La vecchia Europa non c’è più. ll modello della Ue, che faceva ampio affidamento sugli Stati Uniti per la difesa, sulla Cina per il commercio e sulla Russia per l’energia, è finito. “Il modello geopolitico ed economico su cui poggiava l’Europa dalla fine della seconda guerra mondiale è scomparso” riassume Draghi.
Le conseguenze della fine della globalizzazione erano state già anticipate da Tremonti. Per effetto della crisi dei sub prime, e poi dei debiti sovrani, seguita da quella del Covid e poi dalla guerra in Ucraina, ma anche per effetto di politiche monetarie “fuori ritmo”, prima in ritardo sull’inflazione e poi troppo veloci nel crescendo di strette per bloccarla, abbiamo un’Europa in recessione. Senza peraltro aver sconfitto l’inflazione.
La BCE infatti si attende che l’inflazione resti elevata per un periodo di tempo prolungato; le pressioni interne sui prezzi, dice, si confermano intense. Ma contemporaneamente, per tornare a ciò che dice Draghi, “l’impatto della prevista recessione sull’economia europea sarà probabilmente attenuato dal livello relativamente basso di disoccupazione… e forse non sarà destabilizzante.” . Ma ci sarà.
Ne è riprova il calo del prezzo del petrolio, nonostante i timori delle difficoltà di approvvigionamento dovute alla guerra del medio oriente; e nonostante che l’Arabia Saudita e la Russia (a proposito di sanzioni: sapete che la Russia ha visto le sue vendite aumentare vertiginosamente dopo le sanzioni?) avessero deciso di tagliare l’offerta. Quel calo può essere spiegato solo in un modo: l’economia si sta fermando. Ed un prezzo alto del petrolio avrebbe effetto boomerang sui produttori. Ma intanto ha alimentato l’inflazione importata.
Ho volutamente alternato una sintesi di analisi internazionali sull’inflazione e quelle sulla recessione proprio per dare il senso della complessità di fenomeni che si aggrovigliano: in questa condizioni, ogni manovra di bilancio è di una immensa difficoltà. Per chi ha poi debiti importanti – e quello nostro è importantissimo – le complicazioni aumentano. Andrebbe fatto a parte un discorso sul perché in tutti gli istituti di credito, dalla BCE alla Federal Reserve, i governatori hanno segnalato che la stretta monetaria potrebbe essere, se non cessata del tutto, certamente ormai prossima alla fine; e tuttavia mantengono tassi di interesse elevati.
E i vantaggi per l’Italia (per il pagamento del suo debito) si allontanano. La lotta all’inflazione c’entra ormai ben poco: in realtà i debiti di tutto il mondo sono vertiginosamente cresciuti e le banche preparano munizioni contro la prossima crisi…che bisogna gestire prima che nasca. Non c’è pace tra gli ulivi. Comunque qui da noi, anche se non ci fosse una nuova crisi, avremo ogni anno qualche problema in più, accumulato in questi anni, da risolvere. Devo dire altro per motivare perché insisto che la manovra di bilancio italiana non può essere affrontata con stupida rigidità da una parte e con i moschetti e le barricate dall’altra?
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