Come il PD consegna i bambini italiani alla propaganda
Modena. Decine di bambini di sei, sette, otto anni battono le mani e cantano “Free free Palestine” dentro le loro scuole elementari.
Davanti a loro, il sindaco PD Massimo Mezzetti e Sulaiman Hijazi, indagato per il reato previsto dall’articolo 270 bis del codice penale: associazione con finalità di terrorismo.
Hijazi è al vaglio della Procura di Genova e della Digos come storico braccio destro di Mohammad Hannoun, ritenuto il vertice della cupola di Hamas in Italia, in carcere dal 27 dicembre. Con loro, Wael Dahdouh, referente di Al Jazeera a Gaza, emittente di proprietà del Qatar.
Tre adulti davanti a quattro scuole elementari – Pascoli, Graziosi, Sant’Agnese, Gramsci – e alla scuola dell’infanzia Collodi, con bambini trasformati in coro di una causa che non possono comprendere.
Lo stesso Hijazi che il 7 ottobre, dopo l’eccidio degli innocenti, scrisse sui social “Oh Dio Grazie” con due cuori verdi, il colore di Hamas, mentre 1.200 ebrei venivano massacrati.
Tutto questo a diciassette giorni esatti dalla tentata strage compiuta a Modena dall’italo marocchino Salim El Koudri, schiantatosi con una Citroën C3 contro la folla ferendo otto persone.
Nella stessa città. E il giorno prima dell’incontro nelle scuole, Dahdouh aveva partecipato a un 2 Giugno trasformato in assemblea pro-Palestina in Piazza Grande, con la deputata M5S Stefania Ascari e l’avvocato dello stesso El Koudri. La festa della Repubblica ridotta a comizio per Gaza. Sempre a Modena.
Chi ha autorizzato l’ingresso di un indagato per terrorismo in scuole elementari? C’è un atto del dirigente scolastico, una delibera del Comune, un nulla osta del Provveditorato?
Se esiste, qualcuno l’ha firmato sapendo chi stava facendo entrare nelle aule dei propri figli. Se non esiste, la gravità è doppia.
Ma Modena non è un’eccezione. È l’ultimo tassello di un mosaico che ha un disegno preciso e la scuola pubblica ne è il terminale.
Francesca Albanese, la Relatrice speciale ONU per i territori palestinesi, ha incontrato in collegamento video oltre 15.000 studenti italiani in meno di un anno. Tremila il 26 marzo 2025, attraverso 180 classi collegate in tutta Italia. Poi il bis in grande stile: il 4, 9 e 10 dicembre 2025, quasi 12.000 studenti.
Il progetto si chiama “Quando il mondo dorme”, titolo involontariamente profetico, perché l’Italia dorme davvero. In Emilia-Romagna, Albanese ha tenuto lezioni in due scuole superiori senza che ne sapessero niente né il preside né i genitori degli studenti.
Quindicimila ragazzi esposti a una narrazione unilaterale, senza contraddittorio, durante l’orario curricolare, cioè obbligatorio.
C’è un passaggio istruttivo nella parabola di Albanese. Quando le sue dichiarazioni sono diventate indifendibili il PD l’ha scaricata.
Ecco alcune perle: l’attacco a Liliana Segre, accusata di non essere “lucida”. La giustificazione dell’assalto alla sede torinese de La Stampa, liquidato con un “sia di monito alla stampa”.
Fino al forum di Al Jazeera a Doha. Dove, come ha riportato il Jerusalem Post, ha definito Israele “nemico comune dell’umanità”. Manco a dirlo, come avvenuto per altre dichiarazioni, lei ha poi contestato la frase.
I consiglieri comunali di Bologna che avevano votato la cittadinanza onoraria hanno dichiarato che non la rivoterebbero. Ma, attenzione, non la hanno ritirata.
Il consigliere regionale PD Donini si è dissociato dalla “signora Albanese, ormai abituata a fornire commenti divisivi”. La sindaca PD di Firenze ha chiuso la porta: “Le sue posizioni sono più divisive che unitarie”.
