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La guerra in Iran e le solite letture di parte

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guerra in Iran

L’orrore della guerra

Premessa. In Iran non si sta leggendo un libro ma un capitolo di un grosso volume. Che ha già molti altri capitoli.

Non si sta assistendo ad un dramma ma ad una delle molte scene di uno dei molti atti di una tragedia che ha una trama molto complessa. Dunque, per sapere cosa succede non bisogna aspettare un nuovo libro: la risposta è nella pagina dopo.

Ed il tempo per prepararsi è solo quello di voltare la pagina. Se non si ha contezza di questo, si sbaglia e di molto.

Parola d’ordine: in Iran è in corso un conflitto “regionale”. A me sembra di no.

Se gli emirati arabi sono colpiti dall’Iran, anche quelli che hanno rifiutato il permesso di utilizzare le basi americane sul loro suolo; se la Russia fornisce aiuti militari e strategici; se la Cina, come al solito silenziosamente, ha avviato una risposta alla guerra non meno densa di effetti utilizzando l’arma delle finanze; se Israele, prima di iniziare il conflitto, ha pensato bene di assicurarsi la neutralità dell’India; se molti altri segnali non continueremo a ignorarli, è chiaro che di limitato (si fa per dire) c’è solo il territorio sul quale si sta combattendo.

Per il resto, è l’intero mondo a muoversi. Non è un conflitto mondiale: non ancora, ma il rischio c’è. Di certo non è un conflitto locale.

Il perché incaponirsi a considerare il conflitto come regionale porta conseguenze per me chiare. Come prima cosa, di non avere preciso il quadro di riferimento.

Perché, se guerra è locale, la responsabilità di Trump e di Netanyahu, che comunque c’è, è aggravata dal fatto che si tratta di un’azione del “genocida” israeliano in cerca di territori e di potere, appoggiata dal “folle” americano con la scusa di esportare la democrazia ma per vantaggi economici e prestigio personale. Il tutto anche a costo di un cataclisma bellico ed economico.

In realtà è possibile che tra le motivazioni vi siano quelle contestate, peraltro portate avanti in un clima di antiamericanismo ed antisionismo. Ma che l’Iran abbia costruito un insieme di alleanze e finanziato gruppi armati che rivendicano la cancellazione di Israele (Hezbollah, le milizie sciite irachene, gli Houthi in Yemen, i diversi gruppi siriani, Hamas) e che sia sempre più un punto di forza nel tentativo di gestione dell’intero Medio Oriente da parte di Russia e Cina, sembra lo si dimentichi.

Metto in un cantone a che punto sta la dotazione dell’atomica da parte di Iran. Ma la certezza è che quella zona del mondo è capace di condizionare pesantemente l’intero pianeta, l’Europa prima e più di tutti.

E questo sembra sottovalutarsi. Il blocco di Hormuz e le conseguenze che si intravedono non sembrano aver insegnato niente. Il coinvolgimento dei tanti Paesi da me citati all’inizio dice dell’importanze che essi assegnano a come finirà.

Queste considerazioni non tolgono nulla all’orrore della guerra ed al rifiuto di essa come soluzione inaccettabile per risolvere le controversie internazionali. Servono però per capire la portata e la dimensione di quello che sta accadendo.

Il controllo anche indiretto di quella parte del Medio Oriente è terreno di scontro tra i due poli che si stanno contendendo la supremazia mondiale. Il gioco è dunque questo, le risposte devono essere adeguate a questo.

Per questo anche riservare le responsabilità solo a due o tre personaggi è assolutorio di molte altre responsabilità maturate nel tempo. Le manzoniane grida sul diritto internazionale vilipeso le si conservano solo per Putin, Trump e Netanyahu. E non è così.

Vi sono state finora molte omissioni di condanna: e le omissioni maturano sempre situazioni che generano i mostri.

Infine, non si possono confondere i tempi, quello che è stato e l’oggi. Giudicare chi e come sta provocando un cataclisma assai rischioso sarà obbligatorio: ma non ora. Ora bisogna vedere cosa fare. Perché il presente è la guerra e uno sconvolgimento economico.

Ma se non capiamo cosa davvero succede, diventa difficile imbroccare la strada giusta.

Autore

  • Giuseppe Augieri

    Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.

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