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L’asse Pechino – Pyongyang e il nuovo equilibrio dell’Asia

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asse Pechino - Pyongyang

La penisola coreana sta tornando a essere uno dei principali punti di frizione del nuovo ordine multipolare

La visita di Stato di Xi Jinping in Corea del Nord, prevista dall’8 al 9 giugno su invito di Kim Jong Un, non rappresenta soltanto un evento diplomatico, ma il segnale che la Cina sta ridefinendo apertamente il proprio sistema di alleanze strategiche nell’Asia – Pacifico mentre il mondo entra in una nuova fase di polarizzazione geopolitica.

Pechino sceglie di rilanciare il rapporto con Pyongyang nel momento esatto in cui gli Stati Uniti concentrano attenzione militare e diplomatica su tre fronti simultanei: Ucraina, Medio Oriente e Indo-Pacifico.

La tempistica della visita non appare casuale. E, forse, non è casuale neppure che tutto questo avvenga mentre Volodymyr Zelensky apre improvvisamente alla possibilità di un contatto diretto con Vladimir Putin senza mediazione americana.

Le due mosse appartengono infatti allo stesso scenario strategico, la progressiva dispersione della capacità di controllo statunitense su più teatri contemporaneamente.

La Corea del Nord è oggi molto più di uno Stato isolato o di un problema nucleare regionale. È diventata una piattaforma geopolitica avanzata all’interno del nuovo equilibrio eurasiatico che si sta formando tra Cina, Russia, Iran e sistemi politici ostili all’ordine occidentale.

Xi Jinping sa che il vero obiettivo americano nel Pacifico è il contenimento della Cina. Per questo Pechino considera la stabilizzazione del regime nordcoreano una priorità strategica assoluta.

Pyongyang costituisce una zona cuscinetto fondamentale tra la Cina continentale e il sistema militare statunitense presente in Corea del Sud, Giappone e Pacifico occidentale.

Dietro la visita si intravede un disegno molto più ampio. La Cina sta costruendo progressivamente una rete di profondità strategica che unisce Mar Cinese Meridionale, Taiwan, penisola coreana, Artico russo e corridoi energetici eurasiatici.

In questo schema, la Corea del Nord svolge tre funzioni decisive, pressione militare indiretta sugli Stati Uniti, destabilizzazione permanente del fronte indo-pacifico e capacità di assorbire parte delle risorse strategiche americane lontano da Taiwan.

Non è un caso che il viaggio di Xi arrivi mentre Washington rafforza i rapporti trilaterali con Giappone e Corea del Sud. Pechino interpreta quell’asse come una versione asiatica della NATO.

Per questo, la risposta cinese non è soltanto economica o commerciale, diventa geopolitica e militare.

L’incontro Xi-Kim potrebbe inoltre accelerare la cooperazione tecnologica e industriale tra i due Paesi, specialmente nei settori dual use, logistici ed energetici. E, soprattutto, potrebbe consolidare un nuovo triangolo strategico con Mosca.

Negli ultimi mesi la Corea del Nord è diventata un attore sempre più rilevante anche nel conflitto ucraino, attraverso forniture militari, cooperazione industriale e relazioni crescenti con la Russia.

La visita di Xi suggerisce che Pechino non intende lasciare a Mosca il monopolio dell’influenza su Pyongyang. In altre parole, la Cina sta evitando che la Corea del Nord si trasformi esclusivamente in una dipendenza strategica russa. Ma il messaggio più importante è forse un altro.

Mentre l’Occidente continua a leggere la Corea del Nord come una crisi regionale, Pechino la considera, invece, parte integrante della futura architettura di sicurezza asiatica. Questo cambia completamente la prospettiva.

La penisola coreana non è più soltanto una frontiera congelata della Guerra Fredda. Sta tornando a essere uno dei principali punti di frizione del nuovo ordine multipolare.

E la visita di Xi Jinping a Pyongyang indica che la Cina non si prepara semplicemente a competere con gli Stati Uniti, si prepara a organizzare un proprio sistema di alleanze strategiche alternative all’ordine occidentale.

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