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La controstoria di NGN – Terrorismo altoatesino 1

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Terrorismo altoatesino

L’Operazione SEVER

“Il volume contiene la bozza e l’attuazione nonché le risposte all’AO (agli interventi attivi, ndr) compiuti in Italia con lo scopo di suscitare l’indignazione del popolo italiano contro l’innesco del revanscismo, promuovere l’indignazione del popolo italiano e dell’Italia stessa contro la NSR (dovrebbe significare la Germania Ovest, ndr) e quindi indebolendo il sostegno della NSR da parte dell’Italia nelle questioni di Berlino e Germania. Volume depositato 1967”.

Inizia con queste parole un nuovo sensazionale dossier spionistico dell’STB di Praga dedicato in questo caso alla questione altoatesina.

Il nome in codice che gli ha assegnato l’archivio dei servizi segreti di Praga è il 10443-122. Dunque, il fascicolo è il 122, il faldone contenente tutti i dossier sulla NATO che avevo richiesto a suo tempo è sempre il 10443.

La questione altoatesina esplose alcuni anni dopo la seconda guerra mondiale. Per un ventennio il fascismo aveva cercato, senza riuscirvi, di italianizzare l’Alto Adige, provincia annessa per la vittoria della prima guerra mondiale.

Nel 1939 fu proposta ai cittadini l’opzione tra rimanere italiani oppure trasferirsi nel Terzo Reich e diventare tedeschi. Nel biennio 1943 – 1945 le truppe tedesche invasero l’Alto Adige annettendolo alla Germania.

Con la fine del conflitto, tuttavia, l’Italia ottenne la possibilità di riprendersi il territorio perduto, in cambio di un accordo per la concessione dell’autonomia. Nacque il famoso patto De Gasperi – Gruber, dai nomi dei due primi ministri di Italia e Austria.

Eppure, dopo un decennio nulla ancora era stato fatto per concedere i diritti promessi ai cittadini di lingua tedesca. Ecco perché, dal 1956 circa, iniziarono le prime proteste violente e si formò il primo nucleo di terroristi: il BAS, ovvero Comitato per la liberazione del Sudtirolo, che si prefiggeva lo scopo di raggiungere la secessione dall’Italia attraverso attentati alle infrastrutture simbolo del potere politico italiano sul territorio. Questo è per sommi capi ciò che accadde quando fu redatto il dossier di cui ora vi parlerò.

Nel frattempo ho scoperto un nuovo metodo per la decodifica dei documenti cecoslovacchi. Attraverso la app del cellulare chiamata Google Lens è possibile scansionare direttamente le fotografie digitali e tradurre all’impronta il testo che vi è contenuto.

Naturalmente molto dipende dalla qualità del documento e i dossier cecoslovacchi hanno in genere una sessantina d’anni di vita. Molte stampe sono sbiadite, mancanti di qualche pezzettino, di qualche parola, e c’è inoltre una scritta obliqua in sovra-impressione che può disorientare il traduttore simultaneo. Ma con qualche foto-ritocco si può raggiungere un ottimo livello di comprensione del testo, come vedrete tra poco.

Appena ho avuto un po’ di tempo libero ho iniziato l’esperimento. In pochi minuti ho tradotto gran parte dei documenti della prima delle tre cartelle di relazioni e altro materiale sull’Alto Adige.

Si deduce che all’inizio degli anni Sessanta, esattamente il 26 agosto 1961, i cecoslovacchi decisero di inserirsi nella questione altoatesina. La prima idea fu un eventuale attentato contro un diplomatico austriaco mediante un ordigno da installare nella sua macchina. Ma l’idea fu bocciata dai piani alti dell’STB, soprattutto per paura di una reazione dell’opinione pubblica italiana.

Si decise allora di procedere con l’operazione Sever, un’attività molto intensa di redazione e stampa di falsi volantini in tedesco, a firma di un inesistente gruppo neonazista, seguendo poi passo per passo l’eco di quelle loro minacce. Lo scopo era evitare un patto politico tra Italia e Austria, giudicato negativamente dal punto di vista diplomatico.

