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Tunisia – UE: dal Patto per il Mediterraneo a Elmed

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Tunisia - UE

Partenariato strategico tra le due sponde – Le trasformazioni dell’economia mondiale, l’aumento dei prezzi, le tendenze protezionistiche e l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche hanno modificato gli equilibri internazionali, rafforzando il ruolo strategico dei Paesi mediterranei

A Cura di Agenzia Nova

Superare la gestione delle emergenze e costruire un partenariato strategico fondato sulla reciprocità, sull’integrazione economica e sulla sicurezza energetica e alimentare.

È questa la sfida al centro del nuovo Patto per il Mediterraneo, presentato dall’Unione europea (UE), e del confronto sulle relazioni tra le due sponde del Mediterraneo emerso durante la 28ma edizione del Forum internazionale del magazine “Réalités”, in corso ad Hammamet.

Un confronto che ha visto convergere le posizioni dell’ambasciatore dell’UE in Tunisia, Giuseppe Perrone, dell’ambasciatrice di Francia, Anne Gueguen, e dell’ambasciatore d’Italia, Alessandro Prunas, sulla necessità di rafforzare una cooperazione che tenga conto degli interessi strategici di entrambe le sponde.

La cooperazione euro-mediterranea “deve superare gli approcci tradizionali e diventare una necessità strategica reciproca, andando oltre la semplice gestione delle crisi”, ha affermato Perrone, intervenendo al Forum dedicato al tema “Tunisia e UE: il Patto per il Mediterraneo di fronte agli shock globali”.

Le trasformazioni dell’economia mondiale, l’aumento dei prezzi, le tendenze protezionistiche e l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche hanno modificato gli equilibri internazionali, rafforzando il ruolo strategico dei Paesi mediterranei.

In questo scenario, le sfide comuni, dalla sicurezza energetica e alimentare alle trasformazioni economiche, rendono indispensabile una cooperazione più strutturata, capace non soltanto di rispondere alle emergenze, ma anche di anticipare gli shock e pianificare soluzioni sostenibili.

L’ambasciatore europeo ha individuato una convergenza tra le priorità di Bruxelles e quelle di Tunisi: l’Unione europea punta a rafforzare la propria autonomia strategica, mentre la Tunisia mira a consolidare la sovranità energetica, alimentare ed economica.

Due obiettivi che, secondo Perrone, non sono in contraddizione, ma possono tradursi in nuove opportunità di integrazione e sviluppo di interessi comuni. In questa prospettiva, il diplomatico ha citato il progetto di interconnessione elettrica Elmed tra Tunisia e Italia come modello di cooperazione tra Africa ed Europa.

I grandi progetti infrastrutturali, ha osservato, possono favorire l’integrazione economica, lo sviluppo delle catene del valore, gli investimenti e il trasferimento di competenze e tecnologie, contribuendo contemporaneamente a ridurre le dipendenze nei settori strategici.

Il peso economico dell’Europa nei confronti della Tunisia è stato evidenziato dall’ambasciatrice di Francia, Anne Guéguen, secondo cui l’UE rappresenta il 55 per cento degli scambi commerciali complessivi del Paese nordafricano, tra importazioni ed esportazioni, mentre la Cina, primo fornitore, incide per il 7,5 per cento.

Guéguen ha sottolineato che gli scambi con l’Unione generano un surplus commerciale a favore della Tunisia, contribuendo alla crescita economica, all’occupazione e al rafforzamento delle riserve valutarie.

Nel rapporto bilaterale con Parigi, nel 2025 gli investimenti diretti francesi hanno contribuito alla creazione di oltre 4.300 posti di lavoro, mentre il surplus commerciale tunisino nei confronti della Francia ha raggiunto 1,8 miliardi di euro.

L’ambasciatrice ha inoltre ricordato che “il 97 per cento delle esportazioni africane verso l’UE è esente da dazi”, indicando nell’accesso al mercato europeo uno degli elementi del carattere “reciprocamente vantaggioso delle relazioni commerciali”.

La diplomatica ha richiamato “le vulnerabilità condivise da Europa, Mediterraneo e Africa di fronte a crisi internazionali, dal Covid-19 alla guerra in Ucraina, fino alla distruzione di Gaza e alle tensioni che interessano gli stretti di Hormuz e Bab el Mandeb, con le conseguenti ripercussioni sulla navigazione e sulle catene di approvvigionamento”.

