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L’India illustra la sua politica estera

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L'India illustra la sua politica estera

In India i leader mondiali per il ‘Raisina Dialogue’

L’India illustra i principi che guidano la sua politica estera. Il Dialogo Raisina è diventato sempre più qualcosa di più di una semplice conferenza.

Funge da palcoscenico in cui l’India illustra i principi che guidano la sua politica estera.

La sequenza degli eventi di quest’anno la partecipazione virtuale del Ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar seguita dalla presenza a Delhi del Vice Ministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha offerto un esempio insolitamente chiaro di come Nuova Delhi gestisca relazioni conflittuali in un contesto geopolitico polarizzato.

L’ordine delle apparizioni è stato di per sé rivelatore. Il ministro degli Esteri israeliano si è rivolto virtualmente per primo alla conferenza, esponendo le preoccupazioni di Israele in materia di sicurezza e difendendo la campagna militare lanciata contro l’Iran.

Poco dopo, il viceministro degli Esteri iraniano è apparso a Delhi e ha utilizzato la stessa piattaforma per criticare aspramente la guerra e avvertire che Teheran considerava lo scontro come esistenziale.

La giustapposizione di queste due prospettive nello stesso forum non è stata casuale. Rifletteva il deliberato sforzo dell’India di preservare il dialogo diplomatico con gli attori rivali anche durante i periodi di conflitto aperto.

Tuttavia, il Dialogo Raisina di quest’anno non si è svolto nel vuoto. Si è svolto in un contesto caratterizzato da una serie di eventi che hanno evidenziato la complessità della posizione dell’India.

Pochi giorni prima che il conflitto degenerasse in guerra aperta, il Primo Ministro Narendra Modi si era recato in Israele, rafforzando la partnership strategica sempre più stretta tra i due Paesi.

Nell’ultimo decennio Israele è diventato un partner chiave per l’India in materia di difesa e tecnologia, e la visita ha riaffermato la cooperazione in settori che spaziano dalla sicurezza e innovazione all’agricoltura e alla gestione delle risorse idriche.

Tuttavia, a pochi giorni da quella visita, la regione entrò in una fase radicalmente diversa. Israele e Stati Uniti lanciarono attacchi militari contro l’Iran, trasformando lo scontro in un conflitto aperto. Allo stesso tempo, gli eventi nell’Oceano Indiano hanno inaspettatamente collegato l’India alla crisi in corso.

A febbraio, la Marina indiana aveva ospitato l’International Fleet Review 2026 e le esercitazioni navali MILAN a Visakhapatnam, uno dei più grandi raduni marittimi mai organizzati dall’India, che ha riunito navi e personale di decine di marine straniere.

Tra le navi partecipanti c’era la fregata iraniana IRIS Dena, che si era recata in India come ospite invitato della Marina indiana.

Il 4 marzo, mentre tornava a casa dall’evento navale ospitato dall’India, la nave fu silurata e affondata da un sottomarino statunitense in acque internazionali al largo della costa dello Sri Lanka, uccidendo almeno 87 marinai.

L’incidente trasformò immediatamente un’esercitazione navale ospitata dall’India in una controversia geopolitica. La nave che aveva recentemente partecipato alla diplomazia marittima indiana divenne una delle prime vittime del conflitto in espansione.

È in questo contesto che il viceministro degli Esteri iraniano è arrivato a Delhi e ha parlato al Dialogo Raisina. Nel suo intervento ha fatto riferimento diretto all’affondamento della nave da guerra iraniana, descrivendolo come un’escalation inaccettabile e insistendo sul fatto che un simile attacco non poteva restare senza risposta.

Di fatto, il Dialogo Raisina è diventato la prima importante piattaforma internazionale in cui l’Iran ha inquadrato pubblicamente l’incidente navale e la guerra in senso più ampio.

Per l’India, questa convergenza di eventi ha creato un delicato momento diplomatico.

Nel giro di pochi giorni, Nuova Delhi ha ribadito la sua partnership con Israele, ha ospitato una nave da guerra iraniana nell’ambito della sua diplomazia navale, ha assistito alla distruzione di quella nave durante l’escalation della guerra e ha poi accolto un viceministro degli Esteri iraniano per parlare alla sua principale conferenza strategica.

Il risultato illustra la caratteristica distintiva della politica estera indiana: l’autonomia strategica.

L’India ha costantemente ampliato la sua partnership con Israele, in particolare nei settori della tecnologia della difesa, della cooperazione in materia di intelligence e dell’innovazione.

Allo stesso tempo, mantiene legami di lunga data con l’Iran, radicati nella geografia, negli interessi energetici e in progetti di connettività come lo sviluppo del porto di Chabahar.

Entrambe le relazioni servono interessi indiani cruciali. La sicurezza energetica, la stabilità marittima nell’Oceano Indiano e la sicurezza di milioni di cittadini indiani che lavorano nella regione del Golfo richiedono all’India di mantenere la comunicazione con più attori nell’Asia occidentale contemporaneamente.

Il Dialogo Raisina ha quindi rappresentato un microcosmo dell’approccio diplomatico più ampio dell’India. Ospitando le voci israeliane e iraniane nello stesso forum strategico, Nuova Delhi ha dimostrato la sua volontà di coinvolgere entrambe le parti senza allinearsi formalmente con nessuna delle due.

Questo gioco di equilibri è sempre più centrale nella visione geopolitica emergente dell’India. Nuova Delhi vede ora la regione che si estende dall’Oceano Indiano al Mediterraneo come uno spazio strategico interconnesso, plasmato da flussi energetici, rotte marittime e corridoi economici emergenti che collegano Asia ed Europa.

La guerra tra Israele e Iran rappresenta quindi non solo una crisi di sicurezza regionale, ma anche una potenziale interruzione dell’architettura di connettività che l’India sta tentando di costruire nell’Indo-Mediterraneo.

La risposta dell’India non è stata quella di porsi come mediatore, né di adottare una neutralità in senso classico. Nuova Delhi sta invece cercando di esercitare influenza attraverso un dialogo continuo con tutte le parti in causa.

Il dialogo Raisina ha catturato questa postura con insolita chiarezza. Israele ha parlato per primo. L’Iran ha risposto ore dopo.
Entrambi lo hanno fatto su una piattaforma indiana. In un sistema internazionale sempre più definito da rigidi blocchi geopolitici, l’India sembra determinata a rimanere qualcosa di diverso: una potenza che mantiene partnership strategiche, preservando al contempo lo spazio diplomatico per parlare anche con gli avversari.

Informazioni sull’autore

Sergio Restelli è un consigliere politico, autore ed esperto di geopolitica italiano. Ha prestato servizio nel governo Craxi negli anni 90 come assistente speciale del vicepresidente del Consiglio e Ministro della Giustizia Martelli e ha lavorato a stretto contatto con i magistrati antimafia Falcone e Borsellino.

Negli ultimi decenni è stato coinvolto in iniziative di peace building e diplomazia in Medio Oriente e Nord Africa. Ha scritto per Geopolitica e diverse testate italiane online e cartacee. Nel 2020 è stato pubblicato il suo primo romanzo ‘Napoli sta bene’, poi il Duca e Gennarino e ora in editing ‘L’irriducibile’.

Autore

  • Sergio Restelli

    Sergio Restelli non è solo un consulente politico o un autore: è una voce che invita alla riflessione, alla comprensione e alla ricerca di soluzioni in un mondo spesso concentrato sulle divisioni. La sua carriera dimostra come politica, diplomazia e impegno intellettuale possano contribuire a costruire ponti e delineare un futuro migliore.

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