Si sperava di suscitare l’indignazione degli italiani nel constatare che in Germania rinasceva un’ideologia simile a quella hitleriana. In alcune relazioni si nota appunto il monitoraggio della stampa italiana a seguito dell’invio dei volantini in tedesco, riveduti e corretti in modo maniacale, certosino, e poi inviati a una lista di indirizzi presi dagli elenchi telefonici.

“Relazione da Roma C.35 del 6.2.62”

Azione SEVER

Le lettere sono state trasportate contemporaneamente senza problemi a Napoli, Livorno e Genova. La Gazzetta Provinciale dell’Alto Adige del 3.2. ha portato una fotocopia dell’ultima parte del volantino, la sua traduzione integrale in italiano e una traduzione dell’allegato invito. Il documento è pubblicato su Bolzano.

Il volantino si caratterizza come la prima manifestazione ufficiale del movimento neonazista  e pangermanista, con l’obiettivo di utilizzare la questione altoatesina per creare un nuovo Grande Reich tedesco. Il movimento, descritto come abbastanza forte da lanciare un’offensiva di propaganda, si unisce così alle organizzazioni terroristiche esistenti. In questo contesto, il documento richiama ancora una volta l’attenzione dei superiori SVP sui fatti sopra menzionati.

Il suddetto messaggio è stato ripreso il 4.2 dai giornali: Unità, Avanti Popolo, Tempo, Messaggero, Paese. Negli articoli che trattano di altri avvenimenti altoatesini, i giornali citano e fanno riferimento al quotidiano altoatesino, non alle parti più importanti del volantino e lo caratterizzano come manifestazione di un chiaro orientamento nazista. Si afferma che il volantino è stato distribuito in gran numero attraverso l’ufficio postale.

Dei citati giornali, la maggiore attenzione al volantino è stata data dal Messaggero, il quale aggiunge che l’ufficio politico della Questura di Bolzano e i Carabinieri da diversi volantini stanno cercando la fonte. In un breve commento si annuncia che è quasi certo che la sede dell’organizzazione sia nella NSR (Germania Ovest? ndr) e che un’organizzazione sconosciuta stia cercando di intromettersi nella politica in alto Adige. I compagni dicono anche che continuano a monitorare la risposta.”

Nella seconda cartella di documenti si chiariscono ulteriormente lo scopo e l’esito dell’operazione Sever. Furono sostanzialmente inviati tre gruppi di volantini firmati dai fantomatici Freikorps. Il primo spingeva gli altoatesini alla rivolta, il secondo mirava alla creazione di un corpo militare composto solo da tedeschi, il terzo era destinato ai comandi Nato per agevolare l’istituzione del corpo militare tedesco.

Il documento che pubblico qui di seguito lascia intuire che le lettere avevano il solo scopo di rovinare i rapporti tra i Paesi Nato e favorire una reciproca incomprensione. Si evince anche che i risultati erano ottimi, poiché gli agenti segreti cecoslovacchi dislocati tra Italia, Austria e Francia erano riusciti a far perdere le tracce dei veri estensori dei volantini e inoltre gli italiani avevano abboccato accusando la Nato per questa intromissione nei nostri affari interni.

Dal punto di vista operativo il metodo di scansione e traduzione del documento si è rivelato comodo, veloce e spesso efficace. Problemi si sono presentati con i documenti più vecchi e sbiaditi, come detto all’inizio. L’ostacolo sarebbe superabile per una lingua conosciuta, perché si potrebbe ricostruire mentalmente la parola eventualmente mancante.

Con il cecoslovacco ho dovuto cercare una soluzione. Inizialmente ho optato per la correzione della foto con la app Snapseed, facendo scomparire la scritta in sovra-impressione che manda in tilt il traduttore simultaneo.

Poi però, poiché venivano cancellate anche alcune parole del testo, ho preferito lasciare la scritta obliqua ed escluderla parzialmente dal fotoprint dello schermo, che occorre fare ogni volta per poi scansionare il documento con Google Lens.

Allo stesso tempo, ho cercato di rendere più nitidi i testi. Con questa procedura l’intelligenza artificiale lascia da parte il testo obliquo e si concentra su quello della pagina che abbiamo evidenziato.

