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LA SINDACA DI MERANO SI TOGLIE LA FASCIA E SI METTE LA PEZZA

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di Salvino Paternò

Dopo le inevitabili polemiche scaturite dal nauseante rifiuto di indossare la fascia tricolore, che il primo cittadino uscente le aveva porto, oggi la giovane neo-eletta ci fornisce la sua funambolica giustificazione:
«Mi sono opposta ad un gesto provocatorio, teso a presentarmi come una bambina infantile obbligata ad ubbidire ad un esperto uomo maturo».
Ah, ecco! Ora è tutto chiaro!
E figurarsi che noi, malpensanti, ritenevamo che ella sdegnasse il tricolore.
E invece trattasi di “Patriarcato”, che, come il nero o lo champagne, sta bene con tutto. Nonché di una buona dose di “sessismo”, ingrediente perfetto per ogni minestra progressista. Senza assolutamente dimenticare il “femminismo”, panacea di ogni male e giustificazione di ogni “minchiata”.
Insomma, la colpa è di quel maschio tossico del vecchio sindaco che voleva infilarle la fascia.
Ma come si è permesso?
L’unica cosa incomprensibile è come il retrogrado maschio alfa, nel giro di pochi secondi, possa essersi trasformato in uomo progredito e civilizzato, tanto da accettare docilmente che le mettesse al collo il medaglione con lo stemma della città.
Eh sì, qui la narrazione non regge più.
Se la sindaca ha il medaglione al collo, noi non abbiamo l’anello al naso.
Con questa mossa di fantasmagorico “paraculismo” politico la sindaca era partita male, ma ha chiuso… peggio.
Ma non era meglio il silenzio?
Lo stesso silenzio che la sinistra, dopo averla sostenuta nella campagna elettorale, oggi sfoggia.
Un silenzio più dignitoso e consapevole, poiché affine nel comune sentire.
Perché se la sindaca di Merano, da tirolese, non si sente italiana, neanche la sinistra avverte più tale affinità.
Quella sinistra che si interessa dell’accoglienza, della cittadinanza, dei diritti dei migranti…ma mai dei disagi dei connazionali.
Che considera prioritari i vantaggi, le imposizioni, i profitti dell’europa… ma mai gli interessi nazionali.
Che istituisce simboli, festività e tradizioni straniere… ma nasconde e cancella quelli nostrani.
Che si sdegna e si indigna solo se lo stupratore o il femminicida è italiano… ma se è multietnico, tacciono le strida, non tintinnano i mazzi di chiavi e il patriarcato si dissolve come neve sotto la mezza luna islamica.
Che guarda con orgoglio i propri rampolli mettere a ferro e fuoco le città, aggredire i servitori dello Stato e ammainare con disprezzo la bandiera italiana per issare quella palestinese.
Ecco, anche quella sinistra è parimenti anti-italiana, ma non lo dissimula più.
E allora, consiglierei alla neo sindaca di fare outing.
Invece di rendersi ridicola, accetti e non nasconda siffatto sentimento anti-nazionalistico.
Ammetta che prova repulsione per l’amor patrio… seppur non per benefici economici derivanti dall’appartenenza alla vituperata Repubblica Italiana. Pecunia non olet
 

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  • Redazione

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