per la pace”.
Dal 1989 la Comunità è riconosciuta dalla Santa Sede come Associazione Pubblica Laicale della Chiesa ed è, praticamente, il vero strumento relazionale internazionale del Vaticano.
Cosa ci stia a fare Elly Schlein in questo contesto sarebbe difficile da capire se non ci fosse a farci luce il papa eletto dalla “Mafia di San Gallo”, il quale ha sposato le logiche green e climatiche del capitalismo finanziario, l’appoggio alle Ong dei migranti finanziate da Soros e ha seminato zizzania all’interno della Chiesa con le varie esternazioni relative alla materia sessuale (millenario tormentone ecclesiastico fin dai tempi di San Paolo).
Nell’opposizione al centrodestra non c’è nulla che abbia a che fare con il socialismo, la socialdemocrazia, quella che una volta era la sinistra. Le opposizioni sono nate e cresciute in sacrestia ed è nelle sacrestie e in quanto avviene all’interno delle sacrestie che bisogna mettere il naso, tra gli effluvi di incenso e di profumo di candele, per capire cosa sta avvenendo, cosa bolle in pentola.
Ed è tra l’incenso e il profumo delle candele che si capisce il motivo per il quale Giuseppe Conte, giovane di talento distillato da Villa Nazareth, si ritiene non di sinistra.
Le opposizioni ci sono, ma a sacrestie separate. Ogni sacrestia fa a sé.





