di Antonio Foccillo
Il vile atto vandalico alla targa della memoria di Giacomo Matteotti, ancora di più, fa riflettere su come sia ridotto questo Paese, in cui la memoria storica non esiste più e conseguentemente come si pensa di svilire il pensiero avverso. Per questo vorrei proporre una disanima su quello che è successo in Italia per arrivare a questa condizione distruttiva.
Le nazioni si devono forgiare nel ricordo del passato e solo la memoria storica dei tanti eroi, martiri, uomini e donne che si sono sacrificati può rappresentare l’esempio per i tanti giovani che si vorrebbero affacciare alla vita politica, sociale e civile.
In latino si diceva recuperare il principi e realizzare il perfectum. Solo cosi si riesce a cogliere quell’apprezzabile risultato che si ottiene unicamente con il trasmettere ogni pars della storia
Se l’intento è dimostrare che le condizioni di libertà, giustizia e progresso sono attuali ed essenziali e quei principi sono tuttora validi, allora, solo la conoscenza degli antefatti ci consente di possedere il presente nella circostanziata nettezza dei suoi attuali confini. Solo il ricordo storico ha una sua intrinseca utilità nella descrizione dell’importanza di quello che si è ottenuto e realizzato nell’attualità.
Non vogliamo arrivare al perfetto che non è di questo mondo, ma dobbiamo trasmettere il sacrificio di quegli uomini e quelle donne, per rilanciare quei valori che possono essere una ragione di vita di questa nostra società che li ha persi e rischia l’imbarbarimento delle relazioni, perché sono prevalenti, invece, l’egoismo, l’egocentrismo, l’individualismo, la competizione sfrenata.
Solo attraverso il ricordo e la conoscenza ci si può orientare per progredire sempre più. È giusto ribadire le tante azioni del passato perché hanno prodotto quei diritto e tutele nella vita democratica e nel lavoro di cui tutti abbiamo potuto usufruire.
Una paese che non ricorda il suo passato non dà valore al presente. Senza la memoria storica un paese è come un corpo senza sangue.
Cosi purtroppo è avvenuto! Con il rifiuto della memoria lentamente abbiamo dimenticato e come un tsunami abbiamo travolto tanti principi e valori che, grazie al martirio di quegli uomini e donne, che avevano combattuto contro la tirannide, avevano reso il nostro Paese civile e democratico.
Lentamente si sono distrutte tante regole del vivere civile e solidale. La prima è il rapporto fra i rappresentanti e i rappresentati che dovrebbe vederli uniti e collegati in una corrispondenza progettuale che abbia avvio attraverso una scelta diretta operata da rappresentato e non viceversa. Il rapporto, invece, quando inizia e se inizia, è solo dopo le elezioni al Parlamento. Eletti, oltretutto che vengono scelti solo su decisioni di un vertice sempre più ristretto.
La seconda è la garanzia di presenza, soprattutto in Parlamento, di tutte le varie articolazioni della società. Cosa che non avviene quasi vi fosse una scelta ad escludendum per talune realtà sociali a vantaggio di categorie privilegiate.
La terza è la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale attraverso gli strumenti che la Costituzione prevede e che i partiti, i sindacati e le associazioni devono garantire.
Infine, un sistema di bilanciamento dei pesi e contrappesi che impedisca la creazione di oligarchie egemoniche, mantenga vivo il controllo democratico e tuteli le minoranze.
Ebbene, oggi, la paralisi e la crisi di tutte queste condizioni stanno dimostrando quanto sia ridotto lo spazio di partecipazione, di pluralismo, di dialettica e quindi di democrazia.
Per non essere accusato di avere preconcetti e pregiudizi, in quanto, non riteniamo si tratti di una questione legata a chi stia al governo in carica, oggi destra ieri sinistra – ma più realisticamente di regole, di strumenti, e di possibilità che in questi anni, in virtù di un marginalizzazione della volontà popolare, hanno alimentato il disinteresse e il disimpegno in prima persona della gente alla vita politica.
