La memoria è una funzione intellettuale che si attiva fisiologicamente a seguito dell’osservazione sensibile di tracce lasciate da oggetti o da esperienze che permettono di risalire alla configurazione di una cosa o di un evento passato.
È una funzione vitale nel nostro tempo, in quanto ci permette di identificarci, di comprendere il nostro passato e di orientarci verso il futuro, tuttavia ,ha i suoi pregiudizi e i suoi vizi, trattata da molte discipline, è radicata nell’essere umano che da sempre ha il desiderio di diventare immortale, almeno attraverso il ricordo, ci permette di avere dei punti di riferimento nel passato, di conoscere noi stessi e il mondo che gradualmente costruiamo fin dall’infanzia e in questa realtà ci muoviamo con sicurezza per tutta la nostra vita o almeno fino a quando la nostra capacità di ricordare è intatta. La memoria non è solo lo spazio dei ricordi ma anche quello dei sentimenti, tanto che gli antichi ritenevano che avesse sede nel cuore.
Ricordare diventa un modo per avvicinarsi sempre di più a se stessi, ritrovarsi e accorciare le distanze dal proprio nucleo fondamentale. Giacomo Leopardi, in particolare nelle pagine dello Zibaldone, evidenzia la connessione tra memoria e condizione umana. Il termine usato dal poeta è rimembranza, un ricordo rivissuto nel presente che crea un forte collegamento con il passato tanto da farlo sentire ancora vivo, mentre il ricordo può farci riassaporare l’entusiasmo vissuto nel passato, risvegliare in noi le aspettative per il futuro e le attese tipiche di altre età, ad esempio l’infanzia in cui domina la fantasia.
La vaghezza del ricordo produce immagini nuove, apre alle emozioni e si contrappone alla freddezza di un presente statico, fisso nei problemi concreti che chiude la mente alle illusioni vero nutrimento dell’anima. Il tema della memoria ha interessato la storia del pensiero a cominciare dai tempi antichi ed è strettamente connesso alla gnoseologia e alla conoscenza della realtà. Siamo circondati da monumenti e lapidi, nelle piazze, ai bordi delle strade e nei cimiteri, che testimoniano quanto il ricordo sia fondamentale per l’uomo.
Richiamare alla memoria chi ci ha preceduto è sicuramente un valore collettivo e contribuisce a creare l’identità sia personale sia di un popolo. Può essere influenzata dalle nostre paure e speranze per il futuro e può selezionare i ricordi e l’oblio in base ai nostri interessi e alle nostre intenzioni. La storia, d’altra parte, cerca di ricostruire obiettivamente i fatti passati attraverso prove documentali, mentre la memoria è una selezione soggettiva di quei fatti che ci sembrano rilevanti per il nostro presente e la nostra identità.
La memoria ha una funzione di autoconservazione e costituisce la sostanza della nostra identità. Senza memoria di noi stessi nel passato, non potremmo sentirci noi stessi nel presente e può essere considerata come una virtù se ci permette di superare gli errori del passato, ma può anche essere un vizio se ci fa rimanere ancorati a pregiudizi, stereotipi o ideologie che ci impediscono di vedere la realtà in modo oggettivo. L’egoismo, il familismo, il fondamentalismo e il nazionalismo sono esempi di come la memoria può trasformarsi in un vizio che porta alla conservazione e all’aggressività reattiva.
È quindi importante coltivarla, ma accompagnandola sempre con una critica attenta. La conoscenza storica può essere condivisa e dimostrata attraverso prove documentali, mentre la memoria è influenzata dalla nostra identità e dai nostri giudizi su noi stessi e sugli altri e tende a sintetizzare gli eventi in figure simboliche e mitiche, che possono condurre a distorsioni e stilizzazioni, si organizza intorno a “monumenti”, che sono poli di riferimento per gli eventi vissuti o tramandati.
Questi “monumenti” sono parte integrante della nostra cultura e vengono selezionati come paradigmi dell’esperienza che possono essere applicati in ogni epoca. Ad esempio, la memoria ebraica è caratterizzata da “monumenti” come l’Esodo, che rappresentano il passato e, al contempo, forniscono insegnamenti e scelte per il presente e il futuro, è quindi una strategia per la sopravvivenza di una minoranza dispersa tra le nazioni.
La memoria della Shoà è considerata un monumento immateriale, che non celebra la vittoria o il trionfo, ma si presenta come un’ammonizione delle catastrofi umane e come una testimonianza della capacità dell’uomo di autodistruggersi. La testimonianza di Primo Levi sull’umanità normale dei funzionari dei campi di sterminio ci costringe a confrontarci con la nostra stessa normalità e con la possibilità che anche noi, in determinate circostanze, possiamo essere coinvolti in atti di oppressione o stragi. La riflessione su Auschwitz ci porta a interrogarci sulla nostra capacità di solidarietà e sulla nostra normalità.
Le atrocità di massa possono essere compiute da persone normali che, per opportunità, conformismo o paura, possono essere coinvolte in meccanismi di oppressione. La nostra normalità richiede una costante vigilanza e una partecipazione attiva a una comunità di valori che ci esorti a essere consapevoli delle ingiustizie e a impegnarci per il bene comune, è quindi una questione centrale nella nostra società, non solo come ricordo del passato, ma come strumento per interrogarci sulla nostra normalità e sulle nostre responsabilità verso gli altri.
La domanda che ci pone la memoria è: che ne è della nostra normalità e dove ci porterà? È compito di ciascuno di noi contribuire a una comunità di valori che incida sulla società e che ci permetta di agire diversamente, se necessario.
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