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INTEGRAZIONE ALLA ROVESCIA

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di Vito Schepisi

Non si sa come altro lo debbano dire.
Lo ripetono ininterrottamente, però, che l’integrazione a cui pensano è quella dell’Europa che prima o poi progressivamente si dovrà piegare al loro dominio.
Si è sentito anche un Imam affermare: non siamo per l’integrazione perché noi vi sostituiremo”.
Il realizzarsi del fenomeno inverso (integrazione) a quello auspicato in Europa già avanza seguendo alcune ben visibili direttrici:
– la sollecitazione del fanatismo religioso;
– il successo per l’occupazione di vaste aree del Territorio nazionale;
– la conquista del Parlamento e la scoperta del diritto al lusso;
– il progressivo calo delle nascite della popolazione europea, mentre aumentano il numero degli immigrati e le gravidanze delle loro donne;
– l’occupazione abusiva di case popolari e degli edifici vuoti in attesa di riqualificazione urbana.
Gioca a loro favore persino la paura che costringe gli italiani a rintanarsi nelle proprie abitazioni.
Ci sono quartieri delle città italiane in cui non è consigliabile circolare di notte. Per le donne persino impossibile, senza rischiare stupri e violenze.
Occupano piazze, strade, parchi e avvelenano con le droghe i nostri giovani.
Sarà l’Europa (con l’Italia per prima che, trasformata in avamposto migratorio, rischia di divenire il campo profughi d’Europa) a doversi piegare al loro stile di vita, alla loro cultura, alla loro violenza.
Lo scontro di civiltà avviene con un’Europa incerta, spaccata e supina, mentre la macchina delle popolazioni islamiche tira avanti e accelera per travolgere chiunque si trovi sulla propria strada.
Chi pensa e sostiene che tra gli immigrati ci sia la disponibilità ad integrarsi con le popolazioni europee, non ha capito niente.
Non si sentono europei e non si vogliono sentire europei.
Non lo dicono in arabo, o in altra lingua a noi incomprensibile, lo dicono chiaramente in italiano, e prima di dirlo lo fanno capire coi fatti.
Puntare su questa integrazione è una presa in giro, una mera illusione, una disgustosa menzogna.
Se c’è una “dote” che alle popolazioni arabe non manca è quella di prendere per i fondelli gli europei, e gli italiani prima di tutti.
Oriana Fallaci l’aveva ripetuto all’infinito di non fidarsi, ma il peggior sordo è sempre quello che non vuole sentire!
Nonostante l’evidenza, però, si continua a sprecare tempo e risorse economiche.
La Germania, la Francia e l’Inghilterra, in modo diverso, incominciano a far marcia indietro sui migranti, mentre i paesi del Nord Europa stanno riflettendo con serietà.
E l’Italia?
L’Italia, come al solito, è divisa e confusa.
Il Paese che prima, e più degli altri, rischia di pagare un prezzo pesante solleva solo un gran rumore di voci.
La sinistra massimalista che s’era proposta, in mancanza di scelte politiche chiare (chi elettore sa cosa voglia la Schlein ad esempio?) di aggiustare i loro numeri elettorali con il voto agli immigrati, non fa altro che frenare ogni soluzione di chiarezza ed alimenta la confusione.
I trasformisti e gli ipocriti incalliti, verniciati di “Politically Correct”, ora sono persino arrivati ad attribuire al Premier Meloni l’aumento degli sbarchi, nonostante le difficoltà frapposte dall’Italia e dall’Europa al contenimento degli sbarchi.
Anche pensare che i migranti si dispongano a lavorare per 37/40 ore settimanali per guadagnare circa 1200/1300 euro netti al mese, è fuori dalla realtà: in un giorno di spaccio ricavano quanto con uno stipendio mensile di lavoro regolare.
I più vengono in Italia (la porta dell’Europa) per fare la bella vita.
L’Europa è il loro Eldorado.
In tanti vivono correndo dietro ai miraggi: sesso, alcol, violenza e soldi facili.
Gli Imam che li sostengono, ammonendo che la loro dovrà essere una missione morale per la supremazia dei loro valori, li aizzano contro i popoli “degli infedeli e dei corrotti” (cioè contro noi).
L’Italia e l’Europa nei loro disegni sono destinate ad essere sottomesse.
Oriana Fallaci nel suo libro “Sveglia Occidente”, sulla questione integrazione scriveva che “Gli immigrati musulmani materializzano così bene l’avvertimento (la sottomissione) che nel 1974 si rivolse all’ONU il loro leader algerino Boumedienne: “Presto irromperemo nell’emisfero Nord. E non vi irromperemo da amici, no. E vi conquisteremo popolando i vostri territori coi nostri figli. Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria”.
L’errore della nostra democrazia – così instabile e confusa, con molti assetti funzionali occupati da profeti deliranti e con la politica e l’informazione che trovano fantasmi negli armadi dei reperti ideologici della retorica dei vincitori della seconda guerra mondiale – è stato quello di pensare che anche il fanatismo si possa moderare nei processi d’integrazione.
E c’è ancora chi, invece di condannare i violenti, s’accanisce contro chi indica strade diverse.

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