
“La Nato ha chiesto agli alleati europei di aumentare gli investimenti per anni e ora vediamo che le cose vanno nella direzione giusta. Siamo in stretto contatto con l’Ue e diamo il benvenuto agli sforzi dell’Ue di superare la frammentazione del settore della difesa. Tutti gli sforzi in questo senso sono buoni per la Nato. Ciò che è importante è che la Nato deve stabilire i target di capacità e gli standard: non si possono avere due sistemi diversi, in conflitto”.
Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, presentando il rapporto annuale dell’alleanza, è stato chiaro. Cara Unione, in termini di geopolitica non conti niente. A cuccia.
L’Unione Europea apra il portafogli, paghi il dovuto, ma sia chiaro che l’esercito europeo c’è già e si chiama Nato e che è la Nato che stabilisce gli standard e i target.
Quanto ha detto Stoltemberg significa una cosa ben precisa: l’Unione Europea non avrà un esercito europeo, perché c’è già la Nato, non deciderà nulla in quanto a standard militari (armamenti, munizioni, logistica, dottrina, strategia, tattica) e non deciderà nulla in merito agli obiettivi.
Se l’Unione Europea non decide nulla in merito a standard e target significa che non può avere una politica estera, ossia geopoliticamente non conta nulla.
Borrel, in buona sostanza, parla perché apre la bocca, ma potrebbe anche tacere. Macron, il pupillo dei Rorhschild che è stato cacciato dall’Africa, si agita perché vorrebbe essere il leader di eserciti europei che non ci saranno, anche se dietro le parole nasconde il business in Ucraina. La Polonia, che ambisce ad essere la punta di diamante della difesa europea, è avvertita che non decide lei cosa fare.
Quindi l’Europa cacci il “dinero”, le palanche, le svanziche, e non pensi di decidere. Chi decide c’è già e, poiché Nato significa Usa, l’equazione è semplice.
Ergo. Se Gli Usa decidono che non si mette piede in Ucraina non si mette piede. Se gli Usa decidono che si congela il conflitto in Ucraina, si congela.
Ursula stia allineata e coperta e pensi al green, ossia a mettere in condizione la finanza di comprarci le case a basso prezzo, per poi investire i guadagni negli armamenti.
Anche qui l’equazione è semplice.
Vogliamo fare qualche esempio che riguardi l’industria delle armi? Eccoci in Italia, il Paese oggi considerato il miglior alleato degli Usa. Ne è testimone il fatto che Giorgia Meloni tornerà negli Stati Uniti a settembre per ricevere il Global Citizen Award dall’Atlantic Council, uno dei due premi annuali del think tank fondato a Washington nel 1961. L’altro è il Distinguished Leadership Award, che nel 2022 è stato assegnato all’ex premier italiano Mario Draghi.
L’azienda Leonardo DRS, il colosso americano produttore di tecnologia militare controllato dall’italiana Leonardo SPA, è stata coinvolta nel più ambizioso e costoso progetto statunitense della Difesa, ossia la costruzione di dodici sottomarini a propulsione nucleare armati di missili balistici intercontinentali con testate atomiche da centinaia di kiloton.
La società è stata rilevata interamente nel 2008 dal gruppo italiano attivo nei settori della sicurezza, della difesa e dell’aerospazio, a sua volta controllato per il 30% dal ministero dell’Economia e delle finanze, e ha sottoscritto a gennaio un contratto di tre miliardi di dollari che prevede la progettazione e la realizzazione, per conto della Marina americana e della società appaltatrice (la General Dynamics Electric Boat), del motore elettrico di propulsione principale a magnete permanente e i relativi sistemi di conduzione e controllo dei sottomarini.
La collaborazione stretta con gli Usa non è nuova. Ad esempio a maggio dello scorso anno è arrivata l’ufficialità sulla costruzione della quarta fregata della classe Constellation per la US Navy, da parte del gigante nazionale di cantieristica navale Fincantieri, attraverso la sua controllata americana Marinette marine (Fmm). Il contratto, assegnato dal Dipartimento della Difesa statunitense, ha un valore di circa 526 milioni di dollari per la costruzione della fregata e rientra nel grande accordo, siglato nel 2020, del valore complessivo di circa 5,5 miliardi di dollari. La realizzazione della prima fregata è iniziata infatti alla fine di agosto 2022 a Marinette, in Wisconsin, e Fmm prevede di consegnare la nave, appunto la futura Uss Constellation, nel 2026.
Vogliamo parlare del Tempest?
Il BAE Systems Tempest è stato un progetto italo inglese di caccia multiruolo stealth di sesta generazione, proposto nel 2018 dalla BAE System, con Leonardo per la Royal Air Force e l’Aereonautica Militare italiana. Nel 2022 il progetto è confluito nel programma Global Combat Air Programme,(GCAP), fondendosi col progetto giapponese F-X ovvero, l’analoga proposta di Mitsubishi per la Koku Jeitai, ka forza aerea di autodifesa giapponese.
L’Italia, quindi, costruisce navi e sottomarini in tandem con gli Usa e aerei assieme a Inghilterra e Giappone.
Difficile pensare che questo intreccio di tecnologia avanzata possa essere gestito da Bruxelles e dal Commissario europeo della Difesa che è nelle fantasie della funambolica trasformista del Ppe Ursula Von der Leyen, la quale ha introdotto, assieme a socialisti, verdi, macronisti e M5S, tutte le nefaste leggi che stanno stritolando l’agricoltura, la manifattura e anche i cittadini europei.
