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LA RIVOLUZIONE RADICALE DI DONALD TRUMP

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Il progressismo europeo è affetto da sconcerto, che sta per turbamento, profondo disorientamento in quanto tolto dal concerto, ossia dall’accordo di voci, dalla consonanza che, nel caso specifico, estende il significato alla condivisione di intenti, visioni politiche, programmi con i neocon Usa e, più recentemente, con le ideologie green e woke.

Il concerto durava dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso ed è durato oltre trent’anni, ossia il tempo della formazione di generazioni di politici, di tecnici, di burocrati, ossia di gran parte di quelli che oggi, cinquantenni, sono attivi nel mondo della politica, dell’economia, della formazione, delle varie forme organizzative della società.

In particolare la sinistra, venuta meno l’ideologia comunista legata alla presenza dell’Unione Sovietica, si è adagiata nel progressismo fino a farne una sorta di surrogato ideologico del venir meno del Sol dell’Avvenire, anche se una certa forma mentis non si è evoluta, come dimostra l’attaccamento feticista al Manifesto di Ventotene di questi giorni.

L’Europa è diventata il terreno di applicazione delle teorie neocon, delle ideologie woke e green e l’assonante luogo di elaborazione del globalismo della tecno-finanza internazionale, con una deriva burocratica che ha contrassegnato la formazione dell’Unione Europea (IV Reich travestito) dopo la frettolosa unificazione della Germania.

Ora il concerto non è più possibile.

I neocon sono stati sconfitti e negli Usa è in atto una rivoluzione che per radicalità, tempistica, determinazione non lascia spazio a possibili contrasti.

E’ una rivoluzione che avviene contemporaneamente all’interno e all’esterno, ossia in politica estera e in politica interna. Una rivoluzione che non lascia il minimo spazio a rigurgiti neocon, a ritorni di fiamma woke, a politiche green.

Il quadro internazionale ha visto in due mesi (tanti sono quelli dell’attuale amministrazione Trump) passare dalla logica della Russia come nemico a quello della Russia come potenza mondiale con la quale dialogare e concordare. La Russia non è più il nemico. L’Unione Europea è stata completamente delegittimata e non è considerata in alcun modo. Il baricentro politico dei nuovi equilibri si è spostato in Medio Oriente, con un protagonismo dell’Arabia Saudita e di Israele. L’Africa (vedi cosa è avvenuto in Congo) è tornata ad essere tra gli interessi degli Usa e il Mediterraneo ha riacquistato centralità strategica.

Trump ha riesumato la dottrina Monroe (Panama, Canada, Groenlandia) e quella di Roosevelt delle aree di influenza, seguendo la logica kissingeriana.

Nel frattempo, ecco il punto più interessante, Trump sta destrutturando a colpi d’accetta il trentennale potere dei Dem e dei neocon, distruggendone le roccaforti con una rapidità che lascia gli avversari nella confusione più totale.

Alcuni esempi sono eclatanti.

Il primo è quello di Usaid. Siamo al 27 febbraio, ad un mese circa dall’insediamento. La stampa riferisce che  ai dipendenti dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), licenziati nella stessa giornata, sono stati concessi 15 minuti per raccogliere i propri averi, poche ore dopo che la Corte Suprema ha concesso una vittoria ai piani di Trump.

Lo smantellamento dell’USAID è stata una delle priorità nei tagli voluti sia da Trump, sia da Elon Musk, a capo del Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE).

La chiusura di fatto di USAID è un colpo duro ad un’agenzia accusata di aver usato il denaro dei contribuenti per finanziare progetti woke.

La Casa Bianca ha pubblicato sul proprio sito web alcuni esempi degli sprechi e degli abusi che l’organizzazione statunitense ha condotto durante questi anni, impiegando ingenti somme di denaro per finanziare il cibo da consegnare a nuclei fondamentalisti islamici, per il cambio di sesso e per sostenere le cause Lgbt nel mondo.

In un comunicato della Casa Bianca si legge: “Per decenni, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) non ha dovuto rendere conto ai contribuenti, in quanto ha incanalato ingenti somme di denaro verso i ridicoli (e, in molti casi, maliziosi) progetti favoriti dai burocrati radicali, con una supervisione pressoché inesistente”.

Tra gli sprechi e gli abusi di cui parla la nota della Casa Bianca spiccano quelli per la legittimazione della propaganda woke “47mila dollari per un’opera transgender in Colombia, 32mila dollari per un fumetto transgender in Perù, 2 milioni di dollari per cambi di sesso e attivismo Lgbt in Guatemala”. Ma non finisce qui, perché la lista continua di male in peggio, a partire dai fondi: “Centinaia di migliaia di dollari per un’organizzazione non-profit legata a organizzazioni terroristiche designate”, nonostante un ispettore generale avesse già iniziato un’indagine.

Usaid ha anche garantito “centinaia di migliaia di pasti destinati ai combattenti affiliati ad Al Qaeda in Siria”, ma anche “centinaia di milioni di dollari per finanziare canali di irrigazione, attrezzature agricole e persino fertilizzanti utilizzati per sostenere la coltivazione senza precedenti di papaveri e la produzione di eroina in Afghanistan”, a beneficio dei fondamentalisti e teocratici talebani.

Inoltre figurano “2,5 milioni di dollari per veicoli elettrici per il Vietnam, 1,5 milioni di $ per promuovere l’equità della diversità e l’inclusione nei luoghi di lavoro e nelle comunità imprenditoriali della Serbia”. E ancora “70mila dollari per la produzione di un ‘Musical Dei’ (diversità, uguaglianza e inclusione), fondi per produrre anticoncezionali personalizzati nei paesi in via di sviluppo e milioni di dollari a Ecohealth alliance, coinvolta nella ricerca presso il laboratorio di Wuhan”, proprio nella regione cinese da cui è partito il contagio da coronavirus in tutto il mondo.

