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LA SCIENZA COME LOTTA ALLA NATURA

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di Angelo Ciccarella

 
Gli abitanti del pianeta magico sono i nostri progenitori non tanto lontani nel tempo, e attualmente sopravvivono qua e là, nei recessi della residua foresta pluviale, in Siberia, Mongolia e nelle nostre campagne ove fanno i guaritori e prevedono siccità e abbondanza. La Nuova Cultura adesso è destinata a sostituirsi a quella miriade di mondi locali che le comunità tradizionali hanno saputo inventare dovunque per godersi la vita. Oggi è ufficialmente ammesso che ai Watussi (altezza media circa 2 metri ) ed ai loro vicini Pigmei, hanno dato cento anni di tempo per scomparire, insieme alle loro magie ed alla magia di qualunque altra popolazione. Intanto gli hanno cambiato nome nei giornali: si chiamano Tutsi. Se il Nuovo Mondo non si poteva ottenere con le buone, si sarebbe ottenuto con le cattive. Se la formula non era giusta, la forza avrebbe rimediato. Il Nuovo Mondo, dove gli uomini sono ridotti ad animali domestici, come immaginava Isaac Asimov (“Ciclo della Fondazione”), dovrebbe nascere dalla collaborazione volontaria delle stesse vittime. Per descrivere l’ordine in cui desideravano collocare sé stessi e tutti gli altri cominciarono con proporre il loro modello biologico ideale, l’albero dell’evoluzione, che fu personificato da Charles Darwin. I suoi libri, “L’Origine delle Specie” e “L’Origine dell’Uomo”, precedettero qualsiasi altra importante opera scientifica, tutte le scoperte successive che lo contraddicevano oppure che si spiegavano solo con la magia, furono ignorate, negate, ribattezzate con altri nomi, definite “paradossi”, con metodi persuasivi, tipo (negli ultimi anni) il taglio dei fondi per le ricerche. Visti in questa luce, come parabole, si capiscono meglio la figura di Galileo e quello di Giordano Bruno.
Galileo Galileo, è il modello di comportamento che oggi gli scienziati seguono. Lo scienziato pisano scoprì che il firmamento non era una sfera con dei puntini luminosi (le stelle) con la terra al centro. Galileo fornì le prove che il sole non gira intorno alla terra, e che l’universo non è contenuto nel firmamento che l’uomo ha immaginato. A questo punto stop: chiamato a spiegare le sue teorie eretiche al Santo Uffizio, Galileo fu perdonato perché fece una finta abiura.
La storia di Giordano Bruno parte dalle stesse premesse ma arriva a conclusioni diverse. Quale fosse l’errore di Giordano Bruno era spiegato bene negli anni in cui il personaggio fu presentato ai lettori, la seconda metà del XIX° Secolo, dopo che l’astronomo Rosse, con un nuovo telescopio più potente degli altri, aveva mandato di corsa tutti gli altri astronomi a rivedere le loro teorie sul firmamento a misura d’uomo. L’ex frate di Nola aveva immaginato le conseguenze della scoperta di Rosse nella religione: se il firmamento delle costellazioni e degli oroscopi, il cosiddetto Zodiaco, non esiste e se l’universo è cosi immenso che non se ne possono nemmeno immaginare i confini… quante menti creative possono coesistere? La storia riferisce che fu proprio questa idea che lo fece condannare al rogo. Giordano Bruno, secondo David Levi che ne ha tracciato la storia in una biografia del 1888, spiega che il firmamento è il territorio della magia, spiega che cos’era la magia per le persone istruite dei suoi tempi, e dice che Bruno aveva ragione a sostenere che gli uomini sono nati per vivere in una dimensione magica, ma aveva torto a dire che possono esistere altri pianeti come il nostro nell’universo. Il concetto che potessero esistere altre menti creative oltre quella terrestre, non doveva nemmeno essere espresso… non si sa mai. Giordano Bruno finì bruciato sul rogo. Descrivendo la figura di Giordano Bruno i biografi attuali ignorano il potere magico della mente della comunità. Solo i più antichi, come David Levi, ne parlano perché evidentemente era l’argomento del giorno. Giordano Bruno fu una vittima della nascente astronomia, insieme all’onestà degli scienziati.
“Quest’intelletto che ha facoltà di produrre tutte le specie e cacciarle con si bella architettura dalla materia all’atto, bisogna che le preabbia secondo una certa ragione formale, e primo principio formale e natura efficiente, è l’anima dell’universo, la quale è principio di vita, vegetazione e senso in tutte le cose… Per cui tutto è animato, e uno spirito immenso, secondo diverse ragioni ed ordine, colma e contiene il tutto.” (Giordano Bruno, “Della Causa», citato in D. Levi*)
Questa citazione indica che Levi vuole comunicare alle persone giuste che il paradosso del Firmamento deve restare segreto.

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