E quando Francia e Germania hanno chiesto formalmente le dimissioni della Relatrice, il PD si è sfilato con un memorabile “è una perdita di tempo.”
Nemmeno il coraggio di una posizione netta: né con lei, né contro. Abbandonata al suo misero destino di propagandista senza più copertura.
Eppure – e qui sta il paradosso che rivela il metodo – mentre la mano sinistra del PD si ritrae dalla Albanese perché è diventata tossica, la mano destra apre le porte delle elementari di Modena a un indagato per terrorismo. Una viene sacrificata perché ha parlato troppo. L’altro viene introdotto perché non ha parlato ancora abbastanza.
Il terzo canale è quello delle visite scolastiche in moschea, ormai una serialità nazionale.
Il 30 aprile 2025, a Ponte della Priula nel Trevigiano, bambini dell’asilo parrocchiale sono stati fotografati inginocchiati e rivolti verso La Mecca, guidati nella preghiera da un imam.
A maggio 2026, ad Ancona, alunni di scuola primaria hanno visitato la Moschea della Fratellanza.
A marzo 2026, a Trezzo sull’Adda, le terze classi della scuola “Ai nostri caduti” – un nome che meriterebbe più rispetto – si sono recate in visita alla moschea di Mezzago, con una circolare che include tra gli obiettivi didattici “riconoscere il rito e i Cinque Pilastri dell’Islam”.
Va ricordato un dato che nessuno cita mai. Tra lo Stato italiano e le comunità islamiche non esiste un’intesa formale come quella che regola i rapporti con le altre confessioni religiose.
Queste visite si reggono sulla sola autonomia dei singoli dirigenti, senza un quadro di garanzie, di interlocutori certificati e di contraddittorio. Una discrezionalità che in altri ambiti si chiamerebbe arbitrio.
Ora si colleghino i punti. Il PD candida sistematicamente esponenti delle comunità islamiche nelle proprie liste elettorali – dalle comunali alle regionali – costruendo un bacino di voto confessionale.
Lo stesso PD, attraverso i suoi sindaci, apre le scuole a indagati per terrorismo.
Lo stesso PD ha sostenuto per mesi Albanese nelle sue lezioni unilaterali a quindicimila studenti, per poi mollarla solo quando il danno d’immagine ha superato il beneficio di militanza.
In parallelo, la scuola pubblica viene usata come luogo di visite in moschea senza base giuridica e di cori pro-Palestina con bambini che non sanno nemmeno cosa sia il 270 bis.
Non è una serie di coincidenze. È l’applicazione di un progetto.
Il circuito è chiaro: rappresentanza elettorale islamica dentro le liste del PD, accesso istituzionale alle scuole attraverso i sindaci del PD, copertura mediatica attraverso Al Jazeera, legittimazione culturale attraverso le Nazioni Unite.
Quattro canali, un unico obiettivo: normalizzare la penetrazione dell’Islam politico nel tessuto istituzionale italiano partendo dal punto più vulnerabile: i bambini.
A Modena, il sindaco che ha aperto le porte delle elementari a Hijazi governa la stessa città in cui un uomo ha tentato una strage diciassette giorni prima.
La città in cui il 2 giugno è diventato un comizio per Gaza. La stessa città in cui bambini di sei anni battono le mani cantando “Palestina libera” dentro le loro scuole.
Chi protegge quei bambini? Non il PD, che li usa.
Non i dirigenti scolastici, che firmano. Non i genitori, che spesso non sanno.
Resta solo una domanda, che andrebbe posta a ogni sindaco, a ogni preside, a ogni insegnante che ha aperto quella porta: se al posto di Hijazi ci fosse stato un indagato per mafia, lo avreste fatto entrare lo stesso nelle classi dei vostri figli?
La risposta, nel silenzio che seguirà, è già scritta.