Cambiamento climatico, trasformazione digitale, intelligenza artificiale, traffici di stupefacenti e instabilità geopolitica richiedono, secondo Guéguen, risposte coordinate.

La prossimità geografica e umana tra le due sponde deve quindi trasformarsi in un vantaggio strategico, attraverso il rafforzamento delle catene di approvvigionamento energetico, l’accesso alle materie prime critiche e lo sviluppo di filiere industriali integrate.

Una dimensione, quest’ultima, che si affianca a quella della mobilità e della formazione: “l’UE accoglie circa 300 mila studenti africani, quasi la metà dei quali in Francia”. Gueguen ha inoltre collegato il rilancio della cooperazione euro-mediterranea alla presidenza francese del G7 nel 2026 e al percorso di preparazione del vertice Africa-Francia di Nairobi, sottolineando “la necessità di partenariati più inclusivi”.

Il Patto per il Mediterraneo, ha avvertito, non deve diventare “un nuovo strumento burocratico”, ma riaffermare una priorità politica europea, con le persone, la cooperazione economica e la reciprocità al centro.

Sul versante italiano, Prunas ha indicato in Elmed “uno degli esempi più concreti di questa strategia”. Il progetto, entrato nella fase operativa nel giugno 2026 con la conclusione dei contratti con i fornitori e l’avvio dei lavori, collegherà le reti elettriche di Tunisia e Italia attraverso un cavo sottomarino, il primo del genere tra il continente africano e quello europeo.

L’infrastruttura ha già ottenuto 307 milioni di euro di finanziamenti a fondo perduto dalla Commissione europea attraverso il programma Connecting Europe Facility, risultando il primo progetto al di fuori dei confini dell’Ue a beneficiare di questo strumento.

“Elmed è un’infrastruttura strategica perché garantirà una maggiore sicurezza energetica per la Tunisia e per l’Europa. Siamo insieme in questa partita”, ha affermato Prunas, evidenziando anche le ricadute potenziali per l’economia tunisina in termini di trasferimento tecnologico, manutenzione e sviluppo delle competenze necessarie alla gestione dell’interconnessione.

In questo contesto, l’ambasciatore ha richiamato il potenziale dell’ecosistema nazionale delle start-up, che conta circa 1.600 realtà, diverse delle quali attive nel settore energetico.

Il progetto si inserisce nella più ampia strategia di cooperazione e co-sviluppo del Piano Mattei per l’Africa, lanciato dal governo italiano nel gennaio 2024. Prunas ha richiamato l’approccio di Enrico Mattei nei confronti dei Paesi produttori di idrocarburi, “fondato su condizioni più eque e sulla convinzione che la prosperità dei partner rappresenti un interesse reciproco”.

Una visione che, secondo il diplomatico, trova un precedente nella cooperazione energetica tra Roma e Tunisi attraverso il gasdotto Transmed, o gasdotto Enrico Mattei, che da circa quattro decenni assicura un approvvigionamento regolare di gas alla Tunisia, riconoscendole una quota del 5,25 per cento dei volumi trasportati come diritto di transito.

Il confronto di Hammamet si inserisce nel quadro del nuovo Patto per il Mediterraneo, presentato dalla Commissione europea nell’ottobre 2025 e lanciato a Barcellona con la partecipazione dei partner della regione.

Il primo piano d’azione, presentato nell’aprile 2026, comprende 21 iniziative nei settori dello sviluppo umano, della formazione e della mobilità, delle economie sostenibili e interconnesse, della sicurezza e della gestione delle crisi.

La questione centrale resta tuttavia il ruolo dei Paesi della sponda sud nella definizione delle priorità comuni. Il presidente del Forum, Tayeb Zahhar, ha sottolineato la necessità che la Tunisia partecipi attivamente all’elaborazione dei programmi, superando “la condizione di semplice destinatario delle politiche europee”.

Energie rinnovabili, ricerca scientifica, innovazione, formazione e integrazione produttiva rappresentano, in questa prospettiva, alcuni dei settori nei quali costruire “un partenariato più equilibrato”.

Una direzione che, nelle diverse declinazioni illustrate dai rappresentanti diplomatici europei intervenuti ad Hammamet, punta a trasformare la prossimità mediterranea da fattore geografico in una risorsa economica e strategica condivisa.

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  • Redazione

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