
La guerra per procura tra Usa e Russia, che si svolge sul territorio dell’Ucraina, si sta spostando in Africa. E si sta spostando con una modalità che fa pensare al peggio, ossia ad una sorta di guerra ibrida giocata con compagnie di ventura.
Dopo il colpo di Stato del Niger, tutta la fascia del Sahel è di fatto passata sotto l’influenza russa, con la presenza della Wagner che, ufficialmente, è una compagnia di ventura non riconosciuta da Mosca, attualmente dislocata in Bielorussia ma che, di fatto, è longa manus del Cremlino.
Il 16 agosto, l’agenzia Tass, rilanciata da vari media (Agenzia Nova, alarabya.net, almayadeen.net) ha fatto sapere che, stando ad una fonte diplomatico-militare, il servizio di intelligence britannico MI-6 avrebbe preparato una squadra di sabotaggio composta da 100 militanti di gruppi nazionalisti ucraini per operazioni sul suolo africano.
La fonte citata dall’Agenzia Tass avrebbe detto: “Secondo informazioni, confermate da diverse fonti, il servizio speciale britannico MI-6 ha formato e preparato per il dispiegamento nel continente meridionale una squadra di sabotaggio e assassinio, composta da membri di gruppi nazionalisti ucraini e neonazisti, nel tentativo di impedire la cooperazione tra Paesi africani e Russia”.
“Secondo la fonte – si legge nel testo rilasciato dalla Tass – a luglio il governo di Kiev ha incaricato il servizio di sicurezza nazionale del paese SBU, il servizio di intelligence militare GUR e il ministero della Difesa di aiutare MI-6 e SAS a selezionare 100 militanti di gruppi nazionalisti ucraini con una vasta esperienza di combattimento “sul fronte orientale .”
Le istruzioni sarebbero state date su richiesta di Londra.
La fonte avrebbe detto all’Agenzia Tass che “il compito della squadra ucraina, formata dai servizi speciali britannici, sarà quello di effettuare attacchi di sabotaggio alle strutture infrastrutturali in Africa e di assassinare i leader africani che guardano alla cooperazione con la Russia” e che “il tenente colonnello della GUR [Direzione principale dell’intelligence] del ministero della Difesa ucraino Vitali Prashchuk è stato nominato comandante della squadra ucraina”.
Vitaly Prashchuk è nato nella regione ucraina di Vinnitsa nel 1980. Ha partecipato alle ostilità nella regione di Donetsk e Lugansk nel 2014-2016 come comandante di una squadra di sabotaggio e ricognizione. Nel 2015, Prashchuk è stato arruolato nel 73 ° Centro per le operazioni marittime ed è stato membro del servizio della Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino fino al 2017. Ha partecipato a operazioni congiunte di GUR e dell’intelligence britannica in Zimbabwe. Prashchuk si è ritirato dal servizio attivo nel 2019. Successivamente è stato eletto membro del parlamento ucraino, Verkhovna Rada. Quando è iniziata l’operazione speciale russa in Ucraina, era un ufficiale di riserva della GUR.
Se le notizie che ha battuto l’Agenzia Tass rispondono a verità, siamo di fronte ad uno spostamento in Africa del confronto per procura tra la sfera anglosassone (Usa, Inghilterra) e la Russia, visto che quello in atto sulla pelle degli ucraini sta volgendo verso uno stallo senza via d’uscita, anche per l’inconsistenza strategica, tattica e di logistica dimostrata dagli Usa e dalla Nato, che stanno evidenziando come l’apparato militare-industriale occidentale non sia in grado di reggere.
Vedi in proposito il mio articolo del 17 agosto scorso: https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/13338-la-dura-lezione-del-dneper-agli-strateghi-atlantici.html
La guerra in Ucraina, ormai, volge verso uno stallo che prelude ad una sorta di soluzione coreana, non essendo più sostenibile economicamente e militarmente.
Il presidente della Bielorussia Aleksander Lukashenko, in un’intervista alla giornalista ucraina Diana Panchenko, rilanciata dall’agenzia Belta, ha affermato che “la guerra in Ucraina doveva e poteva essere evitata”.
“È necessario e possibile”, fermare la guerra, ha detto il leader di Minsk, “in qualsiasi momento. Anche ora”.
