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LA NUOVA CATENA DI MONTAGGIO DEL CONSUMISMO

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di Bruno Chiavazzo

Ho letto un bel reportage del giornalista de “La Stampa”, Andrea Rossi, che approfittando del black friday, si è fatto assumere, come interinale, nel fantasmatico nuovo stabilimento Amazon a Novara. A leggere la cronaca di una giornata di lavoro tipo, di un addetto alla spedizione pacchi c’è da interrogarsi sugli ultimi due secoli della condizione operaia, nell’opulente Occidente.

Dall’avvento dei telai automatici a vapore dell’inizio ‘800, alla “catena di montaggio” delle automobili Ford ai primi del ‘900, a quella messa in piedi da Jeff Bezos di Amazon, l’unica costante è la presenza umana. Con la differenza che adesso l’obiettivo non è quello di limitare la fatica dell’uomo, quanto quello di “ottimizzare la prestazione umana e avvicinarla il più possibile a quella di una macchina”, come scrive Andrea Rossi.

Certo è tutto molto più pulito, quasi asettico, l’ambiente di lavoro, rispetto alla fabbrica di Charlot in “Tempi Moderni” dove l’operaio veniva risucchiato dagli ingranaggi delle macchine. Ci sono cartelli ovunque di “warning”, l’attenzione è massima. Tutti i servizi, in generale, sono di ottimo livello: molti bagni, distributori d’acqua, di guanti. Il problema è staccarsi dalla propria postazione, spezzare il ritmo. 

Praticamente lo stesso lavoro alienante, ma con la musica a palla e i monitor onnipresenti, al posto dei capisquadra, che ti controllano minuto per minuto se tieni il ritmo, se ti fermi a prendere fiato o se sbagli qualche passaggio. Otto ore, con mezzora di pausa pranzo, per sei giorni su sette. Tutto questo per far arrivare il pacco che hai ordinato con un click su internet a casa tua in 24 ore. Il turn-over è continuo, c’è sempre bisogno di addetti nuovi perchè moltissimi, quasi tutti giovani, se ne vanno dopo una settimana di “trattamento” Amazon.

Ma non è un problema, le file per essere assunti sono sempre lunghissime. Certo il lavoro è fatica e, tutto sommato, rispetto ai ragazzini che scavano i minerali in Sudafrica o quelli che raccolgono i pomodori nel salernitano o nell’agro pontino, lavorare sui dieci chilometri dei nastri trasportatori dello stabilimento Amazon di Novara, è sicuramente meglio. Mutatis mutandis, però, la sostanza è identica: tutto si riduce al profitto di pochi e al consumismo dei molti innescato dai mezzi di comunicazione di massa. Pur di avere il telefonino ultimo modello a casa o, addirittura, la pizza o il sushi, pur di non staccarsi per un attimo dallala Tv o dai social, siamo disposti a chiudere occhi e orecchie su tutto quello che c’è dietro il ragazzo che bussa per consegnarti l’agognato pacchetto. Tutto questo lo chiamano progresso.

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  • Redazione

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