Groenlandia, Russia e Nigeria nella nuova guerra delle rotte energetiche
La competizione internazionale per l’energia non si misura più soltanto nella disponibilità delle risorse, ma nella capacità di controllare le infrastrutture, i corridoi logistici e le direttrici attraverso le quali le materie prime raggiungono i mercati.
Negli articoli di Nuovo Giornale nazionale vi abbiamo raccontato le trasformazioni dei corridoi logistici dalla nascita della rotta, Russia – Nigeria fino alla rotta Russia Nigeria al ponte con le isole dell’Andamane.
Ed è in una di queste filiere che si incontrano tre dinamiche che sono solo apparentemente distanti. La crescita del settore energetico nigeriano, la proiezione russa verso l’Asia attraverso l’Artico e il consolidamento della presenza militare americana in Groenlandia notizia arrivata il giorno dopo la sconfitta dei repubblicani.
La Nigeria offre un punto di partenza per comprendere come stia cambiando la geografia dell’energia, nel settembre del 2026, la compagnia petrolifera nazionale NNPC ha reso noto i dati di produzione che raccontano un Paese che sta cercando di rafforzare il proprio ruolo energetico, aumentando la produzione e sviluppando la capacità di trasformare il petrolio in prodotti raffinati.
Ma produrre di più non basta, per consolidare la propria posizione sui mercati internazionali, la Nigeria deve anche poter trasportare e vendere la propria energia in modo efficiente, riducendo la dipendenza dalle infrastrutture altrui.
Allora facciamo un passo indietro e torniamo al 2025 quando la Russia ha annunciato l’apertura di una linea marittima diretta tra il porto di Novorossijsk, sul Mar Nero e Lagos, in Nigeria.
Il progetto è stato pensato per facilitare gli scambi con l’Africa occidentale, mostrando quanto le rotte siano uno strumento concreto di politica economica, disponendo di collegamenti regolari che le portino ai mercati.
La linea verso Lagos, tuttavia, non va confusa con la Rotta del Mare del Nord, che corre lungo la costa artica russa e collega l’Europa al Pacifico attraverso lo Stretto di Bering.
Sono due direttrici diverse, ma rivelano la stessa strategia, costruire e presidiare corridoi capaci di rendere più sicuri e meno dipendenti i flussi commerciali.
Per Mosca, la rotta artica è anche un’infrastruttura di valore militare; per gli Stati Uniti, la Groenlandia conta perché si trova in una posizione cruciale per sorvegliare e proteggere gli accessi all’Artico e al Nord Atlantico.
La Rotta marittima settentrionale, lungo la costa siberiana ha una rilevanza crescente nella strategia russa, nella stagione di navigazione del 2026, le spedizioni di greggio e prodotti petroliferi dai porti russi attraverso questa direttrice hanno raggiunto 13,2 milioni di barili, superando il precedente record di 12,2 milioni registrato nel 2025.
Il dato riguarda i volumi caricati per il trasporto verso l’Asia, non la produzione giornaliera russa.
La rotta consente a Mosca di diversificare i percorsi di esportazione e di rafforzare i collegamenti con i mercati asiatici, soprattutto quello cinese, in una fase in cui le restrizioni occidentali e le tensioni sui corridoi tradizionali aumentano il valore delle alternative logistiche.
La navigazione artica resta condizionata dalla stagionalità, dalle condizioni del ghiaccio, dalla disponibilità di rompighiaccio e dai costi assicurativi e operativi, ma il suo crescente utilizzo commerciale dimostra che la geografia del trasporto energetico è ormai parte integrante della strategia internazionale russa.
La Russia dispone di una posizione geografica favorevole e di una rete di installazioni militari e logistiche che le consente di presidiare una parte rilevante della costa artica, la Cina, pur non essendo una potenza artica, considera la regione una possibile direttrice di diversificazione commerciale e un accesso alle risorse settentrionali.
Gli Stati Uniti hanno interesse a impedire che il consolidamento russo e cinese si traduca in un controllo esclusivo delle principali rotte e infrastrutture della regione.
Il via libera del Parlamento groenlandese all’accordo di sicurezza con Stati Uniti e Danimarca è arrivato il 3 novembre, lo stesso giorno delle elezioni americane di midterm, ed apre la strada a due nuove aree di difesa statunitensi, a Narsarsuaq, nel sud della Groenlandia, e a Mestersvig, sulla costa orientale, oltre a consentire l’ammodernamento e l’ampliamento della base di Pituffik, già operativa.
