
di Giorgio Cattaneo
LA PROFEZIA DI ŽIRINOVSKIJ NEL 2019: UCRAINA DIMENTICATA CON LA GUERRA IN ISRAELE, DALLE CONSEGUENZE MONDIALI. KORESHKOV: A EST DI KIEV NASCERÀ LA NUOVA GERUSALEMME?
Già nel 2019, l’ex leader nazionalista russo Vladimir Žirinovskij aveva previsto che entro il 2024 tutti si sarebbero dimenticati dell’Ucraina a causa del drammatico conflitto che sarebbe esploso in Medio Oriente. Lo segnala Nicola Bizzi, esaminando il precipitare degli eventi tra Gaza e Gerusalemme, mentre – come previsto – sul dossier ucraino sta ormai calando il sipario mediatico. Come faceva, Žirinovskij, a “sapere” che sarebbe finita esattamente così? La clamorosa “profezia” del politico russo, alleato di Putin, risale a un’intervista rilasciata a Ria Novosti quattro anni fa, quando il conflitto nel Donbass – esploso nel 2014 – era ancora ben lontano dal vedere l’intervento diretto delle forze armate di Mosca.
La disputa ucraina “dimenticata” a causa dall’aggravarsi della crisi israelo-palestinese? Žirinovskij ne aveva parlato anche nella trasmissione di Vladimir Solovyov, sul canale televisivo Russia-1: «Entro il 2024 scoppierà un conflitto in Medio Oriente e tutti semplicemente dimenticheranno cos’è l’Ucraina», aveva detto. «Stiamo parlando della Terza Guerra Mondiale: perché l’Iran non è la Corea del Nord, né il Vietnam, né il Kosovo. Qui accadranno gli eventi più terribili». Leonid Slutsky, l’attuale leader dell’Ldpr, il partito di Žirinovskij (“liberaldemocratico”, ma in realtà populista e anti-occidentale) sottolinea: fa impressione la precisione cronologica della “profezia”.
Lo stesso Oleg Soskin, già consigliere dell’ex presidente ucraino Leonid Kuchma (in carica fino al 2005), aveva previsto la fine imminente del sostegno occidentale all’esercito di Kiev proprio a causa del conflitto in Israele. A lasciare di stucco, però, è proprio la previsione di Žirinovskij: è stata formulata con un anticipo davvero sbalorditivo. E non è l’unica “profezia” del politico russo: nel 2021, in un discorso alla Duma – ricorda Open – aveva predetto con particolare precisione il giorno e l’ora dell’intervento militare russo in Ucraina. «Avverrà alle 4 del mattino del 22 febbraio», aveva detto. L’invasione – ricorda Open – sarebbe avvenuta solo due giorni dopo la data prevista.
Chi era Vladimir Vol’fovič Žirinovskij, scomparso all’età di 76 anni il 6 aprile 2022? Era nato ad Almaty (l’allora Alma-Ata, in Kazakhstan) da madre russa e padre di origine ebraica. Era in stretto contatto con il network ebraico russo-ucraino, che secondo Dmitry Koreshkov esercita tuttora una forte influenza anche sul Cremlino? Oggi, Koreshkov segnala lo strano ricovero a Mosca di Berel Lazar, prestigioso capo della comunità ebraica russa: si sarebbe infortunato cadendo, dopo aver danzato “in modo sfrenato”, come previsto durante una particolare ricorrenza religiosa, Simchat Torah (“la Gioia della Torah”), con la quale si celebra «la memoria del vagabondaggio di 40 anni del popolo ebraico attraverso il deserto, sulla strada dall’Egitto alla Terra Promessa».
«Queste danze in occasione di Simchat Torah non saranno mai dimenticate», ha detto l’addetto stampa di Lazar, Boris Gorukh: «Ha ballato fino alle due e mezza del mattino e poi alle tre e mezza è caduto». Il referto: commozione cerebrale (ma le sue condizioni, fortunatamente, non destano preoccupazione). Dettaglio significativo: Gorukh ha riferito alla stampa che, durante la celebrazione, poco prima dell’incidente occorso al rabbino capo, erano cominciate ad arrivare notizie sul conflitto esploso in Israele. «Allora il Rabbi ci ha detto che dovevamo rispettare più che mai l’usanza di ballare con la Torah, mettendo nella danza dolore e speranza, fede e fiducia, per arrivare alla vittoria».
Vicinissimo a Putin, Berel Lazar è legato all’associazione ultra-ortodossa Chabad, presieduta dal rabbino russo Alexander Boroda. Proprio Chabad, cui rispondono gli stessi ebrei ucraini, sarebbe oggi un punto di riferimento di rilevanza mondiale: la sua diplomazia vanta strettissimi legami con Mosca e Kiev, Washington e Tel Aviv. Al punto che, secondo Koreshkov, eventuali negoziati di pace tra russi e ucraini non potrebbero prescindere da quel network, probabilmente al lavoro da tempo – sotterraneamente – per mettere fine alle ostilità. Resta un giallo, tra parentesi, la morte nel Lago Maggiore di Shimoni Erez, annegato nel maggio scorso: l’ex alto dirigente del Mossad stava forse per contattare miliardari russi vicini a Putin, stanziati in lussuose ville sul Verbano?
Altro rebus, la strana cronologia degli eventi attuali: come annunciato profeticamente da Žirinovskij, l’orrore in Palestina sta letteralmente oscurando la macelleria bellica in Ucraina. Non mi stupirebbe – ragiona Koreshkov – se qualcuno pensasse di poter installare un giorno la Nuova Gerusalemme proprio nell’Est dell’Ucraina, al riparo cioè dall’ostilità islamica. «Chi sognava di dar vita allo Stato ebraico aveva pensato innanzitutto alla Crimea, prima che la scelta cadesse poi su Israele. In effetti, l’area del Donbass e alcune regioni attorno a Kiev facevano parte dell’Impero Kazaro, che nell’alto medioevo aderì all’ebraismo. Quella è l’area su cui ha insistito per secoli l’insediamento ebraico nell’Impero Russo».
Qualcuno – si domanda Koreshkov – sta forse pensando che un giorno possa nascere uno Stato-cuscinetto (ebraico) tra quel che resterà dell’Ucraina e le regioni orientali ormai annesse dalla Federazione Russa? «Sicuramente – aggiunge l’analista – la situazione in Medio Oriente è drasticamente mutata, per Israele: se nel 1948 il neonato paese si trovò a dover fronteggiare eserciti arabi non così temibili, essendo espressione di deboli nazioni post-coloniali, oggi è invece circondato da nemici potenti». Stati tecnologicamente avanzati e dotati di armamenti preoccupanti, tali da minacciare seriamente – come si è visto – la sicurezza degli israeliani.