Si è iniziato con l’eliminazione di una intera classe dirigente e soprattutto di molti partiti, che erano quelli che avevano impiantato e ramificato la democrazia e il benessere. E che – nonostante tutto – erano veri contenitori di idee, strumenti di formazione e confronto, anche per effetto delle “criminalizzate” correnti. Essi, difatti, attraverso la dialettica interna facevano crescere la cultura politica e il senso dello Stato nelle persone che li frequentavano e vi militavano. Poi, dopo una prima selezione li inserivano nei vari livelli di gestione della cosa pubblica in modo da contribuire alla formazione e alla preparazione diversificata e poliedrica dei loro gruppi dirigenti, che era rivolta essenzialmente a poter dialogare con i diversi interlocutori sociali e politici e a mediare fra tutti gli interessi Nel contempo questo metodo portava frequentemente a essere verificati e verificabili.
Non sono così sciocco di non ricordare che anche nella “prima repubblica” esisteva lo scontro politico, anche grave, ma non arrivava a questo livello di disprezzo e alla negazione del riconoscimento dell’ interlocuzione dell’altro.
Questo grande stravolgimento che avvenuto con la nascita della “seconda repubblica”, per effetto anche di tangentopoli, ha portato, prima alla sostituzione dei partiti e dei loro gruppi dirigenti con la cosiddetta società civile, non comprendendo che essa avesse in sé tutti i difetti propri di coloro che si volevano sostituire e che – oltretutto – molti rappresentavano solo segmenti senza storia e formazione politica e non avevano cultura collettiva, ma erano esclusivamente portatori di singole realtà e/o specificità.
Successivamente, la rappresentanza politica fu affidata a movimenti che avevano una frequentazione con la discussione politica aggressiva, spesso corporativa o conflittuale. Anche essi rappresentavano una parte della società e non erano capaci o non avevano la cultura di riconoscere le ragione dell’altro, ma protesi solo ad affermare le proprie. Inoltre, imponevano scelte non condivise dalla generalità dei cittadini.
Il sistema elettorale quello maggioritario che sostituì il proporzionale, proprio perché ritenuto elitario, ha ancora di più semplificato la partecipazione e la ricerca del consenso e ha imposto personale politico esclusivamente più visibile, più ricco o più telegenico, con lo stesso metodo della pubblicità che impone al consumatore un prodotto piuttosto che un altro, sancendo la vittoria dell’apparire sul valore dell’essere.
Le sedi istituzionali della democrazia sono state semplificate. Si è imposto il governo del presidente, del governatore, del sindaco che scelgono, a loro volta, le figure di rappresentanza esecutiva senza permettere ai cittadini di farlo, come in passato, con il loro voto. Infatti, le assemblee, dove sono presenti opposizioni e maggioranze hanno perso il potere decisionale, mentre le giunte non hanno possibilità di opporsi alle scelte di chi è a capo, altrimenti possono essere sostituiti facilmente.
Si sono criminalizzato le idealità e la politica non si è divisa con programmi di governo alternativi, a secondo se fossero di destra o di sinistra. Le nuove formazioni politiche hanno tutte sposato le filosofie e i dogmi della finanza e del neo liberismo, facendo venire meno il confronto e il riconoscimento dei valori che proponevano con le loro strategie.
Infine, piano piano la memoria storica è stata sostituita dai nuovi leader che hanno sostenuto che la storia iniziasse con il loro avvento.
Tutto questo ha prodotto quello a cui stiamo assistendo, dove si confonde anche la propria storia e un conseguente allontanamento dei cittadini da tutto quello che rappresenta impegno, valore e ideale, riducendo così la democrazia e anche la libertà. Non è un caso che una stagione di diritti e di libertà civili, sociali e collettive hanno perso mordente e modernità.
La libertà, infatti, si difende solo con la partecipazione convinta e con l’alternativa di proposte che rappresentano modelli alternativi e fondati su ideali che i cittadini possono scegliere sulla base delle loro convinzioni.
A parer mio, vi è ancora lo spazio, basta averne la consapevolezza che lo si voglia fare, per ripristinare ideali e valori, costruendo contenitori di idee e formazioni di gruppi dirigenti e che, attraverso l’emancipazione dei singoli, ritrovino lo spirito collettivo e l’alternanza della proposta politica.
Sosteneva Robert Maynard Hutichins: “È improbabile che la democrazia sia un assassinio perpetrato mediante un’imboscata, Sarà piuttosto una lenta estinzione per apatia, indifferenza e sotto nutrizione”.
A noi e alla nostra capacità progettuale il compito di smentire e restituire la “res pubblica” al controllo della società, salvando e rafforzando la democrazia.




