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LA RIVOLUZIONE VERDE MARCIA SUI TRATTORI

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La rivoluzione verde marcia sui trattori, i quali rappresentano oggi le avanguardie di una rivolta generale contro le politiche green e climatiche dell’Unione Europea. Politiche che hanno messo in crisi interi settori, impoverito i cittadini, ridotto ai minimi termini il welfare e creato una dipendenza enorme dalla Cina.

La protesta degli agricoltori, pertanto, è solo la punta di un iceberg di rivolta che potrebbe riversarsi nelle urne, mandando a casa la coalizione che ha realizzato il disastro.

In questo contesto di dura protesta nei confronti dei partiti che si sono resi interpreti delle politiche del capitalismo finanziario, si nota sempre di più l’assenza delle organizzazioni sindacali del mondo dell’industria, che sembrano addormentate in una sorta di collateralismo con qualla che continua impropriamente a chiamarsi sinistra.

Place du Luxembourg è stata messa a ferro e fuoco dagli agricoltori provenienti da tutta Europa che stanno protestando fuori dal Parlamento Ue. Arrivati in migliaia su trattori che hanno bloccato le strade di Bruxelles, i manifestanti hanno abbattuto la statua dedicata a John Cockerill , industriale inglese (Haslington, Lancashire, 1790 – Varsavia 1840, fondatore della società omonima a Seraing (Belgio), sviluppò le costruzioni ferroviarie in Belgio, Germania e Russia), e hanno acceso roghi, dando fuoco a paglia e letame. Uova, bottiglie di birra e petardi sono stati lanciati verso l’edificio dell’Europarlamento e contro la polizia che ha risposto puntando loro contro gli idranti. Lo riporta il quotidiano belga Le Soir.

I trattori arrivati a Bruxelles sono stati circa 1.300 con circa 2 mila persone e hanno bloccato le strade del quartiere europeo.

Il sindaco della capitale belga, Philippe Close, ha detto che le autorità hanno disposto quattro fermi amministrativi.

Nel pomeriggio di ieri i rappresentanti delle maggiori associazioni hanno incontrato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il premier belga Alexander De Croo e il premier olandese Mark Rutte. 

Già verso le 6 del mattino alcuni mezzi avevano fatto irruzione nelle strade cittadine, svegliando la popolazione con il suono dei clacson, in particolare nella zona di Etterbeek e nel quartiere europeo.

Un segnale di dialogo è arrivato dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.

“Agli ex agricoltori che sono fuori – ha detto le Metsola – , voglio dire: vi vediamo e vi sentiamo. Vogliamo che la vostra voce sia ascoltata alle elezioni europee di giugno”.

Roberta Metsola è esponente del PPE e la sua affermazione suona chiaramente a campagna elettorale e a scarica barile riguardo alla responsabilità del Green Deal, la cui avanguardia è sempre stata socialista, grazie soprattutto al furore ideologico dell’olandese Frans Timmermans, poi sconfitto proprio dai contadini del suo Paese.

Quella innescata dagli agricoltori è una tempesta perfetta a 130 giorni dalle elezioni europee.
Tempesta che Bruxelles prova a disinnescare con due misure messe sul tavolo in fretta e furia per rispondere alla chiamata di Emmanuel Macron: tutele sulle importazioni delle derrate alimentari (grano in testa) a dazio zero dall’Ucraina e un nuovo stop per tutto il 2024 all’obbligo di mettere a maggese il 4% dei terreni per accedere ai fondi Pac.
La marcia dei trattori dilagata ormai da nord a sud del continente (dalla Francia al Belgio, dalla Germania all’Est Europa, dall’Italia alla Grecia, fino alla Spagna) e alimenta l’angoscia dei vertici Ue.

Le rivendicazioni sono comuni: redditi e aiuti più alti, no ai rigidi paletti del Green Deal, tutele dagli eventi climatici estremi, dal caro energia, dalle epidemie come l’aviaria e dalla concorrenza sleale del resto del mondo. Simboleggiata da accordi – Mercosur in testa – che, nella visione del settore soprattutto francese, favoriscono l’invasione sul mercato europeo di prodotti con standard dubbi e prezzi più bassi. Una collera davanti alla quale Bruxelles ha tentato di mettersi al riparo proponendo di rinnovare per un altro anno – tra giugno 2024 e giugno 2025 – le agevolazioni agricole e commerciali concesse a Kiev, combinandole però con salvaguardie rafforzate chieste dagli agricoltori di frontiera, quelli di Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica ceca e Romania.

Poi è arrivata anche la proposta, fortemente voluta da Parigi, di tenere ancora sospesi gli obblighi previsti dalla nuova Pac di mettere a riposo il 4% dei terreni a seminativo per poter ottenere i finanziamenti comunitari. Tutte misure accolte con soddisfazione dall’Eliseo, pronto però a dare nuova battaglia sull’accordo di libero scambio con i Paesi sudamericani.

Anche per Coldiretti, presente a Bruxelles a nome di agricoltori e allevatori italiani, le misure prese rappresentano soltanto “un primo risultato” per ottenere lo stralcio “definitivo” dell’obbligo del maggese”.

Gli agricoltori – è l’ammissione di von der Leyen sotto pressione anche in vista della corsa per un bis alla guida di Palazzo Berlaymont – “sono la spina dorsale della sicurezza alimentare dell’Ue”.

E anche la spina dorsale di una rivoluzione verde che finalmente mette con i piedi a terra la fuffa green del capitalismo finanziario.

Autore

  • Redazione

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