Vediamo ora due relazioni che riassumono perfettamente l’andamento dell’operazione SEVER, che fu suddivisa in tre fasi: Sever I, Sever II e Sever III.

“19 aprile 1962”

Suggerimento per misura attiva

Al Ministro dell’Interno

L. Strougal

Misure attive in Italia, nome in codice SEVER II, effettuate tramite l’agente del 4° dipartimento della I amministrazione del Ministero degli Interni, nome in codice IGOR, e le autorità della Residenza

Introduzione:

Alla fine di gennaio 1962, abbiamo diretto con successo la misura attiva SEVER, che fu un notevole successo. Incoraggiò l’opinione antirevanscista e antinazista dell’opinione pubblica italiana, compromettendo la NSR (Germania Ovest, ndr) nel conflitto austro-italiano per l’Alto Adige /territorio italiano abitato dalla minoranza tedesca/.

Ora vogliamo approfondire questo effetto e contribuire ancora di più all’incomprensione tra l’Italia e la NSR (Germania Ovest, ndr). In un nuovo volantino chiamato l’organizzazione revanscista della Germania occidentale Freikorps Deutsche Einheit, inventato da noi, chiederemo l’insediamento di unità militari tedesche in Alto Adige.

Otterremo una visibile indignazione da parte degli italiani, che possono procedere a misure più rigorose, soprattutto nei confronti diretti, se esistesse un’associazione di civili e soprattutto militari persone di nazionalità tedesca in Alto Adige per sostenere la richiesta. Il volantino spiegherà come funziona l’organizzazione FDE, che si trova nel cuore dei giganti dell’Occidente. Successivamente proseguiremo con una sfida alla riunione della NATO di dicembre per sostenere la richiesta.

Diremo cosa significherebbe la costituzione dei quattro battaglioni tedeschi richiesti: sommato allo stato di guerra rappresenterebbe 4 reggimenti, cioè l’intera divisione tedesca. Quindi ci sarebbe di nuovo un cambiamento, si farebbe la nazionalizzazione della questione e delle ipotesi altoatesine all’intervento degli Stati pacifici contro la vendetta tedesca.

Linea:

I volantini verranno stampati in tedesco/tradotti da un agente del 4° dipartimento. Le autorità della residenza romana verranno spedite dall’Italia in buste di vitale importanza in modo tale da dare l’impressione che siano state inviate da turisti tedeschi in viaggio verso l’Italia. Le lettere verranno spedite agli indirizzi dei tedeschi residenti in Alto Adige, selezionati dall’elenco del telefono.

Controlli del risultato:

Monitoraggio della stampa italiana, tedesca e austriaca e copertura delle più grandi agenzie di stampa.

Circostanze:

Il pericolo di effrazione durante l’invio di lettere è escluso, presupponendo un buon controllo anti-tracciamento. Un collaboratore che fa la traduzione e l’editing è affidabile.”

Pochi mesi dopo parte la fase Sever III:

“1° novembre 1962”

Ministro dell’Interno

Compagno Lubomir STROUGAL

Le misure attive in Francia con il nome in codice SEVER III saranno eseguite dalle autorità della residenza parigina e verrà utilizzato l’agente del quarto dipartimento dell’amministrazione I di MV BERTHELOT.

Alla fine di gennaio 1962 fu realizzata la misura attiva SEVER, il cui scopo era quello di intensificare il contenzioso italo-austriaco sulla regione dell’Alto-Adige, di compromettere la NSR (Germania Ovest, ndr) confermando la sua partecipazione a tale contenzioso a scapito dell’Italia, e quindi di favorire le contraddizioni tra l’Italia e la NSR (Germania Ovest, ndr).

Un obiettivo importante era incoraggiare il sentimento contro il revanscismo della Germania Occidentale e compromettere il pangermanesimo. La misura attiva ha avuto molto successo e ha soddisfatto pienamente l’obiettivo. Gli organi inventati, i Freikorps Deutsche Einheit, per conto dei quali abbiamo diffuso i fastidiosi volantini in Alto Adige, si sono assunti piena responsabilità e hanno acquisito autorevolezza. Gli italiani hanno apertamente accusato i tedeschi dell’ovest per l’azione.

