Home Cultura LA DERISIONE DEGLI ARCHETIPI, EMPIETÀ PARIGINA IMPERDONABILE

LA DERISIONE DEGLI ARCHETIPI, EMPIETÀ PARIGINA IMPERDONABILE

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Una delle miserie umane di questi giorni è vedere tanti pseudo intellettuali, subito seguiti da una torma di adepti della setta, tentare di giustificare la blasfemica rappresentazione parigina andando a scovare dipinti di ogni genere, rappresentanti scene relative a divinità pagane, per dare degli ignoranti a coloro i quali si sono adombrati (eufemismo) per lo scempio dell’Ultima cena ad opera del regista dell’apertura parigina dei giochi olimpici.

Premesso che se Paris 2024 ufficialmente ha chiesto scusa alla comunità cristiana per le offese all’Ultima cena, questo significa che di Ultima cena si trattava.

Rimane il fatto che lo sforzo idiota di mettere in fila opera d’arte rappresentati divinità pagane non sposta di un millimetro la gravità di quanto è avvenuto.

Come ho già scritto, la blasfemica proposizione dell’Ultima cena o del Festino degli déi in chiave drag queen, è l’affermazione sfacciata della hỳbris, che non è solo «insolenza, tracotanza», ma nella cultura greca antica è anche personificazione della prevaricazione dell’uomo contro il volere divino; è l’orgoglio che, derivato dalla propria potenza o fortuna, si manifesta con un atteggiamento di ostinata sopravvalutazione delle proprie forze.

La derisione degli déi è empietà, ossia comportamento che prescinde consapevolmente da quanto è ritenuto sacro o morale, suscitando una profonda e generale reazione di orrore o ribellione.

Così è stato.

La hỳbris era rivolta contro gli Dèi e da loro era punita, come ben insegna il mito di Prometeo.

La logica della rappresentazione parigina è quella dell’Homo Deus di Yuval Noah Harari, delle follie transumaniste di Paolo Alto, del World Economic Forum, del cosmismo.

Gesù e gli apostoli, o gli déi dell’Olimpo, possono essere sostituiti dai simboli grotteschi dell’uomo transgenico, ossia dell’uomo dio che costruisce se stesso come gli pare e piace, irridendo il divino.

Siamo di fronte ad un’operazione sapiente di derisione di archetipi e di simboli, per affermare un mondo transumano e materialista.

Se consideriamo gli déi come archetipi, possiamo a questo punto ben vedere quale è stata l’operazione di derisione e cancellazione di riferimenti ancestrali, radicali della civiltà Occidentale e non solo.

Si è detto che a quel tavolo non c’era Gesù, ma c’erano Apoollo e Dioniso, ossia, due archetipi fondamentali della civiltà occidentale, trasformati in oscene figure di drag queen, in maschere di una tragedia dell’orrore, in pagliacci della triste rappresentazione della degradazione umana.

Apollo, dio della luce, è figlio di Latona, la notte, a sua volta figlia di Ceo e Febe, i cui nomi significano “Intelligenza” e “Luna”.

“Latona – scrive Christian Jacq – è l’incarnazione greca del principio femminile nel suo aspetto più fondamentale; riunendo in sé le virtù della luna, simbolo della ricettività delle forze dell’universo, e dell’intelligenza, capacità di penetrare nel cuore degli esseri e delle cose, la madre del Sole è un immenso focolaio di vita”. [1]

Latona dà vita a due gemelli, Apollo e Artemide, l’uno il principio luminoso che è il Logos, l’altra la Physis, l’aspetto manifeso dell’Archè (Latona).

La coppia gemellare Apollo Artemide, introduce uno degli enigmi con i quali i sapienti si sono rapportati e con i quali coloro che seguono la via misterico-iniziatica si confrontano.

Questo enigma ci è posto dal mito di Leto, la Notte, la quale è madre di una coppia gemellare: Apollo (l’Uno improntante) e Artemide (la Natura molteplice).

Il mito concettualmente ha la stessa valenza del Prologo di Giovanni: l’Arché (la Notte), il Logos (Apollo), Zoé, la vita naturale universale (Artemide).

Logos e Zoè sono gemelli, in quanto il Logos è Zoé.

L’Uno e il Molteplice sono gemelli e figli dell’Archè, ossia Arché – Týpos, impronte dell’Arché.

