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LA SPAGNA ALLE URNE IN UN CLIMA DI SCONTRO POLITICO

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Partito popolare e Vox chiedono agli elettori di “abrogare il sanchismo”, mentre socialisti e Sumar lanciano l’allarme per una possibile deriva di destra.

Oggi gli spagnoli sonochiamati alle urne per decidere il prossimo presidente del governo, in un clima di polarizzazione e scontro politico con pochi precedenti nella storia della democrazia iberica.

Dei 37.466.432 elettori chiamati alle urne, 2.325.310 sono residenti all’estero, mentre 1.639.179 giovani potranno votare per la prima volta alle elezioni generali.

I partiti politici presentano i loro candidati in liste chiuse e bloccate, pertanto gli elettori non possono esprimere preferenze o modificare l’ordine delle liste elettorali, ma soltanto scegliere la scheda del partito e inserirla nella busta corrispondente.

Al Senato (266 seggi), al contrario, l’elettore ha la possibilità di scegliere fino a tre candidati. L’appuntamento elettorale nel pieno della stagione estiva ha provocato un record di voto per corrispondenza.

Un totale di 2,47 milioni di elettori spagnoli ha espresso il proprio voto presso gli uffici postali nazionali per le elezioni generali che si celebrano oggi. Tale quota è pari al 94,2 per cento di tutte le richieste presentate. Le Poste spagnole hanno comunicato ieri i dati definitivi, che rappresentano sia la cifra più alta dalle elezioni generali dal 2008 (primo anno in cui sono state effettuate delle rilevazioni statistiche), sia la più alta nella democrazia spagnola. Nello specifico sono state presentate 2.622.808 richieste di voto per corrispondenza. Per quanto riguarda le regioni, Madrid è quella con il maggior numero di voti postali, con un totale di 592.241, seguita da Andalusia (377.678), Catalogna (251.324), Paesi Baschi (204.815), Castiglia e Leon (171.126), Valencia (170.518), Galizia (139.068), Castiglia La Mancia (102.903), Aragona (88.731), Isole Canarie (79.745) ed Estremadura (59.069).

Il presidente del governo, Pedro Sanchez, ha deciso di convocare elezioni anticipate rispetto alla data prevista a dicembre 2023, all’indomani della pesante sconfitta alle regionali e comunali del 28 maggio, che hanno visto una forte ascesa del Partito popolare (Pp) guidato da Alberto Nunez Feijoo. Una mossa a sorpresa e rischiosa, ma con la quale il leader socialista sembra volersi giocare il “tutto per tutto” per provare a mobilitare l’elettorato progressista ed evitare altri mesi di logoramento.

Sanchez si è lanciato nelle ultime settimane in una campagna elettorale massiccia, rilasciando quotidianamente interviste ai principali media. Il capo dell’esecutivo è convinto che il Psoe vincerà le elezioni generali “contro ogni pronostico”, in quanto “unica garanzia che la Spagna continuerà ad andare avanti per altri quattro anni”, nonostante tutti i sondaggi assegnino una vittoria con un margine più o meno ampio al Pp.

Nelle proiezioni del quotidiano “El Pais”, basate su un modello statistico e simulato di 15 mila combinazioni, il 55 per cento delle volte Pp e Vox raggiungono la maggioranza assoluta di 176 seggi.

La maggioranza in solitario del Pp si verifica, invece, solo una volta su cento. In un altro cinque per cento delle simulazioni, potrebbe esserci un governo del Pp se, oltre all’appoggio di Vox, ottenesse anche quello di Coalicion Canaria, Union del Pueblo Navarro e Teruel Existe.

Una maggioranza di centrosinistra si verificherebbe, al contrario, solo nel 15 per cento delle simulazioni, e soltanto se il Psoe e Sumar riuscissero ad ottenere l’appoggio degli stessi partiti che hanno votato a favore o si sono astenuti durante l’ultima investitura al governo di Sanchez nel 2019.

Se i sondaggi si riveleranno corretti, i popolari saranno chiamati ad avviare delle complesse trattative con il partito sovranista Vox.