Lukashenko ha assicurato che Minsk non entrerà nella guerra in Ucraina, se gli ucraini non attraverseranno il confine. Allo stesso tempo ha assicurato che il suo Paese aiuterà sempre la Russia.
“L’Ucraina come Stato scomparirà, se non ci fermiamo ora e ci sediamo al tavolo dei negoziati”, ha avvertito Lukashenko, spiegando che “la Russia è abbastanza potente” e che, “anche con l’aiuto dell’Occidente, l’Ucraina non riuscirà a resistere”. “Fermatevi ora e sedetevi al tavolo dei negoziati”, ha detto infine Lukashenko, “la Russia lo sta proponendo, ma voi non volete”.
Se il leader bielorusso fa capire che è ora di chiudere la vicenda ucraina, dalla Francia arrivano le prime note di una ripresa del dialogo con la Russia.
In Francia, infatti, martedi prossimo uscirà il nuovo libro dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, dal titolo emblematico “Le Temps des Combats” (“Il Tempo delle Battaglie”). Anticipando alcuni contenuti del libro, Sarkozy, con un’intervista esclusiva a Le Figaro, ha affermato: “È dovere del presidente francese tenere aperta la via del dialogo con la Russia. Abbiamo bisogno dei russi e i russi hanno bisogno di noi. La Russia è la vicina dell’Europa e lo rimarrà'”.
La posizione di Sarkozy è stata subito ripresa dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitri Medvedev, il quale, commentando l’intervista a Le Figaro, su Twitter ha affermato: ”Come ho detto più volte, i politici europei del passato avevano una levatura maggiore di quelli odierni. Nicolas Sarkozy, per esempio, che ha contribuito a risolvere il conflitto con la Georgia nel 2008, non ha perso la salute mentale”.
Ovviamente di tono totalmente diverso il commento del consigliere presidenziale ucraino Mykhailo Podolyak, il quale, sempre su Twitter, ha detto che l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy è direttamente complice dei crimini di lunga data che la Russia commette in Ucraina.
Nell’intervista a “Le Figaro”, l’ex presidente francese ha chiesto di raggiungere dei “compromessi” per porre fine alla guerra iniziata dalla Russia contro l’Ucraina. Secondo l’ex titolare dell’Eliseo, la Crimea era un territorio russo sino al 1954, e la maggior parte degli abitanti della Crimea “si è sempre sentita di nazionalità russa”, un fatto che pone “qualsiasi passo indietro” rispetto alla situazione attuale – ovvero l’occupazione della Crimea – come “illusorio”.
“Gli incoraggiamenti di Sarkozy rappresentano una complicità diretta a un crimine di vecchia data. Non si possono incoraggiare i criminali con frasi tipo ‘terra in cambio della pace’”, ha stigmatizzato Podolyak. Secondo il consigliere presidenziale, non ci sono “nuovi territori della Russia” e Mosca non aveva diritto a indire i cosiddetti “referendum”. Inoltre, la Crimea e il Donbass erano e sono parte del territorio sovrano dell’Ucraina e, di conseguenza “l’unico modo per fermare davvero la guerra è il ripristino di questi territori al rispetto diritto internazionale. Il che significa solo una cosa: la Russia deve perdere”.
La comprensibile posizione dei leader ucraini sembra essere sempre più distante dalla realtà.
Le posizioni di Sarkozy non giungono a caso e nel vuoto.
Nei giorni scorsi un funzionario della Nato aveva espresso l’idea che l’ingresso nell’Alleanza potesse essere raggiunta con la fine della guerra e con una cessione di territorio alla Russia.
L’India ha invitato al G20 Vladimir Putin e non Zelensky, derubricando la questione dell’Ucraina ad una delle tante presenti nel mondo.
E’ evidente che nelle cancellerie di vari Stati sta maturando l’idea che la guerra tra Mosca e Washington, per interposta Kiev, deve concludersi alla svelta.
Da qui lo spostamento del confronto tra Usa, Inghilterra e Mosca in una zona del mondo meno soggetta ad irritare le popolazioni occidentali, che stanno mostrandosi sempre più insofferenti per il prolungarsi di un conflitto che è diventato di logoramento, con devastanti conseguenze economiche.
E’ probabile che, se la Tass ha fornito notizie veritiere, il Sahel possa diventare rovente, non solo per la temperatura locale.