All’inizio di agosto 1962, la misura attiva SEVER II è stata effettuata inviando più volantini. I volantini chiedevano l’insediamento di reparti militari tedeschi in Alto Adige, incitavano coscritti e soldati di nazionalità tedesca. Era una domanda estremamente sfavorevole e pericolosa per l’Italia. È possibile che ci sia stata una protesta da parte dell’Italia ad un livello superiore.

Il giornale della Germania Ovest, Aktuell, facendosi portavoce dei circoli intorno a Strauss, ha incolpato dell’azione gli italiani, che si dice siano disposti a sostenere le loro affermazioni sul pericolo pangermanico con volantini falsi. Lo sospetta specificamente l’agenzia di stampa Italia (portavoce della Democrazia Cristiana). Viene valutata come un’azione sospettosamente vicina alla sedizione all’interno della NATO.

Tra l’altro afferma: “Chi sta dietro a questa azione dovrebbe vergognarsi. Stanno rendendo un disservizio non solo al mondo occidentale, ma anche all’Italia, che come partner di questo mondo può solo perdere la sua credibilità. Tali attacchi funzionano solo nelle mani del campo comunista. Mosca e Pankow gioiscono”.

“Nella misura attiva SEVER vogliamo proseguire con la prossima azione SEVER III, che consiste  nell’inviare un appello ai massimi organi della Nato in occasione della riunione di dicembre. L’appello ciclico chiederà che la controversia altoatesina sia risolta dalla NATO  e che imponga l’adempimento della richiesta per la creazione di unità nazionali tedesche. Lo scopo dell’evento è quello di contribuire ancora di più alle contraddizioni tra l’Italia e la NSR (Germania Ovest, ndr) e incoraggiare l’opinione pubblica italiana a iniziare a riflettere più a fondo sul fatto che coloro che hanno avanzato questa richiesta sono gli stessi tedeschi che erano già al comando della Nato, anche se lì si sono ufficialmente espressi contro la richiesta.

Ciò ridurrebbe almeno in parte la simpatia di molti italiani nei confronti della Nato. La sfida contiene diversi insulti più sottili agli italiani, che sicuramente li faranno arrabbiare. È progettato in modo tale da indicare sottilmente che i suoi autori sono nella NSR (Germania Ovest, ndr) (frase: “abbiamo abbastanza ufficiali, eccetera”).

In conclusione l’organizzazione FDE (Freikorps Deutsche Einheit) si appropria indirettamente del recente aumento dell’attività terroristica in Alto Adige. Si potrebbe avere l’impressione che la recente attività terroristica in quest’area sia stata provocata dall’organizzazione FDE (Freikorps Deutsche Einheit) per garantire un peso sufficiente all’appello inviato alla Nato.

Non c’è pericolo che il requisito per l’istituzione di formazioni militari tedesche venga soddisfatto. L’Italia non sarebbe in grado di accettarlo date le circostanze, perché le deve essere chiaro che questo sarebbe l’inizio dei preparativi per la secessione dell’Alto Adige dall’Italia.

Negli ultimi tempi si è assistito ad  un aumento dell’attività terroristica in Alto Adige. Le tracce degli autori portano in Austria e nella NSR (Germania Ovest, ndr). La stampa di sinistra incolpa i tedeschi dell’ovest per il terrore. È un momento opportuno per la misura attiva SEVER III. Incoraggerà le divisioni tra gli alleati della Nato, il che è auspicabile nell’odierna situazione internazionale.

Per rafforzare la misura attiva verrà inviato un appello a diversi eminenti giornalisti accreditati dalla NATO.

Esecuzione:

Manterremo il metodo e i materiali utilizzati fino ad ora. L’invito sarà ciclostilato, scritto con una macchina da scrivere tedesca su carta tedesca. La lettera di accompagnamento per i giornalisti sarà scritta nello stesso tipo tedesco. La traduzione sarà rifatta da un agente del quarto dipartimento della prima amministrazione del Ministero dell’Interno. Le buste saranno italiane. Le lettere saranno inviate a Parigi. La spedizione sarà effettuata dalla residenza.