Apollo e Artemide, i cui attributi sono la lira e l’arco, sono archetipi dell’enigmatica dinamica manifestativa dell’Arché.

Dice Eraclito “che l’uno, in sé disgiungendosi, con sé si congiunge, proprio come l’armonia dell’arco e della lira”. [2]  

In questi archetipi abbiamo la sintesi dell’origine del mondo e il fatto che sul frontone del tempio di Apollo a Delfi campeggi la scritta “Gnoti seauton”, ossia, come ben ha tradotto Angelo Tonelli, “Conosce il tuo Sé”, c’è l’affermazione solenne che non siamo solo materia ma, olisticamente, intelligenza in atto.

A Delfi l’oggetto più famoso, del quale la notizia è giunta fino a noi, era il tripode, esaltazione del numero tre e delle tradizioni antiche che ci parlano di tre stati dell’essere.

Il tripode di Olimpia a Parigi è stato sostituito da una mongolfiera.

Apollo, senza voler entrare troppo nei molti significati di questo archetipo, rinvia all’egizio Horus, principio di luce, identificato con il sole ma, nella sua descrizione più antica, “enorme falco, grande mille cubiti, che crea ogni forma di vita e di potenze”. [3]

Incamminarsi sulla via dell’archetipo Apollo significa anche incamminarsi sulla via dell’archetipo Dioniso, poiché i due dèi sono inscindibili, come ci suggerisce Eschilo (Fr.86): “Apollo, incoronato d’edera, il Bacco, il divinatore”.

La coppia inscindibile, l’unità polarità, tra Apollo e Dioniso è elemento fondante della via dei misteri di Eleusi e dunque, il richiamo al Tempio elevato ad Apollo indica la via misterico-iniziatica delle coessenzialità della luce e della tenebra, dell’unità e della molteplicità. “Il dio – ci avverte il sapiente Eraclito – è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e si altera nel modo in cui il fuoco – ogni volta che divampi mescolato a spezie – riceve nomi secondo il piacere di ciascuno” (DK 1 – 165-166).

La luce è Fanes e Fanes, meglio: Phanés è in altri termini Bacco, ossia Dioniso, dio solare, creatore della vita universale sulla terra e forza generatrice dell’Universo; è l’Osiride egizio.

Fanete è uno dei nomi della creatura originaria del sistema mistico orfico, ossia pitagorico e Bacco-Dioniso, in quanto divinità mistico-filosofica celebrata nei Misteri orfici, era chiamato Fanete, al quale erano dedicate le feste chiamate Farai.

Bacco-Dioniso è il verbo ed è stato il primo che ha brillato, all’inizio, nel cuore delle tenebre. [4]

Bacco-Dioniso è dio anacto, ossia Signore; è liberatore, rendentore e iniziatore e come tutte le divinità iniziatrici, ossia che danno avvio all’inizio, è dilaniato e messo a morte (dall’uno al molteplice).

Bacco-Dioniso è il sole della notte, il corego, colui che allestisce il coro e dirige le stelle; è il sole dei morti-viventi, come Osiride.

Non possiamo qui andare oltre nell’approfondimento delle caratteristiche di Dioniso-Apollo, ma è del tutto chiaro che la vana ricerca di scusanti per la profanazione degli archetipi da parte della regia woke dell’inaugurazione delle olimpiadi parigine è un’operazione empia, ossia, lo ripeto, comportamento che prescinde consapevolmente da quanto è ritenuto sacro o morale, suscitando una profonda e generale reazione di orrore o ribellione.

Indignazione, pertanto, assolutamente non solo legittima, ma sintomo di una ribellione crescente ad una dittatura transumanista e woke che sta ammorbando il mondo occidentale, corrodendone le fondamenta per determinarne la fine.

La derisione dei simboli, la derisione degli archetipi è opera controiniziatica che come tale va denunciata a chi ha orecchie per intendere e che va resa evidente a chi non si è ancora fatto irretire nella propaganda di un sistema materialista dissacrante ed escludente ogni radice di una civiltà millenaria che viene ridotta ad una ignobile rappresentazione della tracotanza disumana.

 

[1] Chistian Jacq, La confraternita dei saggi del Nord, Età dell’Acquario

[2] In: Platone, Simposio

[3] Chistian Jacq, La confraternita dei saggi del Nord, Età dell’Acquario

[4] Vedi Paul Vulliaud, Il pensiero esoterico di Leonardo, Mediterranee

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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