Nullafacenti e nulla sapienti eterni bambocci
Anche a Sanremo. Il festival da sempre è una calamita irresistibile per squinternati di ogni risma, sul palco e lungo le strade. Quest’anno tredici attivisti di Extinction Rebellion hanno invaso il blue carpet cantando filastrocche sul clima.
Tredici creature convinte che una canzoncina davanti all’Ariston possa fermare lo scioglimento dei ghiacci. Sei ore in questura, foglio di via e arrivederci. Un tempo sarebbero finiti in manicomio. Oggi finiscono sui giornali.
Il copione è sempre lo stesso. Hanno tra i venti e i trent’anni, un’età in cui i loro padri avevano già moglie, figli e un mestiere. Loro no.
Quasi tutti del Nord, quasi tutti studenti universitari o ex tali, quasi tutti precari. Parlano tutti uguale, come se avessero ingoiato lo stesso volantino: “ecocidio”, “collasso climatico”, “disobbedienza civile nonviolenta”, “criminali climatici”.
Domandano sul loro sito emissioni zero entro il 2025 (fisicamente impossibile, anche perché siamo nel 2026) e venti miliardi di fondo permanente per riparazioni climatiche, senza uno straccio di analisi economica.
Sul nucleare, l’unica alternativa energetica seria, “non se la sentono di prendere posizione”. Pretendono di salvare il pianeta e non sanno nemmeno come funziona una bolletta.
Intanto, però, sanno benissimo come funziona la provocazione. Vernice arancione sulla facciata del Senato. Minestra di verdura sul Seminatore di Van Gogh a Roma. Liquido nero nella Barcaccia del Bernini, capolavoro del Seicento profanato con carbone vegetale per un post su Instagram.
A Firenze hanno imbrattato Palazzo Vecchio: cinquemila litri d’acqua per ripulirlo, nel bel mezzo di una crisi idrica. Il sindaco Nardella dovette intervenire di persona per fermarli. Cinquemila litri. Ambientalisti che sprecano acqua per protestare contro lo spreco di risorse.
C’è un ragazzo, classe 2002, che a ventidue anni ha già scritto un’autobiografia. Si intitola “L’Ecovandalo”. Ammette candidamente di aver danneggiato opere d’arte “superiori” alla sua causa, ma rifiuta l’etichetta di vandalo.
Quando gli chiedono soluzioni concrete, spiega che “il problema non è facile da risolvere” e che “nemmeno noi sappiamo come risolverlo”.
Non sanno come risolvere il problema, ma intanto distruggono il patrimonio artistico italiano. Un’inversione logica che farebbe inorridire qualunque manuale di psichiatria.
Perché di psichiatria, a ben vedere, si tratta. Solo che la malattia non è caduta dal cielo. Qualcuno l’ha coltivata con pazienza e metodo.
Non è un caso che la comunicazione del Climate Emergency Fund, la centrale di Beverly Hills che finanzia l’attivismo climatico radicale, sia diretta da Margaret Klein Salamon, psicologa clinica formata a Harvard.
Non una militante improvvisata: una professionista della mente umana che sa esattamente quali corde toccare. Vent’anni di propaganda apocalittica martellante, nelle scuole, nei media, nei social, hanno prodotto un risultato clinicamente misurabile: l’eco-ansia.
La psicologa clinica Salamon ha saputo come instillare paura cronica della catastrofe ambientale, attacchi di panico, insonnia, depressione.
I più mentalmente deboli sono stati così convinti di non avere futuro, terrorizzati da scenari di estinzione, ripetuti come mantra fino a diventare verità rivelata. “Ultima generazione del vecchio mondo”, “condanna a morte”, “mondo decimato sotto i nostri occhi”. Chi parla così non argomenta. Recluta. È la grammatica delle sette, non della politica.
Grazie alla potenza transnazionale dei social, milioni di ragazzi sani sono stati trasformati in malati cronici di paura.
Questo non è ambientalismo. È il più grande esperimento di manipolazione psicologica di massa mai condotto su una generazione in tempo di pace.
La signora Salamon però non lavora gratis. Il denaro arriva da molto lontano.
Chi ha fondato quel fondo di Beverly Hills?
Tra gli altri, Aileen Getty. Il cognome dice tutto. Ereditiera di una delle più grandi fortune petrolifere della storia americana, la signora Getty finanzia la guerra al petrolio. Con i soldi del petrolio. Non è ironia: è sfida aperta all’intelligenza di chiunque.
A chi conviene?
Il Green Deal europeo vale mille miliardi in dieci anni. I fondi verdi hanno reso fino al cinquantuno per cento annuo. Chi aveva già investito miliardi in rinnovabili e obbligazioni verdi aveva un solo problema: che i governi accelerassero la transizione, rendendo obbligatorio ciò in cui loro avevano già scommesso. Serviva pressione. Servivano le piazze.
Servivano adulti col cervello da quindicenni disposti a farsi arrestare per una causa in cui credono sinceramente, senza avere la minima idea di chi li muova come pedine. Carne da cannone dell’ecologismo di lusso.
C’è un dettaglio che nessuno nota. Questi movimenti, finanziati con denaro americano, attaccano sistematicamente l’industria energetica europea. Imbrattano la sede dell’Eni, non quella della ExxonMobil.
Tingono di verde il Canal Grande a Venezia, non l’Hudson a New York. Bloccano il raccordo anulare a Roma, non la Interstate 95 a Houston.
L’Europa deindustrializza, rinuncia alla propria autonomia energetica e diventa dipendente dai pannelli solari cinesi (la Cina produce l’ottanta per cento del fotovoltaico mondiale) e dal gas naturale liquefatto americano.
Ecologismo o politica industriale travestita da salvezza del pianeta?
Nel 2024 il fondo di Beverly Hills ha tagliato i finanziamenti all’Europa per concentrarsi sul Nord America. Missione compiuta. Le leggi verdi sono state approvate, gli investimenti piazzati, i ragazzini non servono più. Li hanno usati e li hanno buttati.
La prima accolita colpita è Ultima Generazione, che oggi sopravvive con 185.000 euro di donazioni, 4.500 piccoli donatori e dieci processi in corso, che gli indottrinati dovranno pagarsi da soli. Intanto i burattinai sono già al tavolo a contare i rendimenti.
Quei poveretti abbindolati, fermati a Sanremo, che cantavano sul blue carpet: “Stella stellina, l’ecocidio si avvicina” non sapevano che non era una filastrocca per il pianeta. Era l’ultimo ritornello di una impostura colossale. Con le tasche piene degli uni e i fogli di via degli altri.





