
di Vito Schepisi
Scholz è certamente il diretto responsabile del crollo dei socialdemocratici (SPD) tedeschi.
La Germania è stata la culla della svolta socialdemocratica del socialismo europeo.
Nel 1959, con il “Programma di Bad Godesberg”, in Europa fu delineata una netta linea di demarcazione tra il socialismo democratico e pluralista, ed il socialismo marxista e d’impronta essenzialmente comunista.
Il cedimento di Scholz verso le spinte della sinistra radicale, e verso le politiche ottusamente “green” dei verdi, è stata la principale causa del crollo dei socialisti tedeschi.
E’ stata penalizzata dagli elettori la deriva ‘tafazziana’ di quell’ambientalismo ideologico che sta distruggendo le economie e le imprese in Europa.
Negli ultimi anni, a partire dalla Germania che ha un mercato automotive importante, sono stati compressi fatturati e posti di lavoro
Come in un moto di generale follia, in gran numero, persone e creatori d’opinione (make opinions, per chi si fa solleticare dall’inglesismo) sono andati dietro ad una mocciosa imbeccata dalle sciocchezze di chi se ne serviva per far girare nel mondo migliaia di miliardi a beneficio di pochi interessati e di paesi furbi, come la Cina, che sul green hanno costruito un business impressionante.
I popoli, però, non s’evolvono cavalcando parole d’ordine e facendosi condizionare da eventi e mode.
S’evolvono, invece, attraverso le rivoluzioni democratiche, purché queste, contemporaneamente, siano pacifiche, liberatorie ed intelligenti (con l’accortezza che la mancanza anche di uno solo di questi requisiti ne comprometterebbe la validità).
Non si evolvono fomentando le illusioni collettive, con le speculazioni, con le manipolazioni, con la disinformazione, ovvero inseguendo populismi, guitti, parolai e tare ideologiche.
E non si evolvono neanche con quegli interessati ciarlatani, sebbene abbiano il ciuffo e la pochette, che si spacciano per ciò che non sono.
L’obiettivo dei popoli è quello di vivere in pace, di realizzare il proprio percorso di vita e lavoro, di far crescere la propria famiglia e di migliorare la qualità della vita.
Per farlo la democrazia liberale può offrire ciò che serve:
1) un quadro di diritti e doveri che sia uguale per tutti;
2) un ambiente curato, sicuro e vivibile;
2) la sovranità popolare, con pluralismo e democrazia, che spinga ad adeguare le condizioni ai tempi, alle opportunità e ai bisogni.
Questo quadro di democrazia liberale si chiama riformismo, però!
Riformismo, e non ideologismo e fanatismo.
Riformismo e non populismo speculativo.
Ed è giusto che chi si discosti dall’interesse del popolo ne subisca le conseguenze.
Da qualche anno questo modo d’interpretare la democrazia sta funzionando in Italia, malgrado la reazione e l’intolleranza dei soliti nemici del pluralismo, e quindi della stessa democrazia.
Questo modo, ancora, oltre a dar segnali di presa d’atto in Europa, ha mostrato di funzionare in Germania ove, come s’è visto, c’è stato il crollo della SPD, il partito del Cancelliere uscente, ritenuto responsabile della crisi economico-recessiva e occupazionale che s’è sviluppata in Germania.
E se molti si soffermano sul balzo in avanti dell’AFD, il partito di destra, con punte d’estremismo che non può mai essere condivisibile, che con il 21% dei consensi ha intercettato la giusta protesta del popolo tedesco, non si può non osservare che anche la reazione d’estrema destra sia attribuibile alla irresponsabilità di coloro che hanno trascinato la locomotiva d’Europa verso i vagoni di coda del convoglio.
A perdere, pertanto, non è stato soltanto Scholz, con la sua conduzione dell’SPD, ma anche quella politica che vorrebbe imporre la prevalenza delle ragioni ideologiche, delle caste e dei gruppi di potere, sulle necessità e sui bisogni dei popoli.