L’accordo, firmato il 22 settembre, prevede inoltre la possibilità di sviluppare capacità connesse al Golden Dome, il progetto americano di difesa antimissile che punta a integrare satelliti, radar e sistemi di intercettazione per proteggere il territorio statunitense.
La posizione geografica delle due nuove aree chiarisce la logica del dispositivo americano. Narsarsuaq, nel sud dell’isola, ospitò durante la Seconda guerra mondiale la base statunitense Bluie West One, chiusa negli anni Cinquanta e la sua collocazione, in prossimità delle direttrici che collegano il Nord Atlantico alle acque artiche, la rende rilevante per la sorveglianza e il sostegno logistico delle operazioni nella regione.
Mestersvig, sulla costa orientale, è invece un avamposto utilizzato dalla pattuglia danese Sirius, specializzata nel pattugliamento artico, la sua posizione consente di guardare direttamente alle rotte che costeggiano la Groenlandia orientale e alle aree settentrionali del bacino artico.
Le due nuove aree non sono ancora basi operative, ma l’accordo autorizza la loro istituzione, mentre i dettagli tecnici e le modalità di realizzazione dovranno essere concordati tra le parti.
Pituffik, situata nel nord-ovest della Groenlandia, rappresenta già il principale presidio militare statunitense sull’isola, la sua posizione è essenziale per la sorveglianza spaziale e l’allerta precoce, perché consente di monitorare le direttrici attraverso le quali potrebbero transitare vettori missilistici provenienti dalla Russia.
Il rafforzamento di Pituffik e la possibilità di sviluppare nuove aree a sud e a est ampliano la capacità americana di osservazione e sostegno operativo lungo un arco geografico che collega il Nord Atlantico alle rotte artiche.
Anche l’installazione del Golden Dome lo dobbiamo considerare all’interno di questa architettura, in quanto non è soltanto un progetto tecnologico di difesa antimissile, ma un sistema che richiede una rete integrata di sensori, satelliti, comunicazioni e capacità di intercettazione.
La Groenlandia, per la sua collocazione geografica, può contribuire alla sorveglianza delle direttrici settentrionali e alla protezione del territorio nordamericano.
Precisiamo che il rafforzamento della presenza americana non equivale a un trasferimento di sovranità, l’isola resta parte del Regno di Danimarca e l’accordo conferma il ruolo delle autorità groenlandesi nella definizione delle condizioni della presenza militare.
La coincidenza tra la ratifica groenlandese e le elezioni americane è politicamente significativa, i Democratici hanno conquistato il controllo di entrambe le camere del Congresso, imponendo a Donald Trump un nuovo equilibrio istituzionale per la seconda parte del mandato ma la strategia americana nell’Artico, risponde a interessi di sicurezza nazionale che precedono il voto e che non dipendono esclusivamente dalla maggioranza parlamentare.
La difesa del Nord Atlantico, la sorveglianza delle direttrici settentrionali e la competizione con Russia e Cina costituiscono una traiettoria di lungo periodo, destinata a proseguire anche in presenza di un Congresso politicamente ostile alla Casa Bianca.
La lettura strategica è dunque più ampia della semplice successione degli eventi.
La Nigeria ci mostra il valore della capacità produttiva e della trasformazione industriale; la Russia dimostra quanto una rotta alternativa possa rafforzare l’autonomia commerciale e la capacità di resistere alle pressioni esterne; la Groenlandia evidenzia come il controllo militare di un territorio possa proteggere i corridoi e condizionare la libertà di movimento degli altri attori.
Tre manifestazioni di una stessa trasformazione, il potere globale si esercita sempre più attraverso il controllo delle infrastrutture che rendono possibile il movimento di energia, merci e capacità militari.
L’Artico è uno dei luoghi nei quali questa trasformazione diventa più evidente, perché la progressiva accessibilità delle rotte settentrionali, la crescita delle esportazioni russe verso l’Asia e il rafforzamento del dispositivo americano in Groenlandia convergono in uno spazio di crescente competizione strategica.
Il controllo dei nodi geografici, la protezione delle infrastrutture e la continuità dei flussi energetici assumono una rilevanza che supera la dimensione commerciale e investe direttamente la sicurezza nazionale.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