Risultati:

Monitoraggio del mondo e in particolare della stampa e dei giornali italiani, austriaci e della Germania Ovest a cui sarà inviata la chiamata.

La terza cartella contiene meno documenti e non aggiunge grandi novità rispetto a quanto detto già. Il servizio segreto cecoslovacco prosegue l’invio a tutti gli organi di stampa del mondo del terzo gruppo di volantini con i quali il finto gruppo neonazista chiede agli organismi internazionali di poter creare in Italia un corpo militare tedesco (vedi più avanti la traduzione).

Siamo nel 1962 e la scia di violenza e attentati in Alto Adige è appena iniziata. Tra l’11 e il 12 giugno 1961, durante la festa dedicata all’eroe Andreas Hofer, il BAS ha messo in atto una serie di attentati dinamitardi che hanno mandato in tilt la rete elettrica della regione e hanno fatto sensazione in tutta Italia. Rimarrà nota come la Notte dei fuochi. L’STB con la sua operazione Sever mira a far ricadere la colpa degli attentati sul falso gruppo neonazista. L’operazione è stata allargata anche alla Francia con il nome di Sever III.

Tuttavia, questo dossier finisce qui e viene archiviato nel 1967. Avevo selezionato dalla mole di materiale che mi era stata inviata un altro dossier sull’Alto Adige, ma riguarda le relazioni spionistiche da Roma sulla posizione politica italiana circa la questione altoatesina. E tra queste esiste un foglio in italiano nel quale la spia accenna, tra i vari gruppi violenti dell’Alto Adige di cui ha saputo l’esistenza, a un certo Freikorps, dal nome tuttavia leggermente diverso da quello dei volantini (si legga la traduzione più avanti).

Viene descritto come un gruppo massonico simile alla mafia, che prevede anche un rito di iniziazione per i nuovi membri. Ciò che è certo è che dal 1962 in poi si fa strada realmente nella questione altoatesina proprio un nucleo pangermanista molto violento capeggiato da un certo Norbert Burger, che cercherà di mettersi alla guida del movimento terroristico altoatesino e di prevalere sul BAS, il gruppo da cui era nata la campagna separatista dei tedeschi altoatesini.

“FKF (Freikorps Fleischmart) è il più pericoloso e il più tenebroso. È anche quello che conta il minor numero di aderenti. Non è facile esservi ammessi. Bisogna avere un “passato”, bisogna sottoporsi a prove durissime, bisogna essere iniziati. È un movimento clandestino nazista retto dagli ex capi del SAD tirolese (una sorta di organizzazione parapoliziesca che si specializzò nella caccia contro i partigiani italiani dal ‘43 al ‘45. La cerimonia di iniziazione è quella tipica dei “Lupi di Baviera” (la grande organizzazione  nazista clandestina europea, nella quale, paradossalmente, il MSI ha due osservatori, il deputato Anfuso e il consigliere comunale romano Franco Petronio): il candidato si presenta incappucciato davanti ad un’assemblea di incappucciati.

Solo che non ha sul petto la croce runica (la svastica primitiva dei nazisti) argentata. Il rito è quello “solare” riscoperto da un fascista  italiano, lo scrittore Julius Evola. Al candidato viene praticata una ferita col coltello al braccio destro. Il sangue che sgorga dalla ferita (poco) viene messo in una coppa. Dovrà poi berlo all’atto del giuramento, mescolato a quello degli incappucciati del gruppo al quale sarà assegnato. L’FKF è l’unico dei movimenti alto-atesini che non fa capo in Austria, ma a Monaco di Baviera. È specializzato nella propaganda anti-ebraica. Il loro sogno è la “Grande Germania”: odiano per questo sia il governo di Roma sia quello di Vienna. Se i dirigenti della SVP scoprono che tra i loro associati vi sono elementi del FKF, immediatamente provvedono ad espellerli. Mentre il BAS e il SEO sono collegati al vertice, e cioè ad Innsbruck, tra di loro, l’FKF agisce da solo.”