Un esempio dello scempio della pericolosità della maggioranza Ursula è la recente votazione sulla casa green, un regalo alla finanza, in quanto i fondi non aspettano altro che di comperare a basso prezzo le case degli italiani, i quali, per portarle agli standard europei green, dovrebbero sborsare all’incirca mediamente 60 mila euro. Li hai? Tirali fuori. Non li hai? Chiedili alle banche che ti strozzano con i tassi alti attuali. Non fai nulla? La tua casa si deprezza e quando non ne potrai più la venderai su un mercato immobiliare dove a farla da padroni saranno i fondi.
Anche qui l’equazione è semplice: maggioranza Ursula uguale impoverimento dei singoli a favore della finanza.
Questo è il mestiere dell’Unione Europea così come è: fare il cameriere della finanza.
Quando qualcuno osa dire che l’Unione Europea nei confronti della Russia farà questo o quello, che a Kiev darà questo e quello, che manderà i propri soldati in Ucraina e via discorrendo, la Nato, in modo chiaro, come si fa con i cagnetti quando si agitano, dice: “A cuccia”.
Potrà diventare altro l’Unione Europea? Nel breve periodo (decenni) strategicamente, geopoliticamente, no.
L’Unione Europea continuerà ad essere un mercato della Nato, una moneta, una banca, un burosauro. Quella che potrà essere cambiata è l’asfissiante cappa di idiozie ideologiche con le quali hanno tentato in tutti i modi di impoverirci e di ridurci ad una massa di pecore da controllare e da tosare.
Forse riusciremo, se cambiano le maggioranze e si mandano a casa i colpevoli di tanta insensatezza, anche a fare chiarezza sulla fuffa della guerra al sovranismo.
L’Italia, come scritto sopra, nelle industrie tecnologicamente strategiche pensa agli affari suoi con Usa, Inghilterra e Giappone, che, dell’Unione non fanno parte.
La Germania pensa ai fatti suoi nel settore degli armamenti terrestri, come mostrano i bilanci della sue industrie. La tedesca Rheinmetall, infatti, uno dei più importanti produttori di armi europei, ha chiuso il bilancio 2023 con un incremento dei ricavi del 12%, ad oltre 7 miliardi di euro mentre il risultato operativo (ricavi meno costi di produzione) supera i 900 milioni, anch’esso in deciso aumento.
La Francia, in difficoltà nei partenariati europei, fa la voce grossa con Macron sull’Ucraina anche perché a settembre dello scorso anno una delegazione dell’industria della difesa francese si è recata a Kiev per negoziare diversi contratti, anche sotto forma di partnership con la produzione locale.
Si tratta di una nuova dimostrazione del cambio di paradigma intrapreso da Parigi.
Parigi aveva considerato programmi importanti in collaborazione solo con alcuni partner europei vicini, come la Gran Bretagna, la Germania o l’Italia e aveva considerato gli altri come clienti. Ora l’Ucraina diventa partner produttivo.
L’operazione, ovviamente, guarda avanti, ossia al momento nel quale ci sarà il congelamento del fronte e l’Ucraina sarà ricostruita e riarmata. In questo contesto la Francia avrà già la sua partnership attiva. Affari.
La partnership con l’Ucraina tiene conto delle difficoltà incontrate negli ultimi anni riguardo ai programmi di cooperazione con la Germania (abbandono di Tiger 3, CIFS, MAWS e difficoltà con SCAF e MGCS), Gran Bretagna (FCAS, guerra antimine, missili, ecc.) o Italia (Naviris).
Difficoltà che hanno convinto Parigi ad offrire un approccio di partnership ai suoi clienti più importanti.
Gli inizi di questo cambiamento sono comparsi in occasione della visita ufficiale del primo ministro indiano Narendra Modi in Francia, con l’annuncio di diverse iniziative di cooperazione industriale e tecnologica nel campo della difesa riguardanti in particolare la motorizzazione dei futuri caccia dell’Indian Air.
Altre intese si sono sviluppate con Grecia e Emirati Arabi uniti, ma quella con l’Ucraina ha un significato strategico in rapporto con l’Europa.
Il pupillo dei Rothschild pensa al business.
Da qui il cambiamento di Macron riguardo alla posizione della Francia sul suo sostegno all’Ucraina nei confronti della Russia, nonché alla adesione di Kiev alla NATO e all’Unione Europea.
Dietro le dichiarazioni roboanti di Macron si cela il business, come dimostra la delegazione industriale francese, che riuniva tutte le grandi aziende BITD, come Thales, Nexter, MBDA o Arquus, così come aziende più piccole e start-up, e che si è recata a settembre 2023 a Kiev per negoziare contratti di cooperazione industriale in base alla localizzazione in Ucraina di determinate capacità.
Se questo non è sovranismo, allora che cosa è?
La propaganda anti sovranista serve solo a dire che i Paesi europei non devono essere sovrani quando qualcuno vota per far svendere le case ai cittadini, mentre nessuno osa dire niente quando il sovranismo si esplica nella filiera altamente tecnologica delle armi?
Di idiozie di una propaganda ammalata non ne possiamo più.