Comunque la si pensi nei confronti di Usaid, l’agenzia, ritenuta una roccaforte della diffusione dell’ideologia woke è stata smontata.

Smontato è anche il National Endowment for Democracy che aveva finalità simili a quelle dell’USAID e che, secondo quanto riferisce dalla Florida Roberto Mazzoni, ha svolto un ruolo determinante nel colpo di Stato in Ucraina nel 2014. “Anche in questo caso – afferma Mazzoni – , finanziamenti governativi provenienti dal congresso nel periodo 2020-2023 hanno permesso al National Endowment for Democracy di ricevere un miliardo di dollari e, di fatto, il National Endowment for Democracy è diventato uno strumento di eversione internazionale”. Il National Endowment for Democracy aveva quasi esclusivamente personale preso dal Partito Democratico.

Un altro esempio, dai risvolti ben più vasti di quelli di Usaid è la radicale revisione delle normative sull’ambiente.

Il nuovo amministratore dell’Agenzia EPA (United States Environmental Protection Agency), Lee Zeldin, ha deciso di abrogare ben 31 regolamenti sul clima dell’era Biden.

L’agenzia EPA sta revisionando dozzine di standard ambientali dell’amministrazione precedente, come il Clean Power Plan 2.0, gli standard Mercury and Air Toxics, il Greenhouse Gas Reporting Program, le regole sulle emissioni dei veicoli, il Good Neighbor Plan, gli standard di qualità dell’aria, i regolamenti idrici e altro ancora.

Zeldin ha dichiarato: “Riesaminando le massicce regole sulla constatazione del pericolo (EF), il costo sociale della decarbonizzazione e questioni simili, stiamo infliggendo un colpo mortale alla religione del cambiamento climatico e inaugurando l’età dell’oro americana”.

E ancora: “Dopo 16 anni, l’EPA riconsidererà formalmente la constatazione del pericolo. L’amministrazione Trump non sacrificherà la prosperità nazionale, la sicurezza energetica e la libertà della nostra gente per un’agenda che strozza le nostre industrie, la nostra mobilità e le scelte dei consumatori, avvantaggiando gli avversari d’oltremare. Seguiremo la scienza, la legge e il buon senso ovunque ci portino, e lo faremo mentre promuoviamo il nostro impegno per fornire aria, terra e acqua più pulite, sane e sicure”.

Sul sito dell’EPA si legge: “Queste azioni storiche ridurranno trilioni di costi normativi e ‘tasse’ nascoste sulle famiglie statunitensi… il costo della vita per le famiglie americane diminuirà. Sarà più conveniente acquistare un’auto, riscaldare le case e gestire un’impresa. Sarà più facile riportare la produzione nelle comunità locali, mentre i singoli cittadini beneficeranno ampiamente degli impatti economici tangibili. Queste azioni creeranno posti di lavoro americani, compresi incredibili progressi per riportare i posti di lavoro nel settore automobilistico, ripristinare lo stato di diritto e restituire agli stati il potere di prendere le proprie decisioni. Le normative dell’era Biden e Obama, ora in fase di riconsiderazione, hanno soffocato quasi ogni settore dell’economia americana”.

La Ue, nel frattempo, continua nella politica demagogica dello “struzzo “, imperniata su “ecomania”, burocrazia e una cultura maniacale di guerra.

Un altro esempio eclatante riguarda l’istruzione.

Il 20 marzo scorso Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo con l’obiettivo di avviare lo smantellamento del Dipartimento dell’Istruzione, un’azione che rientra tra le promesse fatte durante la sua campagna elettorale. L’ordine incarica la segretaria all’Istruzione, Linda McMahon, di adottare “tutte le misure necessarie” per facilitare la chiusura del dipartimento e trasferire l’autorità educativa ai singoli Stati. Tuttavia, la completa eliminazione del dipartimento richiede l’approvazione del Congresso, con una maggioranza qualificata di 60 voti al Senato, un traguardo difficile da raggiungere dato che i repubblicani controllano solo 53 seggi.

Nonostante ciò, Trump ha già iniziato a indebolire il dipartimento attraverso misure concrete, come il licenziamento di oltre 1.300 dipendenti, riducendo l’organico a meno della metà. La Casa Bianca giustifica questa mossa sostenendo che il controllo federale sull’istruzione ha fallito, spendendo oltre 3.000 miliardi di dollari dal 1979 senza migliorare i risultati degli studenti. Critici, tra cui i democratici e i sindacati degli insegnanti, temono che ciò possa compromettere i finanziamenti per programmi essenziali, come quelli per studenti a basso reddito o con disabilità, e ampliare le disparità educative tra gli Stati.

Anche se l’ordine esecutivo segna un passo significativo, l’effettiva abolizione del dipartimento rimane incerta e dipenderà dall’esito delle battaglie legali e politiche in corso.

E’ del tutto evidente che Donald Trump sta eliminando progressivamente tutti i fortilizi del deep state dei neocon e dei Dem. La tabella di marcia sembra fissata e procede a passi rapidi, anche se non priva di problemi e di ostacoli.

Quello che è certo è che il progressismo europeo non trova più, dall’altra parte dell’Oceano, interlocutori con i quali concertare politiche, ideologie, azioni concrete.

La rivoluzione in atto è profonda e devastante per chi ha governato l’Occidente negli ultimi trent’anni.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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