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LA MESCHINITA’

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di Sergio Restelli

Un altro bel problema della nostra società, è l’aver consentito che la meschinità (sia “passiva”, quella del mediocre, sia “attiva”, dell’incivile) da vizio e prova di grettezza d’animo sia diventata quasi virtù e comunque metodo di (presunta) “resilienza” e  sopravvivenza, sfuggendo le responsabilità e così cavandosela sempre, pur in modi a dir poco disdicevoli (ma che la società non sa cogliere più come tali, appunto). E, con tutto ciò, facendo che inevitabilmente la meschinità si stia diffondendo a macchia d’olio: come modus operandi, regola di vita, pretesa (distorta) di moralità e onestà, ostentazione di “furbizia”. Il termine “meschino” viene dall’arabo miskīn, cioè povero, misero. Il soggetto meschino è sventurato, scarso, gretto. Il concetto di meschino nasce, allora, con un significato di povertà infelice, di miseria sventurata, che si estende a indicare la mediocrità, la scarsità, sia in termini di qualità, sia in termini di quantità.

Aristotele considerava la meschinità un vizio per difetto: il meschino sbaglia sempre per difetto, pur credendo di fare più del dovuto. Ma Aristotele ritiene che la meschinità, rispetto ad altri vizi in cui ci sia un danno alla persona offesa, non comporti rimproveri, non sia troppo “indecoroso”. In ogni caso la relazione con l’altro è sempre in primo piano. Oggi la meschinità ha acquisito una preponderante dimensione morale: il meschino è il gretto, chi ha vedute e sentimenti angusti. La meschinità si declina in squallore, avarizia, opportunismo, e in quei segni e sensi che comportano povertà d’animo. In ogni caso va posto l’accento sulla polivocità della parola, non si tratta, cioè, di una parola dal significato esatto, geometricamente misurabile, ma essa appare nebulosa e poliedrica.

Ad ogni modo, sia che si esprima dal punto di vista di un tornaconto economico, che da quello dell’inganno dei sentimenti altrui, siamo ben lontani dal concetto di dignità, come consapevolezza dei propri principi morali e del rispetto di essi. Guardati dalle persone meschine! Esse si sentono meschine di fronte a te, e la loro bassezza cova, ardente sotto la cenere, una vendetta invisibile. Un problema della nostra società, è l’aver consentito che la meschinità (sia “passiva”, quella del mediocre, sia “attiva”, dell’incivile) da vizio e prova di grettezza d’animo sia diventata quasi virtù e comunque metodo di (presunta) “resilienza” e sopravvivenza, sfuggendo le responsabilità e così cavandosela sempre, pur in modi a dir poco disdicevoli (ma che la società non sa cogliere più come tali, appunto).

E, con tutto ciò, facendo che inevitabilmente la meschinità si stia diffondendo a macchia d’olio: come modus operandi, regola di vita, pretesa (distorta) di moralità e onestà, ostentazione di “furbizia”. La meschinità è un concetto complesso che si riferisce alla limitatezza mentale, alla mediocrità, alla grettezza e alla povertà d’animo. Si tratta di sentimenti pavidi, comportamenti ristretti e comportamenti come l’avarizia, l’opportunismo e la mancanza di nobiltà d’animo. Questa condizione può essere considerata un vizio o una prova di meschinità, ma oggi viene talvolta vista come un metodo di sopravvivenza o resilienza, creando un diffuso modus operandi che va a discapito della dignità e del rispetto tra le persone.

Nell’ambito filosofico, si è affrontato il tema dell’angoscia e della disperazione umana, riconoscendo l’importanza della libertà e della fede nel superare tali condizioni. La ricerca della verità e dell’autenticità diventano centrali nella vita di ognuno di noi, in un mondo segnato dalla malattia e dal dolore. Infine, l’amore emerge come elemento fondamentale per comprendere la vita e superare le sfide esistenziali. Essere amati sopra ogni cosa porta il più grande godimento e la salvezza, mentre la meschinità si contrappone a questi valori nobili, definendo chi è limitato, superficiale e gretto. La scelta di seguire la strada dell’amore e della fede diventa quindi cruciale per trovare significato e speranza nella vita. Ristrettezza mentale, sentimento limitato e pavido; mediocrità, grettezza: squallore, in taccagneria, in opportunismo, e in tutto quel florilegio di significati che è comportato dalla povertà d’animo. Non si tratta di una parola dal significato esatto, geometricamente misurabile: è nebulosa, versatile. Squallore in taccagneria, in opportunismo, e in tutto quel florilegio di significati che è comportato dalla povertà d’animo

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