Home Opinioni LA VIOLENZA CHE MOLTI NON PERCEPISCONO E CHE TANTO MENO COMPRENDONO

LA VIOLENZA CHE MOLTI NON PERCEPISCONO E CHE TANTO MENO COMPRENDONO

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di Giuseppe Augieri

Al di là dell’attentato contro il primo ministro slovacco Robert Fico, sarebbe bene anche volgere lo sguardo sulle nuove aggressioni di impronta politica che si sono verificate in Germania e in Francia. Più “modestamente” – nel senso di meno gravi dal punto di vista dell’illegalità, ma non esenti da questo vizio – lo sguardo sulle intolleranze di vario genere che si stanno verificando anche in Italia. E la cui giustificazione assume sempre più i connotati di un ideologismo che abbiamo già pesantemente patito.
Sostengo da tempo che questo clima è alimentato dalla violenza dei rapporti in politica, così come dalla violenza verbale contenuta in tantissime informazioni. Che in realtà sono opinioni e non fatti, dunque un riportare non necessario della violenza. Aumenta il timore di una nuova spinta alla polarizzazione tra i partiti, in un contesto dominato dall’incertezza provocata dalla debolezza economica, dalle gravi ineguaglianze sociali e dalla perdurante guerra in Ucraina. Vale per tutta Europa: così in Italia.
Lo sguardo corre alle tensioni della Repubblica di Weimar: certo, il “contesto” è diverso. Ma possiamo dirlo con certezza anche riguardo al substrato culturale? Il no di un secolo fa degli integralisti del nazionalismo ad ogni forma di moderazione – oggi potrebbe paragonarsi con il no degli ideologismi più radicati ad ogni forma di dialogo e di mediazione. C’è un seme in comune. Va reso consapevole in tutti.
Per ora, la questione è visibile – ma con assoluta chiarezza – sui mass-media e sui social; e soprattutto su questi ultimi. La virulenza del confronto, che nega anche l’innegabile; che strumentalizza, deformandola, ogni realtà; che si gloria dell’insuccesso del contraddittore ormai dichiaratamente “il nemico” anche quando quell’insuccesso lo si paga tutti – trasuda violenza in ogni passaggio. Ho letto cose che mi fanno rabbrividire.
Tutto questo si sta travasando sulle generazioni più giovani: ed è qui il maggior pericolo. Soffia di fortunale su un mare già agitatissimo che non vede in lontananza il ritorno allo zefiro perché non vede proposte degne di tale nome. Al contrario, vede altre tempeste e forse ancora peggiori di quelle che si vivono: futuri dipinti a tinte fosche da entrambi gli schieramenti criminalizzando idee altrui, presentate come prospettive di sfascio.
Tutto con violenza. Tutto in maniera asfissiante.
Ma di asfissia si muore.
 

 

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  • Redazione

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