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Fermiamo i distruttori di civiltà, anche con i sogni e le utopie

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sogni e utopie

La guerra già ci tocca

L’impressione che sto percependo è quella che ci stiamo assuefacendo alla guerra, ai suoi crimini, ai lutti, alle distruzioni di infrastrutture e alle conseguenze sul piano economico e sociale.

Qui non è importante solo chi l’avvia, ma è da valutare cosa c’è dietro: aziende costruttrici di armi, speculazioni finanziarie, voglia di determinare il destino dei popoli aggrediti.

Non ci soffermiamo con la giusta determinazione e con un forte impegno a tentare di combattere le violenze verso le popolazioni, le donne e i bambini, verso gli uomini che muoiono nel andare a combattere.

Le loro sofferenze è un grido di dolore che dovrebbe smuovere coscienze, cervelli e cuore. Intere popolazioni stanno pagando un prezzo molto caro che non può essere accettato. Emarginazione, povertà e morti stanno toccando apici mai visti.

Noi, in particolare in Occidente, viviamo le nostre vite tranquilli, come se tutto questo non ci toccherà mai. Invece, il rischio è altissimo per la globalità che i conflitti  possono toccare e possono espandersi in modo sempre più esponenziale.

Anche se, con una dimensione diversa, già ci tocca, perché ogni conflitto (in particolare le guerre recenti: in Ucraina e in Medio Oriente, porta con sé anche un aumento vertiginoso dei prodotti energetici e dei beni di prima necessità.

L’aumento di materie prime e dei costi dell’energia, compresi tutti i prodotti del riscaldamento, stanno aggravando la situazione anche in Europa.

Come si affronta è la domanda più complessa e difficile da risolvere. Anche se nessuno si può chiamare fuori di fronte alla barbarie!

Ci vogliono precise responsabilità, valori e regole verso cui indirizzare il mondo, la democrazia e la politica.

Mi rendo conto che tanti, anche sul nostro giornale, stanno affrontando questi conflitti con dotte analisi e giuste valutazione nel descrivere gli scenari, le colpe e le offese subite.

Affrontano quali sono le azioni da fare per annullare tutti i terrorismi che pure vivono nel mondo, e anche i regimi dittatoriali e violenti, che di per sé, impongono alle loro stesse popolazioni lutti, privazioni, torture e violenze di vario genere.

Certamente vanno abbattuti e vanno distrutti gli arsenali di rischio. Come va eliminata ogni forma di terrorismo. Ma non dimentichiamo che esistono esempi nel passato come il racconto biblico del primo fratricidio. Caino, pur essendo fratelli, per gelosia uccise Abele.

Ed è questa la mia denuncia! Non deve esistere una società in cui alcuni, sempre di meno, possono condizionare, imporre e soffocare l’altro, mentre quest’ultimo deve solo subire.

Primo o poi la reazione dei secondi sarà violenta e rischia di distruggere tutto, se non prima il mondo viene distrutto da un conflitto con qualche bomba atomica.

Quello che voglio mettere in risalto che contro questa tendenza dissolutrice del genere umano, bisogna porsi l’obiettivo di esaltare contemporaneamente quei valori di libertà, uguaglianza, fratellanza e quei principi di solidarietà che sono stati i caratteri ideali per molto tempo del mondo occidentale. I soli che possano impedire sempre più accentuati limiti alla libertà e alla autodeterminazione dei popoli.

Popper[1] sosteneva: “La democrazia è la volontà di non arrendersi di fronte a qualsiasi forza, qualsiasi potere che pretende di essere irresistibile”. Tutto questo dovrebbe far risvegliare le coscienze e far ritornare a propugnare alcuni dei valori considerati antichi, per riaffermare concetti di democrazia, partecipazione, libertà e coesione fra i popoli.

L’invito che si può fare alla politica, ai mass media, alle associazioni è parliamo essenzialmente di quello che avviene sulle popolazioni, sulle infrastrutture, sulle violenze e sulle povertà. Fermiamo i criminali e i distruttori della civiltà.

Non giustifichiamo niente. Non c’è motivazione alle sofferenze. Non è giustificabile, l’aggressione ad altri popoli. Non si può accettare l’impunità di regimi corrotti e violenti che negano qualsiasi diritto alle persone, anche quello più piccolo.

Qualcuno mi dirà che sono un sognatore. Che da sempre esiste la contrapposizione fra forti e deboli, che da sempre la guerra è fatta per arricchire qualcuno e di conseguenza impoverire qualcun altro, che è antropologico il cercare di rubare le ricchezze degli altri.

È vero sono un sognatore! Ma il mondo le sue tante conquiste che sembravano impossibili le ha realizzate perché sono esistite i sognatori che hanno visto prima degli altri le conseguenze che erano determinate dai misfatti, li hanno combattuti e hanno permesso di vivere meglio.

Il potere li ha sempre combattuti. Li ha chiamati profeti, filosofi, eretici, utopici, martiri, eroi, patrioti, partigiani, ma erano solo uomini e donne che hanno quasi sempre sacrificato la vita per il bene degli altri e per un modo diverso e migliore.

Attraverso i loro sacrifici e le loro utopie hanno prodotto opinione pubblica consapevole, conquiste, libertà, democrazia, diritti, tutele, istituzioni, partiti, sindacati e società più giuste e più solidali.

Ecco perché sono convinto che la realtà delle società può ancora essere positiva, che si possono sconfiggere i tiranni e gli oppressori e si possono limitare i tanti Caini che pure esistono ancora. Soprattutto quando sembra impossibile che bisogna ribellarsi e cambiare l’inevitabile. Nonostante che sembra irrealizzabile io ci credo ancora!

Dipende da noi sognatori. Viva l’utopia, viva l’esempio di pochi per il bene di molti!

[1]  G. Giorello, 2011, Popper e la filosofia della scienza, pag. 21, Gruppo editoriale l’Espresso, Roma

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