
La fonte dei sentimenti risiede in due variabili fondamentali: gioia e dolore. Nel bambino come nell’adulto. Sentimenti basilari dell’umano sentire, da cui nascono note positive e negative, origine di moti d’animo generatori d’infinite sfumature.
Il pianto è espressione che annuncia il venire alla luce di una nuova vita e assume i più profondi e variegati significati in età matura, in un’infinita gamma di sensazioni, dalla felicità, alla gioia, alla sofferenza, un’identica manifestazione, differenti denominatori, a costituire il mistero dell’animo umano.
In età adulta non si piange per capricci, come un bambino che si dispera per la fuga in cielo di un palloncino colorato, ben più serie e profonde sono le motivazioni.
Il pianto può essere sintomo di fragilità o di forza, gli opposti, come sempre, hanno sostanziali punti di contatto.
È forza psicologica nella donna, segno di coraggio, di esternare un intimo sentimento con sincerità d’animo, invece, debolezza nell’uomo.
Nell’assistere ad un evento reale, una rappresentazione teatrale, cinematografica, si può essere colti da “un certo un non so che…” alla bocca dello stomaco, una strana sensazione, commozione che conduce lo spettatore al pianto, sollecitando i più reconditi sentimenti.
La specie umana, unica sul Pianeta Terra, è dotata della facoltà del riso e del pianto, unendosi al proprio simile in un abbraccio d’amore, d’amicizia, comprensione. Atteggiamento psicologico condiviso con alcune specie animali monogame, dai comportamenti simil-umani, come il gorilla, dedite alla cura della propria famiglia.
Anche nel mondo vegetale esiste la partecipazione affettiva tra simili e verso colui che si prende cura del loro benessere. È scientificamente provato che le piante siano sensibili alle carezze e alle cure di chi le accudisca amorevolmente.
Le persone amano la compagnia, atteggiamento che amministra il nostro spirito e induce a cercare “l’anima gemella”, eccezion fatta per una minoranza che non desidera condividere con un “alter ego”idee, passioni, sensazioni, gioie, dolori, sentimenti, vita.
Si vive inseguendo la speranza di incontrare chi possa comprenderci, consolarci, coccolarci, che provi per noi ciò che definiamo “Amore”, in una fusione di reciproche elettive affinità.
Anche nel contesto sentimentale gli opposti cercano e spesso trovano il punto di reciproca congiunzione.
Il pianto e la gioia si nutrono e sono alimentati dall’immaginazione, non solo dalla reale sofferenza o piacere.
Pensare al momento della partenza per il “grande viaggio”, che arriva per tutti, il più tardi possibile, gli occhi s’inumidiscono, il cuore prova una particolare commozione, che non è solo dispiacere di lasciare affetti e cose terrene cui si è affezionati, ma molto di più. È un impulso ancestrale originatosi nella notte dei tempi nella psiche dei nostri antichi progenitori, tramandatosi con il DNA ereditato da milioni di generazioni, nato dal comune destino di dovere abbandonare l’unico luogo conosciuto, il Pianeta Terra.
Nutriamo, nella nostra psicologia profonda, la segreta speranza di continuare ad esistere, magari in una diversa dimensione e forma, immaginifica, estranea e sconosciuta, al fine di perpetuare noi stessi nel Tempo.
Il Tempo, elemento principe, regolatore dei grandi sistemi dell’Universo, è sempre esistito e non si estinguerà mai, refrattario alla regola che “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Il Tempo è eterno ed immutabile.
Abbandonare lo status cui si è abituati da sempre, il luogo dell’Anima cui siamo affezionati, accende e nutre la fiammella d’Eterno che alberga in noi, è il “Mistero della Vita”.
Nascono da queste sensazioni del pensiero, le fedi religiose dei popoli, da sempre indotti a proiettare la vita nella dimensione dell’eterno, superando la terrena materialità.
Il Tempo, perennemente esistito, a scandire l’evoluzione, uguale a se stesso nel continuo, interrotto divenire, immutabile, impalpabile immaterialità, continuerà a regolare l’orologio cosmico, cui ogni elemento s’informa.
È contenitore d’ogni cosa, dei giorni che fluiscono uno dopo l’altro, della caducità immanente della vita umana, della materia che si trasforma, continuando ad esistere in altre forme, dell’immaterialità dell’anima, che dovrà anch’essa perpetuarsi sotto altra forma e sostanza, al pari di ogni entità cosmica dell’Universo.
Materialità e immaterialità, di cui è formato ogni più microscopico elemento nell’infinitamente grande, sono caratterizzate dalla comune radice della continuazione esistenziale che ne impedisce l’estinzione. Dal granello di sabbia alla più gigantesca stella, nulla scompare dall’immensità che avvolge ogni cosa, tutto si trasforma senza estinguersi.
Se la logica del ragionamento ha senso, anche il nostro pensiero, la mente, lo spirito che dà significato alla materia umana, per deduzione, sono rappresentazione dell’eterno.
È l’Anima.
Nulla esiste al di fuori del Tempo, il piccolo attimo quotidiano come il percorso temporale di miliardi di anni luce, ogni elemento segue il medesimo percorso cronologico.
L’evoluzione dell’Universo, la vita di una galassia, il suo espandersi nel cosmo, si manifestano attraverso lo scorrere del Tempo che ne segna l’evoluzione, una stessa unità di misura, privati della quale, si perderebbe ogni punto di riferimento.
La Scienza ha codificato la variabile Tempo, Albert Einstein ha formalizzato, con la Teoria della Relatività (E=mc2), la sua capacità di compressione ed estensione.





