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LE ELEZIONI EUROPEE AGITANO I PARTITI

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di Gianvito Caldararo

Diceva Andreotti, che a “pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”. Le elezioni europee si avvicinano e un pò tutti i partiti e movimenti vanno alla ricerca di appuntarsi le medaglie, per meglio conseguire risultati positivi alle prossime elezioni europee. Salvini, da tempo, è riuscito ad appuntarsi la medaglia del Ponte sullo stretto e la proposta della pace fiscale. Forza Italia è riuscita, dopo la perdita di Berlusconi, a dotarsi della medaglia della riduzione delle tasse sulle tredicesime e sui premi di produzione. Le minoranze, con il famoso campo largo, hanno coniato la medaglia del “Reddito minimo”, costringendo il Governo a presentare una sua proposta e prendere le decisioni al prossimo mese di settembre.
Quando Giorgia Meloni, si è resa conto che gli sbarchi aumentano e l’immagine del governo, anche per il caso Santanché, inizia a registrare qualche flessione nei sondaggi, ecco avanzare la proposta, piaciuta a oltre il 90% degli italiani, della tassazione degli extraprofitti delle odiate banche. Un vero e proprio “colpo di scena”, al quale si sono accodati tutti, maggioranza e opposizione, ad eccezione, ad onor del vero, della sola Italia Viva di Renzi.
La misura però ha subito critiche a livello internazionale, anche per il modo di come è stata assunta, cioè senza il coinvolgimento, come avvenuto in Spagna, del sistema bancario e senza la minima consultazione con la Banca d’Italia. Una misura che non può dirsi di un Paese liberale, di un Paese ad economia di mercato, ma tipicamente da Paese ad economia dirigista, cioè con il pesante intervento del Governo e quindi di uno Stato interventista o di statalismo.
La modalità assunta può anche comportare delle conseguenze sul futuro dell’economia. Viene paventato il pericolo di “una stretta creditizia” (credit crunch), cioè la restrizione dell’offerta creditizia alla clientela, in primis alle imprese, in presenza di una potenziale domanda di finanziamenti insoddisfatta.
Abbiamo assistito anche ad una confusa comunicazione, specie quando si è parlato del limite massimo da adottare. In principio si è parlato del 25% del patrimonio netto, per poi giungere all’0,1% del totale dell’attivo. La comunicazione nel sistema creditizio riveste una importanza fondamentale, attesa la sua sensibilità e le vaste complicazioni che possono scaturire da una errata comunicazione, che deve essere sempre chiara, trasparente e ben motivata.
La misura conta di portare nelle casse dello Stato circa 2 miliardi di euro, meno dei previsti 5 miliardi iniziali. Una cosa è stata la misura applicata alle imprese costruttrici di energia, diversa è quella applicata alle banche, che nonostante la carente fiducia di cui godono, sono un ingranaggio molto importante per il sostegno alla economia del Paese.
Nei prossimi giorni verificheremo le ulteriori valutazioni e giudizi che scaturiranno dai diversi soggetti istituzionali e dagli operatori bancari, senza mai dimenticare che un terzo del nostro debito è in mano a istituzioni estere, che possono decidere di fare il bello e il cattivo tempo. Le banche non sono ben viste, ma rappresentano il motore dell’economia e l’Italia, anche per garantire la sostenibilità dell’enorme debito, deve avere una crescita più consistente e ampia. E il sistema bancario è fondamentale per tale crescita e per il sostegno al mondo delle imprese italiane e per concorrere all’aumento degli investimenti dall’estero. Per il bene dell’Italia auguriamoci che il tutto vada per il verso giusto.
 
 

 

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  • Redazione

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