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LA GUERRA DEL GRANO E L’INFLAZIONE

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La guerra del grano è in pieno svolgimento e non riguarda i Paesi poveri, che del grano ucraino hanno avuto il 3%, ma i Paesi ricchi, che lo hanno avuto per l’80 per cento e che ora, con il blocco, lo pagheranno di più sui mercati internazionali, con un evidente riflesso sui prezzi e quindi sull’inflazione.

Dei Paesi poveri, a quanto pare, importa ben poco ai Paesi ricchi, al di là della propaganda.

In questa guerra, ieri, la Russia ha assestato un nuovo colpo alle vie di possibile passaggio del grano ucraino.

Al fine di evitare di colpire qualche nave che trasporta grano a Paesi amici (vedi Cina), la Russia ha scelto la strada di colpire i porti e lo stoccaggio e di impedire vie alternative.

La Russia, proprio per questo, ieri ha attaccato con droni iraniani infrastrutture di stoccaggio del grano nei porti fluviali di Reni e Izmail sul Danubio, al confine tra l’oblast di Odessa e la Romania, come ha riferito il capo dell’amministrazione regionale, Oleh Kiper, su Telegram citato dalla Bbc.

Quella dei porti fluviali di Reni e Izmail è una rotta terrestre per l’esportazione di cereali ucraini, cruciale dopo il ritiro russo dall’accordo per il passaggio sicuro nel mar Nero.

Dai porti del Danubio le navi potrebbero transitare nella stretta via marittima di competenza delle acque territoriali rumene, aggirando così il blocco navale imposto da Mosca.

Porti sul Danubio

Bombardando Odessa e al contempo i porti sul Danubio Mosca impedisce, senza dover attaccare navi in transito, qualsiasi esportazione di grano e di altro dall’Ucraina, costringendo Kiev a usare le vie di terra.

Sulla questione è intervenuta ieri Giorgia Meloni, la quale ha chiesto alla Russia di ripensare l’accordo sul Mar Nero.

«La guerra in Ucraina – ha detto il presidente del Consiglio italiano – ha contribuito a scatenare ondate d’inflazione in tutto il mondo a spese delle nazioni più vulnerabili, soprattutto nel Sud globale e ha avuto un impatto anche sulla sicurezza alimentare in molte nazioni africane già messe a dura prova da lunghi periodi di siccità».

«La decisione della Russia di interrompere l’iniziativa per il grano nel Mar Nero sta aggravando la crisi della sicurezza alimentare globale. Noi continueremo a sostenere tutti gli sforzi per la ripresa di questa importante iniziativa ed esortiamo la Russia a riconsiderare la sua decisione».

Come è ormai ampiamente noto, la questione dell’accordo non rinnovato riguarda la possibilità per la Russia di vedere garantita la sua esportazione di fertilizzanti e di vedere attivato lo Swift per una banca agricola in modo da ricevere i pagamenti per i fertilizzanti venduti a Paesi che pagano in dollari.

Riprendere la via dell’accordo è probabilmente possibile, non con gli appelli al cuore, che a quanto pare a Mosca incidono poco, ma con proposte concrete che soddisfino tutte le parti in gioco.

Il resto è propaganda.

Autore

  • Redazione

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