Per la sinistra la proprietà è un furto. Soprattutto se hai una casa sfitta
Ecco così arrivare la proposta di requisizione – manco a dirlo – da AVS, partito che nelle sue fila annovera campioni del pensiero in libertà come Ilaria Salis, Angelo Bonelli e che ha portato in Parlamento anche Aboubakar Soumahoro, il marito inconsapevole con gli stivali infangati e il pugno chiuso.
Requisizione temporanea, precisano. Ma si sa che in Italia non esiste nulla di più definitivo del temporaneo.
La ricetta è semplice, nel suo delirio. Censire tutte le case sfitte di Firenze, comune pilota. Convocare i proprietari e chiedere spiegazioni sul perché non affittino. Concedere novanta giorni per rimediare.
Se il proprietario non obbedisce, requisire l’immobile e assegnarlo a chi pare al Comune, a un canone deciso dal Comune. Lo Stato si prende le chiavi di casa tua, decide lui l’inquilino e decide lui il prezzo. Se non è esproprio, la lingua italiana ha smesso di funzionare.
Vincenzo Pizzolo, consigliere AVS e vicepresidente del Consiglio Comunale di Firenze, non si è neppure preoccupato di mascherare la sostanza.
In Commissione Sviluppo ha dichiarato che il suo gruppo è favorevole alla requisizione e che a livello parlamentare hanno già presentato una proposta di legge. Chiaro, limpido, stalinista.
D’altra parte la coerenza non manca. Stiamo parlando del partito che ha candidato e difeso Ilaria Salis, paladina delle occupazioni abusive.
La progressione logica è impeccabile: prima si giustifica chi ti entra in casa senza permesso, poi si chiede allo Stato di farlo direttamente con un timbro e un protocollo. L’occupazione abusiva diventa servizio pubblico. Cambia solo l’intestazione della lettera.
Ma il dato politicamente più grave non viene da AVS. Viene dal Partito Democratico.
Il capogruppo del PD fiorentino non ha respinto la proposta. Non ha detto “siete fuori di testa”. Ha detto che è disponibile a discuterne. Ha rilanciato l’idea del censimento. Ha parlato di “incentivi e penalizzazioni”.
Tradotto dal politichese: prima la carota, poi il bastone, poi la requisizione. È il metodo della rana bollita applicato al diritto di proprietà.
La sindaca Funaro, pressata da mezza Firenze, si è affrettata a prendere le distanze: “Sono contraria alle requisizioni”. Ha però confermato il censimento.
Il che equivale a dire: non ti portiamo via le chiavi, per ora vogliamo solo sapere quante serrature ci sono.
Intanto l’ala schleiniana del PD, quella della segretaria nazionale, non ha chiuso affatto la porta.
D’altra parte fidarsi delle posizioni del PD richiede una certa dose di ingenuità.
Questo è il partito che ha sostenuto per anni la separazione delle carriere dei magistrati, l’ha messa in programma, l’ha rivendicata nei convegni. Poi il governo Meloni l’ha attuata e di colpo è diventata un attacco fascista alla Costituzione.
Stessa riforma, stesse norme, stessa Carta: cambia il governo e cambia la posizione. Chi garantisce che il “no” della Funaro alle requisizioni non segua lo stesso percorso?
Oggi è contraria perché la proposta viene dalla sua stessa maggioranza ed è imbarazzante. Domani, se il vento cambia, il censimento avrà già fornito gli indirizzi.
Ma al di là delle giravolte del PD, c’è un problema che nessuna dichiarazione risolve. L’articolo 42 della Costituzione riconosce e garantisce la proprietà privata.
La requisizione esiste nel nostro ordinamento, certo, per calamità naturali, epidemie, emergenze di ordine pubblico.
Ma la carenza di alloggi a Firenze non è un terremoto. Non è un’alluvione. È il risultato di trent’anni di mancata edilizia popolare, di piani urbanistici fallimentari, di burocrazia che strangola chi vorrebbe costruire.
Se non hai costruito case popolari per tre decenni non puoi prenderti quelle degli altri e chiamarla solidarietà o inclusione.
Il paradosso economico, da solo, smonta l’intera operazione.
Se annunci che lo Stato potrebbe requisire un immobile sfitto, il proprietario non corre ad affittarlo. Fa esattamente il contrario: vende, sposta il capitale altrove, oppure tiene l’immobile in un limbo giuridico che lo rende formalmente non disponibile.
La minaccia di requisizione non allarga il mercato: lo contrae. Lo prosciuga. Ogni paese che ha tentato questa strada ha ottenuto meno case sul mercato, non di più.
Ma pretendere che la sinistra conosca le basi dell’economia è come pretendere che un vegano sappia cucinare una bistecca alla fiorentina.
E poi c’è la china. Perché se oggi requisisci la casa sfitta del “grande proprietario” – e chi decide la soglia? due case? tre? – domani toccherà al piccolo proprietario che ha ereditato il bilocale della nonna e non riesce ad affittarlo, perché deve ristrutturarlo. E dopodomani?
Dopodomani arriva la collettivizzazione sovietica. Non è un’iperbole. È la conseguenza logica del principio.
Se lo Stato può decidere che il tuo immobile sfitto va messo a disposizione della collettività, perché fermarsi lì?
Siete moglie e marito, avete quattro stanze e nessun figlio? Due bastano, le altre servono a qualcuno che ne ha più bisogno.
Hai un garage che usi come deposito? Potrebbe diventare un alloggio per l’emergenza abitativa. Il giardino è troppo grande per una sola famiglia? Qualcuno potrebbe farci un orto sociale.
Sembra una caricatura? Lo sembrava anche la requisizione degli immobili sfitti, fino a maggio scorso. Poi Pizzolo l’ha detta in Commissione e il PD ha risposto “ne parliamo”.
In politica la distanza tra l’impensabile e il possibile si misura in una sola legislatura.
La verità è che per una certa sinistra la proprietà privata non è mai stata un diritto. È una colpa. Qualcosa di cui vergognarsi, da giustificare, da mettere a disposizione di chi non l’ha costruita.
Chi ha lavorato, risparmiato, investito, pagato mutuo e tasse diventa il nemico. Chi ha comprato casa con i sacrifici di una vita diventa un privilegiato da punire.
Non si risolve l’emergenza abitativa espropriando i cittadini. Si risolve costruendo, semplificando, incentivando.
Ma questo richiede competenza, visione e fatica. Molto più facile prendersela con chi ha una casa in più. Molto più facile requisire che governare.
Proudhon almeno aveva il coraggio di dirlo apertamente: la proprietà è un furto.
AVS ci gira intorno con le “requisizioni temporanee” e i “censimenti”. Ma la direzione è la stessa. E il PD, che dovrebbe essere il partito della Costituzione, dice no con la bocca e sì con il censimento.
Chi ha una casa sfitta a Firenze è avvisato. Oggi arriva l’addetto al censimento. Domani il requisitore.
Dopodomani verrà qualcuno a misurare i metri quadri del salotto. Per il bene comune, naturalmente.





