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LA SCHLEIN E IL FUTURO DEL PD

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di Gianvito Caldararo

Ad oggi, quello che emerge dalle sue decisioni e iniziative l’aspetto che si comprende, con una certa chiarezza, è che mira a cancellare il patrimonio di forza riformatrice che ha caratterizzato il PD sin dalla sua nascita. Ma accanto a tale obiettivo non si riesce a percepire su quale sponda intende far approdare il suo PD. Da tempo, ad ascoltare la Schlein e il suo gruppo dirigente, si comprende che si intende marciare in direzione di una forza di “sinistra radicale”. Ma ad oggi il PD è impegnato solo in battaglie di retroguardia e non di iniziative e proposte di respiro “rivoluzionario”.
Sempre di più il PD della Schlein si va logorando in una sterile opposizione. Battaglia di retroguardia è sposare l’iniziativa della CGIL e del M5S, riguardante l’iniziativa referendaria con la quale si intende abolire la riforma del lavoro del Jobs act. Una riforma voluta e approvata dall’intero PD, quando il governo era guidato da Renzi e vedeva la partecipazione dell’intero gruppo dirigente, rimasto nell’attuale PD. Una riforma che ha dato risultati positivi sotto l’aspetto occupazionale e che ha smentito la visione catastrofica di Landini, che pronosticava una ecatombe di licenziamenti e la drastica riduzione dei diritti dei lavoratori. Invece, la realtà è molto diversa del racconto.
Infatti, il Jobs act ha fatto registrare una costante riduzione del “tasso di licenziamento”, passando da un 6,5% al 5,3%. Mi pare che siamo sullo stesso errore commesso dal PCI di Berlinguer, quando condusse, ad oltranza, la battaglia contro la riforma della scala mobile voluta dal governo Craxi, nonostante che erodeva il potere di acquisto dei salari dei lavoratori. Come pure, battaglia di retroguardia è quella della strenua difesa del Reddito di Cittadinanza posta in essere da Conte e condivisa dalla Schlein, nonostante che il PD ha sempre manifestato la sua perplessità e contrarietà a tale misura.
Infatti, il PD, insieme a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Liberi e uguali, espresse voto contrario. Una misura sulla quale i vescovi italiani si sono sempre mostrati scettici, prendendo in prestito le parole di Papa Francesco, il quale disse: “Il problema va risolto con il lavoro per tutti”.
E solo il lavoro, come ha sempre sostenuto coerentemente la sinistra riformatrice, può evitare una ” cittadinanza passiva ” e ancor di più di una “cittadinanza parassitaria” nei confronti dello stesso Stato.
La Schlein si è schierata a fianco del M5S di Conte, dando manforte per la raccolta delle firme per il reddito minimo, nel convincimento che capeggiando la raccolta delle firme dovesse apparire come la forza politica principale a sostegno di tale misura. La cosa che la Schlein non ha compreso è che la proposta di legge, che vede Conte come primo firmatario, ha il carattere di un ulteriore sussidio a carico dello Stato e non a carico dell’imprenditore. Infatti, l’articolo 7 della proposta di Conte, ha come titolo: “Benefici in favore di datori di lavoro per l’adeguamento del trattamento economico minimo”, nel mentre il contenuto del citato articolo è il seguente: “La legge di bilancio per il 2024 definisce un beneficio in favore dei datori di lavoro per un periodo di tempo definito e in misura progressivamente decrescente, proporzionale agli incrementi retributivi corrisposti ai prestatori di lavoro al fine di adeguare il trattamento economico minimo orario all’importo di 9 euro di cui al comma 1 dell’articolo 2”.
Quindi, emerge la visione assistenziale che caratterizza la politica del M5S, con oneri a carico del bilancio dello Stato, che determinano veri e propri deficit nelle casse dello Stato stesso. Situazione di tensione finanziaria che abbiamo registrato con il Superbonus 110% e gli altri bonus. La situazione è tale che la Schlein deve cominciare ad aprire gli occhi, sapendo che Conte, intervistato recentemente da Bruno Vespa, nel corso di un “Forum in masseria” a Manduria (TA), a proposito del rapporto con il PD, ha dichiarato: “Un’alleanza organica è fuori luogo”.
Alla luce di una tale dichiarazione, la Schlein deve lavorare a liberarsi da una visione di subordinazione nei confronti di Conte, che potrebbe agevolare il M5S e non il PD. Deve porsi, da subito, l’obiettivo di costruire una reale alternativa all’attuale governo, avanzando proposte concrete e attuabili e condurre incisive battaglie sulla riforma della giustizia, sul PNRR, sul Mes , sulla sanità, sulla legge di bilancio mobilitando , aggregando e motivando gli elettori che da anni disertano le urne.
Tutto questo richiede un grande e intelligente lavoro politico in Parlamento e nel Paese.

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  • Redazione

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