Il dossier sulle conferenze politiche che si tennero negli anni Sessanta sulla questione altoatesina è meno interessante (è il numero 352, sempre del faldone 10443).

“Comunicazione ufficiale sul giornalista oggetto in Italia

Contatto, il giornalista era in collegamento con la residentura di Roma nel 1961-62. Ci ha fornito varie informazioni politiche, livello giornalistico solido. È risultato che era in contatto con la persona indicata in qualità di amico, per cui il caso è stato escluso dall’esame ed i contatti sono stati progressivamente interrotti.

Volume archiviato nel 1962.

Annotato: felice. Data: 21.9.1981”

Gran parte delle relazioni proviene da Enrico Nassi, un noto giornalista che collaborò per svariate testate e spiò per conto dei cecoslovacchi scrivendo testi in italiano. Ciò che ci interessa maggiormente è la fonte che consegnò a Nassi le informazioni sul gruppo neonazista altoatesino di stampo massonico che operava dalla Germania. Pare che il giornalista fosse in stretto contatto con un membro del nostro controspionaggio. Nassi tuttavia non poteva sapere che gli ideatori del pangermanesimo erano proprio i cecoslovacchi.

Chi manovrava allora il gruppo di Norbert Burger? Per ora tutte le ipotesi potrebbero avere una logica, fermo restando che il successivo e famoso attentato della Banca Nazionale dell’agricoltura, a Milano, nel 1969, una matrice sicura ce l’ha già, a nostro giudizio. I documenti permettono di affermare che le bombe furono volute dalla diplomazia cinese insieme all’agenzia Aginterpress, che secondo Gianluca Falanga era un organismo adibito al lavoro sporco per conto della Nato e della CIA.

Sporco significa che si infiltravano nei gruppi terroristici ma non arrestavano nessuno, dovevano piuttosto inquinarli e manovrarli verso altri obiettivi. Anche Burger fu dunque manovrato dall’Aginterpress? O fu un ulteriore passo in avanti dell’operazione cecoslovacca?

Assume un’importanza sempre maggiore la testimonianza di Jan Sejna, il gerarca cecoslovacco che defezionò fuggendo negli Usa. Dichiarò a un giornale svizzero che i filocinesi non esistevano, poiché altro non erano che un’operazione false flag, falsa bandiera, dell’URSS. Ho chiesto lumi a Gianluca Falanga, il quale mi ha risposto su Facebook che lo reputa affidabile, almeno relativamente alle notizie sulla DDR. Se ha ragione, l’intervento dell’Aginterpress nell’attentato di Milano avrebbe finalmente una spiegazione.

Negli anni successivi l’operazione SEVER ebbe un seguito, almeno per quanto concerne la propaganda. Vi fu una quarta misura attiva, nome in codice SEVER IV, che durò fino alla metà degli anni Sessanta e sviluppò ulteriormente il tema dell’esercito tedesco in Alto Adige. Ho trovato anche traccia dei preparativi per dei trasferimenti di denaro attraverso le banche.

Tra il 1967 e il 1968 fu attuato l’evento ROMULUS, con l’obiettivo di screditare un diplomatico tedesco con trascorsi nazisti, Franz Obermaier, che era stato inviato come console a Palermo. La misura doveva accrescere le divisioni tra Italia e Germania innescando polemiche sul pericolo nazista. E ho trovato un ultimo invio di false rivendicazioni neo-naziste in alto Adige dell’11 ottobre 1977: misura attiva ADRIE.

Il terrorismo altoatesino continuò a imperversare per tutti gli anni Sessanta, e si esaurì progressivamente per due ragioni: gli arresti della polizia italiana e i conseguenti processi, nonché l’attuazione delle riforme che il Governo aveva promesso. Secondo Wikipedia, il bilancio generale dice che dal 20 settembre 1956 al 30 ottobre 1988 vi furono 361 attentati con dinamite, mitra, mine antiuomo; 21 morti, tra cui 15 appartenenti alle forze dell’ordine, 2 privati cittadini e 4 terroristi, deceduti per lo scoppio prematuro delle cariche che stavano predisponendo; 57 feriti: 24 membri delle forze dell’ordine, 33 civili. La giustizia italiana condannò 157 persone: 103 italiani di lingua tedesca, 40 cittadini austriaci, 14 cittadini della Germania occidentale.

