
Gentili custodi della Civiltà a 30 all’ora, apprendiamo con sollievo che non bisogna “arretrare”.
Guai a farlo. Arretrare è brutto, discutere è pericoloso, dubitare è reazionario.
“Città 30” è un obiettivo di civiltà, ci dite.
Lo ripetete come un mantra, quindi deve essere vero.
D’altronde l’evidenza scientifica è sopravvalutata: molto meglio uno slogan ben confezionato.
Ci assicurate che sono diminuiti morti, feriti e smog.
Peccato che, quando si guarda dentro i numeri veri, si scopre che:
il traffico è più congestionato, i motori lavorano fuori dal loro regime ottimale, lo stop&go aumenta consumi ed emissioni, e lo smog non sparisce: si accumula.
Ma questo è “tecnico”. Troppo complesso. Meglio dire che è civiltà.
Ogni motore – lo sa persino un libretto d’uso – ha una fascia di rendimento ottimale, generalmente tra i 50 e i 70 km/h, in marce alte, a velocità costante.
A 20–30 km/h, invece:
la combustione è inefficiente, i consumi aumentano, CO₂, NOx e particolato ringraziano.
Ma guai a dirlo. L’ideologia non tollera la meccanica.
Ci spiegate che “così si salvano vite”.
Curioso: un’auto che procede a 50 km/h in città ha spazi di frenata perfettamente gestibili, se il traffico scorre.
Il problema non è la velocità moderata, ma il caos, le distrazioni, le infrastrutture sbagliate e l’assenza di controlli seri.
Ma anche questo è scomodo. Meglio rallentare tutti, sempre, comunque, per principio.
Nel frattempo, però:
si radono al suolo alberi “per la sicurezza”, si stringono carreggiate, si moltiplicano colli di bottiglia,e si chiama tutto “transizione”.
Geniale.
Si distrugge il verde per salvare l’ambiente.
Si blocca il traffico per ridurre lo smog.
Si ignora la tecnica in nome della civiltà.
Il vero problema non è andare piano. Il problema è imporre soluzioni ideologiche spacciandole per verità assolute, e trattare chi fa notare le contraddizioni come un incivile, un ignorante, un nemico del progresso.
L’ignoranza fa più danni del buon senso. Soprattutto quando si traveste da virtù.
Andate pure a 30.
Ma lasciate almeno la libertà di dire che non è una religione, e che la civiltà non si misura con il tachimetro, ma con la capacità di ragionare prima di imporre.
Con rispetto per la fisica, e un po’ meno per i dogmi.





