Home Opinioni LA TERRIBILE REALTA’ E L’POCRISIA NASCOSTA DALLE PAROLE

LA TERRIBILE REALTA’ E L’POCRISIA NASCOSTA DALLE PAROLE

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di Giuseppe Augieri

Oramai si è riusciti a sdoganare del tutto il termine “guerra”.
Tutto quello che sta dietro quella parola, atrocità su tutto e senza alcun limite, si camuffa con mille ghirigori che avrebbero fatto riflettere seriamente Ennio Flaiano: che pensava fosse un vizio solo italiano. Questi ghirigori sono la rappresentazione plastica dell’ipocrisia di una civiltà – quella occidentale – in crisi profondissima, una crisi che cerca di nascondere a se stessa e, nascondendola, senza domandarsi dove e perché è fallita, la alimenta. Che sia ancora la migliore, non serve a nulla.
Le parole “libertà” e “democrazia” avevano un profondo senso storico, e soprattutto condiviso, che oramai sono in equilibrio instabile. Nel mondo, il ritorno al fronteggiarsi in blocchi ha finito per assegnare ad esse significati di senso diverso, certamente non condivisi. La nostra idea di libertà e di democrazia, quella nella quale diciamo di credere al punto da tentare goffamente – e purtroppo con esiti drammatici tardivamente riconosciuti – di esportare …. imponendola, è diventata l’ossimoro “guerra per la pace” o quello ancor più tremendo di “guerra umanitaria”. Nascondendo a se stessi che ci si è dimenticati , volutamente dimenticati, cosa è la diplomazia. Siamo tornati a Clausewitz: che però sapeva bene cosa significava guerra e non lo nascondeva.
Più che mai, in questi anni – qualcuno dice dal 2001 in poi, ma io credo da molto prima – l’interesse mercantile (il termine non è casuale) ha prevalso su qualsiasi altro ragionamento: vedo “i valori” riproposti come ologrammi di principi e di norme costantemente calpestati, stiracchiati ora in un verso ed ora in un altro a seconda delle convenienze. I diritti: sembrano un sudario dalle mille pieghe.
Un quadro che a me sembra essere diventato nuova cultura, intoccabile al grido della “modernità”. Dunque permeante ogni atteggiamento. Non solo nei rapporti internazionali. Anche a casa nostra. Quanto male ci stiamo facendo, neanche tentiamo di misurarlo.
La politica, surclassata dal pensiero economicista («la sostanza»), successivamente dal politically correct («la forma»), e poi dalla volontà di stracciarsi di dosso ogni passato («la cancel culture») è scivolata verso la “guerra come fine”, cioè sviluppata solo in base alle percezioni dei propri interessi. Chi ne ha di più da difendere, traina gli altri. Inutile fare precisazioni e nomi. Intanto la guerra tra noi – tra Paesi e fino a tra singole persone – partendo dal presupposto che “mediare” è una sconfitta e “dialogare” con alcuni ci fa schifo, assorbe ogni nostra energia.
L’ipocrisia degli ossimori non può nascondere questa realtà.
Non ci interroghiamo su quale cultura si sta facendo largo tra noi tutti. Siamo eterodiretti e ci da fastidio appurarlo. E non andiamo oltre generici dissensi, qualche malumore, qualche borbottio. Con toni esacerbati e lancia in resta. Ma restiamo sul divano, sofisticando su ideologie che, se appena diverse, devono combattersi. Perché, non lo sappiamo: ma è così.
Così oggi siamo qui, circondati da guerre che oramai non si svolgono più “altrove” ma molto vicino a noi. Ne stiamo purtroppo subendo, nascondendoci persino questa verità, gli effetti distruttivi di inflazione, recessione, strazio delle classi meno abbienti, ipoteche per le prossime generazioni. E proseguiamo a immaginare, perché ci fa comodo, che la guerra possa essere fatta senza le atrocità che una guerra comporta.
Chi si affanna a dire che le atrocità non sono inevitabili, oltre a dirci quando mai una guerra se ne è privata, ci dica cosa succederà tra qualche giorno (per parlare della guerra che oggi ha messo, a nostra vergogna, in sordina quella in Ucraina) quando le truppe israeliane entreranno a Gaza dove i combattenti di Hamas, quelli stessi che nel loro blitz in Israele hanno lasciato sul terreno centinaia di civili massacrati e anche 40 bambini e neonati con la testa mozzata, si mescoleranno ai civili; utilizzeranno abitazioni civili; posizioneranno armi ed esplosivi nelle case dove ci sono bambini, anziani, donne. E cosa dovrebbero fare i soldati israeliani per evitare di fare da bersaglio e basta. Questa è guerra.
Saremo al bar a discutere chi è più inumano? O ci domanderemo chi è che muove i fili e perché di questa guerra che viene da lontano, prendendo atto che stiamo distrattamente preparando il buio della ragione?
 

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  • Redazione

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