Sebbene le due formazioni politiche abbiano già stretto degli importanti accordi post elettorali dopo le amministrative del 28 maggio, un’intesa a livello nazionale sarà più complessa. Da tempo, i popolari cercano di prendere le distanze da alcune delle posizioni politiche di Vox, ma tali tentativi non si concretizzano: i due partiti, di fatto, sono “costretti” a trovare delle intese per governare.

Pp e Vox sono alleati in 140 dei quasi mille consigli comunali spagnoli (tra i quali spiccano capoluoghi di provincia, come Valladolid, Burgos, Guadalajara, Toledo, Huelva e Ciudad Real) e in sei regioni. Come già avvenuto a livello locale, Vox ha ribadito che il suo sostegno ai popolari non sarà affatto un “assegno in bianco”. Nei giorni scorsi, Abascal ha accusato il presidente del Pp Feijoo di “confondere gli avversari” e di sembrare “più preoccupato di affermarsi nei confronti di Vox che di battere il Partito socialista operaio spagnolo”. Il leader del partito sovranista, inoltre, ha criticato Feijoo perché legato agli schemi “del vecchio bipartitismo”. Feijoo, ha ribadito in numerose occasioni durante la campagna elettorale che l’unica garanzia di cambiamento in Spagna è “unire il voto” attorno a un partito che abbia un “progetto di Stato, una tracciabilità costituzionale e un’esperienza di governo in tempi difficili”, sottolineando che gli ultimi cinque anni sono stati una “prova generale di eccentricità, populismo e una coalizione anomala in Europa”. Secondo il capo dell’opposizione, l’esecutivo di Pedro Sanchez si è preoccupato “più di mantenere se stesso che di essere il governo di tutti”. “Se si vota per il Pp, Sanchez se ne va. Se si divide il voto, considerando che è disposto a governare anche se perde, può restare”. Per questa ragione ha ribadito che se si vuole “abrogare il sanchismo, la garanzia è votare per il Pp”.

Dall’altra parte, la possibile riconferma di Sanchez alla guida del Paese passerà, oltre che dal risultato del Psoe, dal successo della piattaforma Sumar, lanciata nelle scorse settimane dalla ministra del Lavoro, Yolanda Diaz. Un insieme di partiti e movimenti di sinistra che aspira a raccogliere l’eredità di Unidas Podemos (Up), che soffre ormai da anni una grave crisi di consensi. Sia Sanchez che Diaz hanno rivendicato numerose misure progressiste che sono state approvate dal governo negli ultimi quattro anni, tra le quali: l’ingresso minimo di base, l’aumento del salario minimo, la riforma del lavoro e delle pensioni, la cassa integrazione straordinaria durante la pandemia del coronavirus e la legge sugli alloggi. Misure “a difesa dei più deboli”, hanno sottolineato i due leader di sinistra, che sarebbero messe a rischio, insieme ai diritti sociali, dalle politiche di “tagli” di Pp e Vox. “Vinceremo per i nostri giovani, che sono persone tolleranti, che accettano la diversità e che vogliono che il loro Paese vada avanti e non indietro” ha detto Sanchez in un recente comizio elettorale.

Queste elezioni anticipate si inseriscono nel pieno della presidenza spagnola del Consiglio dell’Ue che è iniziata il primo luglio scorso. Una vetrina internazionale cruciale che la Spagna non può correre il rischio di sprecare. Una volta chiuse le urne, pertanto, inizierà la corsa contro il tempo per dare vita al nuovo esecutivo il prima possibile. Nel caso di riconferma di Sanchez al Palazzo della Moncloa, le trattative potrebbero concludersi in tempi relativamente brevi dato che, a differenza delle precedenti elezioni, i socialisti hanno già un chiaro alleato in Sumar. Se, invece, come indicano i principali sondaggi saranno i popolari ad imporsi, il partito guidato da Feijoo sarà chiamato a intavolare un negoziato con Vox, che dovrà comunque essere portato a compimento il prima possibile. La presidenza di turno dell’Ue è, infatti, un’occasione che il Paese non può sprecare quando sarà il “centro” dell’Europa con importanti dossier che dovranno essere approvati nei prossimi mesi.

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