
di Marco Pugliese
La Francia è in guai seri, ricorda la Grecia: deficit/PIL vicino al 5%, una crescita economica debole e un rapporto debito/PIL che si avvia a sfondare il 112%. Una situazione grave, resa evidente dai rendimenti degli OAT francesi (i titoli di Stato), che ormai sono paragonabili a quelli della Grecia.
Perché non si parla della Francia? Se fosse un altro Paese, con rendimenti così alti e conti così deteriorati, sarebbe già sotto attacco. Ma con Christine Lagarde alla guida della BCE, la Francia riceve un trattamento speciale.
Ecco come: mentre l’Italia subisce riduzioni per oltre 16 miliardi nei titoli BCE, la Francia viene quasi risparmiata con soli 589 milioni di tagli. Questo aiuta Parigi a evitare ulteriori pressioni sul mercato e a guadagnare tempo, scaricando il problema sull’Eurozona. L’esempio pratico: i titoli di Stato
Quando la BCE vende titoli italiani in grandi quantità, il loro valore scende e i rendimenti (cioè gli interessi che l’Italia deve pagare) salgono. Il risultato? Per finanziare il proprio debito, l’Italia deve spendere molto di più, sottraendo risorse a investimenti e servizi pubblici.
In Francia, invece, il mercato non è inondato di vendite da parte della BCE. Gli OAT francesi (i titoli di Stato) restano più stabili, anche se già sotto pressione per conto loro. Parigi riesce così a evitare un’escalation nei tassi di interesse, continuando a gestire il debito senza immediate difficoltà.
Scaricare il problema sull’Eurozona
La vera questione è che questo trattamento privilegiato della Francia non elimina il rischio. Parigi sta affrontando un deficit che supera il 5% del PIL, una crescita economica modesta e un debito in aumento verso il 112% del PIL. Le sue difficoltà sono solo rimandate, non risolte. E mentre la Francia guadagna tempo, l’intera Eurozona rimane vulnerabile: i problemi di un Paese come la Francia, se esplodono, possono avere un effetto domino sull’intero sistema.
Ma qual è il prezzo? In una crisi, nessuno Stato è al sicuro: basta una crisi bancaria, un disastro naturale o l’impossibilità di approvare un bilancio per destabilizzare l’intero sistema. La Francia ha rinunciato alla sua autonomia con la Banque de France e ora dipende dalla BCE, che non interviene direttamente per calmierare i rendimenti. Ma invece di affrontare il problema, sembra che la Lagarde stia guadagnando tempo per il suo Paese, mettendo a rischio la credibilità dell’Unione.
Se l’Italia nel 2011 pagò il prezzo dell’austerità imposta dall’esterno, oggi la Francia sembra sfuggire alle stesse regole, con la BCE che fa da scudo. Ma a che costo per l’Eurozona? Prima o poi, il conto arriverà per tutti e sarà salatissimo…





