Le contraddizioni dei Dem e il ruolo sottovalutato dei moderati
Sono felice che Trump sia stato ridimensionato.
La vittoria dei Dem è una splendida notizia sia perché tarpa le ali a un personaggio – Trump – che diventava sempre più pericoloso per le sue alzate d’ingegno; e sia perché segna un freno – non so ancora se una inversione di tendenza – rispetto al dispiegarsi delle destre nel controllo dei governi del mondo occidentale.
Detto questo, contesto però a chi “festeggia troppo” alcune questioni.
Non ha vinto la democrazia perché Trump ha perso. Quella che lo ha visto soccombere è la stessa democrazia che consentì la sua elezione.
Pensare che esista democrazia solo quando il nemico è stato sconfitto è il prodromo di pericolose involuzioni. Facciamo a capirci.
Non ha vinto la sinistra: ha vinto il “centro-sinistra”. Che per me vale doppio. Basta vedere i nominativi ed i curricula degli eletti sia al congresso e sia ai governatorati.
I background culturali estremamente diversificati – esempio di una pluralità che va studiata per come segna l’integrazione e per come rivaluta l’ascensore sociale – si accompagnano a proposte politiche variegate che non escludono il pensiero di “centro”. Che in alcuni casi è stato il motore della vittoria.
La politica interna, ne sono convinto, riceverà uno scossone. Ma cantare vittorie mi sembra prematuro: Trump ha meno poteri, sarà più controllato, ma i problemi di base restano. E le ricette per affrontarli sono tutt’altro che scontatamente diverse e più “di sinistra”.
Le banche di tutto il mondo festeggiano e le ipotesi di “patrimoniale” vengono scartate: direi che questo dovrebbe far riflettere qualcuno per evitare di dover prendere troppi malox dopo. Davvero più welfare?
Vedremo.
Il busillis della politica estera potrebbe prendere una strada che desta preoccupazione. Per me – che resto convinto di voler restare nel campo delle culture, filosofie e modi di agire occidentali – il correlativo rafforzamento dei gerarchi del gruppo dei BRICS non mi riempie di gioia.
Se è vero che l’America ha segnato una serie di piccole sconfitte nella competizione produttiva e commerciale, è anche vero che resta un baluardo all’espansione di chi non ha alcuna difficoltà ad invadere mercati e tendere al monopolio delle tecnologie. Un baluardo che non ha alternative. Quale se no: l’Europa?
E sulla sorte del debito pubblico americano ed i suoi riflessi finanziari mantengo una forte attenzione: perché quello, di fatto, finisce per essere un pezzo del nostro debito.
Infine, gli aspetti dell’equilibrio “bellico”. Come verrà affrontata la vicenda delle due guerre “a noi vicine” in atto mi lascia dubbioso. Soprattutto lo scontro con l’Iran. Il ricatto, pesantissimo, di quest’ultima – Putin e Xi Jinping alle sue spalle – è esplicitamente rivolto a tutto il mondo occidentale.
Insieme al dispiegamento delle bandiere del tripudio perché Trump è stato sconfitto, mi domanderei anche cosa succederebbe se gli USA si ritirassero completamente dallo scontro con tutte le milizie iraniane nelle sue diverse forme, compreso il terrorismo che finanzia.
Domanda più che legittima visto che tutti gli osservatori, e la stessa Casa Bianca, attribuiscono soprattutto alla guerra con l’Iran le ragioni della sconfitta.
Godiamoci, dunque, il ridimensionamento di potere di un despota.
Ma… adelante Pedro.





