Riprendiamo il timone del nostro navigare
Da bambini scopriamo che prodigio sia la vita.
La meraviglia della conoscenza. La magia della natura che ci circonda.
Le storie raccontate intorno al fuoco. La prima neve. La percezione dell’ignoto.
Siamo “emersioni” non emergenze; apparizioni non apparenze.
Poi accade qualcosa che ci allontana dalla profondità.
Recuperare la consapevolezza dell’aurora ci porterebbe a rifondare la nostra coscienza e l’amore per le nostre vite.
L’avventura sta proprio in questo: non smettere di cercare il mistero del dono della vita.
Ma il sistema, che impareremo a conoscere crescendo, ci opprime, esso farà di tutto per disgregarci, per allontanarci dallo scopo del nostro cammino sulla terra.
È un combattimento. Il rischio di perderci nell’indistinto è alto, ma non siamo mai soli in questo giardino feroce.
Il vetusto ma veritiero catechismo che da ragazzetti imparavamo a memoria ci viene in soccorso: invochiamo gli angeli custodi che ci indirizzeranno verso la via giusta.
Lo so, per alcuni tali suggerimenti appariranno infantili.
Già, oggi si parla di fisica quantistica, di progresso illimitato, persino la Chiesa si adegua all’andazzo generale.
Ebbene, lo ribadisco: non siamo mai soli.
Quell’entità celeste, quell’angelo, esiste ed è presente durante tutte le vicissitudini, le piccole gioie, le sofferenze, che contraddistinguono la nostra esistenza.
Non lo avvertiamo?
Ci credo. Il rumore di fondo copre il segnale che Lui ci invia ogni momento. Rumore frutto dei nostri pensieri stagnanti, ricorrenti, disturbanti.
Facciamo silenzio una buona volta.
Allontaniamoci dal caos quotidiano, da quelle necessità ritenute tali, in realtà superflue.
Prendiamo le distanze dalla frenesia del contingente; quella fretta che ci insegue da quando ci alziamo a quando ci corichiamo, che ci rende succubi del divenire.
Non facciamoci trascinare, riprendiamo il timone del nostro navigare.
Possiamo decollare solo controvento.





