di Mauro Del Bue
Zelensky ha presentato a Biden cinque punti per la vittoria: armi che possano consentire di colpire il territorio russo, ancora più armi, più fondi per il governo, ingresso anticipato nella Ue e nella Nato. Il presidente americano é perplesso. La Russia potrebbe reagire con armi devastanti. Insomma non crede alla vittoria. Penso anch’io che sia difficile mettere al tappeto una potenza nucleare come la Russia. Si é tentato con pesanti sanzioni economiche, iniziate dopo l’annessione della Crimea e rafforzate dopo l’invasione dell’Ucraina, ma é intervenuta la Cina in sintonia con l’India e i paesi del Brics che contestano l’egemonia del dollaro e si pongono come alterativa al mondo occidentale.
Si é tentato col documento cinese (via le sanzioni in cambio dell’autonomia e dell’integrità dell’Ucraina) ma la Russia ha continuato a bombardare e ad avanzare nel Donbass. Si é tentato con una manovra di aggiramento dal Nord per conquistare territorio russo e costringere le armate nel Donbass a trasferirsi in quella zona. Ma il territorio di Kursk, parzialmente conquistato dagli ucraini, é stato poi in parte ripreso dai russi. Intanto non si contano le migliaia e migliaia di morti (almeno centomila secondo fonti attendibili, di cui 10mila civili tra i quali 535 bambini). Come fermare questo massacro tenendo ben ferma la barra dell’appoggio alla resistenza ucraina? Ho l’impressione che se vincerà Trump, che giudica Putin “un amico” e Zelensky “il più grande venditore della storia perché quando viene qui ritorna con 60 miliardi di dollari”, la guerra finirà. Ma con la capitolazione dell’Ucraina, privata del sostegno americano, e con l’occupazione russa o dell’intero Paese o di gran parte di esso da parte dell’amico Putin.
Diverso il discorso se dovesse vincere la Harris che con l’apporto dei democratici e in linea col suo predecessore non lascerà mai sola l’Ucraina. In questo caso però lo stesso Biden e lei stessa non pensano che la guerra all’Ucraina si debba trasformare in una guerra mondiale, oltretutto saldandosi col conflitto mediorientale. E dunque un tavolo negoziale prima o poi lo aprirà. Dei cinque punti di Zelensky due diventano decisivi. L’ingresso dell’Ucraina nella Ue e la sua adesione alla Nato, magari concedendo il Donbass in una condizione di autonomia sotto il controllo Onu. Questo potrebbe indurre gli ucraini ad essere sicuri rispetto a successive ingerenze russe e i cittadini russofili del Don Bass a non vivere sotto l’influsso ucraino.
Ma sono solo idee, supposizioni, previsioni. E magari anche irrealizzabili. Il punto é che due anni e mezzo di guerra non hanno risolto nulla, che Putin non si é indebolito, che la Cina non ha potuto o voluto svolgere un ruolo autonomo, magari cone interlocutore degli Usa. Se la scatola ucraina non si apre ancora più chiusa risulta essere quella mediorientale. Qui il discorso é opposto. E’ il paese aggredito, Israele, il 7 ottobre, che dispone degli armamenti atomici e dunque un piano palestinese e arabo per la vittoria (cioè la cancellazione dello stato di Israele) risulta impossibile. Oltre che, naturalmente criminale (lo stato di Israele é stato fondato su decisione dellAssemblea delle Nazioni unite nel 1945).Ma é il proposito di Hamas, di Hezbollah, della galassia del movimentismo armato palestinese (non dell’Olp che ne ha riconosciuto il diritto all’esistenza) degli altri stati mediorientali (con la sola esclusione di Egitto e Giordania).
Israele ha il diritto di difendersi. Ma il diritto alla difesa ha dei limiti. Le stragi di Gaza non hanno giustificazioni e rispondono solo al velenoso bisogno di vendetta. Fanno il gioco di Hamas il cui leader Ghazi Hamad ha esplicitamente annunciato il bisogno di sangue per la vittoria finale (le basi missilistiche vengono per questo tenute vicine alle scuole e agli ospedali, come nel Libano le basi di Hezbollah). Avrebbe dovuto innanzitutto, il leader israeliano, trattare per liberare gli ostaggi (troppi sono morti anche a causa del fuoco amico) prima di qualsiasi attacco, poi formare un contingente militare con concorso o il consenso degli Usa, dell’Europa e degli stati arabi, tentare una mediazione attraverso l’Olp per l’individuazione dei responsabili del massacro del 7 ottobre e infine sferrare l’attacco.
Adesso la guerra si é spostata a Nord con migliaia di razzi lanciati da Hezbollah, dal territorio libanese, e migliaia e migliaia di israeliani costretti ad evacuare dalle proprie terre e vivere sottoterra. La reazione di Israele sul Libano é stata massiccia, centinaia di morti, un paio di capi terroristi e gli altri innocenti. Netanyahu é volato a Washington e il pensiero fisso degli americani é di evitare l’escalation. Tutto diventa tremendamente complicato. L’Egitto e la Giordania si tengono fuori. Gli sciiti di Hezbollah sono appoggiati dall’Iran, stato sciita. La guerra in Libano potrebbe spostarsi all’Iran da un momento all’altro e unire il mondo sciita in una crociata contro Israele. E’ quello che l’America, che il mondo, anche per il bene di Israele, non vogliono. La fine della guerra, anzi delle guerre, pare lontana.




