
di Savino di Scanno
Dal greco “oligoi” inteso come”pochi” ed “arche'” inteso come “comando, potere, governo” per oligarchie si intendono il governo come “potere nelle mani di pochi”. Tema affascinante della società umana che in antichità ha impegnato personalità del pensiero come Platone ed Aristotele e nell’ epoca moderna e contemporanea filosofi e pensatori come Mosca, Pareto, Michels, Aron edo ovviamente altri.
Nella antica Grecia erano sinonimo di aristocrazia, ai giorni nostri sinonimo di élite, da non confondersi con le “forme di governo” come monarchie o democrazie in quanto mera espressione del potere reale.
Volendo riferirci all’Italia la Costituzione disegna l’architrave sociale definendo la struttura giuridica come ordinamento riconoscendo nel Parlamento la massima espressione della volontà popolare. Quindi in linea di principio chi governa con il mandato popolare, mediante una maggioranza parlamentare nei fatti dovrebbe governare.
Ma non è così. Considerando che lo Stato e quindi le varie amministrazioni pubbliche garantiscono il sostentamento economico a una consistente numero di cittadini con il pagamento degli stipendi indipendentemente dal livello di efficienza espresso, che non ricomprende una professionisti, lavoratori autonomi, Pmi che sopravvivono cercando di organizzarsi. Il che implica una sorta di consorteria che ricerca il conseguimento di privilegi, tra i quali forti disparità retributive, che offende i meriti professionali e implica nella realtà la creazione, anche informale, di “oligarchie” più forti del potere rappresentativo.
Un essempio viene offerto dall’andamento dei concorsi pubblici “viziati ab origine” da pressioni clientelari che durano fino a fine carriera. Come pure la selezione di dirigenti ma anche di professionisti asserviti a tali dinamiche come imprenditori ed aziende completamente compromesse.
Ogni forza politica che raggiunge il potere deve fare i conti con tali dinamiche come questo governo, che puntualmente ha confermato tutta la dirigenza di Stato preesistente. Quindi sono oligarchie la magistratura, le amministrazioni finanziarie comprese le banche, la formazione universitaria, la sanità ed a seguire fino all’ ultimo ente di provincia.
La presenza delle oligarchie di per sé non deve essere vissuta come un limite in quanto in una società sana definisce cosi’ un “bilanciamento di poteri” idoneo a garantire un corretto funzionamento del sistema pubblico e privato, ma a monte la politica parlamentare dovrebbe governare le varie strutture e non esserne ostaggio.
Oggi un direttore generale di un ministero conta più di un ministro perché la macchina che governa la ha creata lui con i meccanismi di reclutamento e gestione tipiche di realtà che definire socialmente “coptose” potrebbe sembrare un eccesso. Comunque chi quotidianamente si confronta con il lavoro paga sulla propria pelle in un modo o nell’altro questo sistema.
Negli ultimi anni oltre 6 milioni di italiani hanno abbandonato il Paese e si ha motivo di credere che il fenomeno avrà un ulteriore seguito. La questione è di metodo ma è in fondo anche culturale. La Storia si ripete sempre ed oggi all’orizzonte è in arrivo la oligarchia della IA, dalla quale neanche i libri ci potranno difendere.





