
di Francesco Pontelli
Per anni l’Unione Europea ha interpretato ogni forma di sviluppo economico attraverso il filtro ideologico ambientalista e non ha tenuto in alcuna considerazione alcun tipo di discussione o confronto in relazione agli effetti relativi alla competitività generale del continente europeo.
La deriva talebana del pensiero ambientalista, adottato dalla Commissione Europea, con un succube appoggio del Parlamento europeo assolutamente sottomesso alla sua volontà, all’interno del quale la componente italiana si è dimostrata ampiamente genuflessa, ha trovato la sua forma nella talebana adozione della transizione energetica come della transizione ecologica.
Concetti scolastici ed infantili assolutamente vuoti e slegati dalla complessa realtà, ma soprattutto incuranti delle conseguenze per le imprese europee industriali quanto del terribile impatto occupazionale.
Solo ora, mentre si sta manifestando con una criticità imbarazzante con l’invasione di prodotti cinesi, la cui filiera dei costi risulta favorita dalla stessa Unione Europea attraverso la folla adozione di codice ambientalisti per la produzione energetica, solo ora, appunto, si cominciano a considerare le criticità ormai evidenti soprattutto nel settore automotive.
Il paradosso ora però risulta talmente insopportabile in quanto a valutare la competitività del sistema economico europeo viene chiamato Mario Draghi, il quale ha sempre favorito la politica europea relativa alle varie transizioni quando era la guida del paese come Presidente del Consiglio.
Egli infatti non ha mai manifestato un dubbio in relazione alle tempistiche e tantomeno alle modalità di attuazione delle varie transizioni, ma le ha sempre sostenute politicamente ed anche con l’azione del proprio governo.
Andrebbe ricordato, quindi, alla presidente della Commissione europea quanto all’ex Presidente del Consiglio che accorgersi solo ora di un problema equivale ad ignorarlo.
Mai come ora, invece, si renderebbe necessaria una inversione di tendenza in relazione agli ultimi anni di gestione dell’Unione Europea, in particolare della commissione europea, con l’obbiettivo di rimediare allo stesso tradimento politico ed economico messo in atto dagli stessi vertici europei.
Per una valutazione della competitività minata dall’azione delle istituzioni europee viene chiamato ad esprimere un’opinione l’ex presidente del consiglio, il quale dovrebbe rendersi conto che la sola proposizione di un quesito del genere rappresenta il fallimento della politica dell’ultimo triennio europeo partendo dal periodo successivo alla pandemia.
In altre parole, essendo ingiustificabili sotto il profilo economico, le scelte europee si manifestano ora nella loro natura come banali motivazioni politiche, che hanno posto in essere questa incredibile resa industriale .
Mai come ora una elementare competenza dovrebbe trovare la propria immediata manifestazione attraverso una tempistica adeguata anche per una semplice valutazione obbiettiva.