Burger e quegli attentati in Alto Adige sulle orme di Praga

Sulla vicenda del coinvolgimento dell’ex Cecoslovacchia nel terrorismo altoatesino degli anni Sessanta arrivano importanti conferme da Wikileaks. Un telegramma partito da Vienna il 26 luglio 1976, presumibilmente dall’ambasciata americana, e diretto alla Segreteria di Stato riferiva di un dibattito acceso che stava scoppiando in Austria in quei giorni per le voci di un coinvolgimento cecoslovacco negli attentati in Alto Adige.

Sostanzialmente, il telegramma confermava praticamente tutto quello che avevamo trovato nel dossier 10443/122 dell’archivio di Praga. La fonte in questo caso nel ‘76 era stata un’intervista rilasciata da Josef Frolik. Si trattava di un’ex spia dell’STB cecoslovacco che era fuggita in occidente intorno al 1969, si era unita alla CIA e aveva portato con sé le prove dei crimini commessi dal suo Paese. Di conseguenza, nel 1976 aveva rilasciato un’intervista alla televisione austriaca. Il telegramma tuttavia non si soffermava sulle accuse di Frolik, su cui torneremo dopo, bensì sulle reazioni contraddittorie alle sue parole.

Se ne occupava il giornale austriaco Kurier, un organo di informazione conservatore e indipendente. Completamente contrario all’ipotesi del coinvolgimento sovietico nel terrorismo altoatesino era il rappresentante austriaco, il cancelliere Kreisky, che bollava come assurde le accuse di Frolik, da lui definito una persona in cerca di attenzioni. Ma c’era anche chi confermava queste ipotesi e in particolare Hugo Gamper, esponente del Partito Popolare dell’Alto Adige, il quale aveva condotto una sua indagine e considerava più che attendibili le accuse di Frolik.

In pratica, secondo Gamper, la Cecoslovacchia aveva cercato di inserirsi nella questione altoatesina per motivi politici, dividere i Paesi della Nato, insidiare le basi della NATO vicino Bolzano e spaventare la popolazione italiana. Tutto questo i miei lettori lo sanno, perché lo avevamo accertato con dei documenti e delle prove incontrovertibili. L’esponente dell’Alto Adige però andava anche oltre.

I cecoslovacchi avrebbero dapprima contattato gli esponenti del BAS per coordinare gli attentati, ma, ricevuto un rifiuto dagli esponenti locali, avrebbero proseguito da soli, anche con attentati dinamitardi e la diffusione di volantini di rivendicazione. C’era, dicevamo, una seconda testimonianza in favore di Frolik, che il giornale austriaco riportava nel 1976. Ma qui la questione si complica. Chi certificava insieme a Gamper il coinvolgimento cecoslovacco nell’affare altoatesino?

Ebbene, proprio Norbert Burger, che per la giustizia italiana è diventato il principale responsabile dei più gravi attentati di quel periodo: fine anni 60 e inizio 70. Come ci spiega in un suo articolo del 2017 il Corriere delle Alpi, Burger fu condannato in contumacia dalla giustizia italiana all’ergastolo per strage continuata pluriaggravata, vilipendio di cadaveri, danneggiamento aggravato e banda armata.

Insieme a Burger furono condannati anche “Peter Kienesberger (Germania) all’ergastolo per strage, vilipendio di cadaveri, banda armata, danneggiamento ed attentati; Erhard Hartung (Germania) all’ergastolo per strage e banda armata Egon Kufner (Germania) a 24 anni per strage e banda armata”.

Come andò a finire?

Prosegue sempre il Corriere delle Alpi: “Nessuno di loro ha mai scontato nemmeno un giorno di prigione. Dopo forti pressioni diplomatiche italiane anche l’Austria li processò ma i tre furono assolti per mancanza di prove”.

E, infatti, nel luglio del 1976 Burger prese parte al dibattito sul giornale Kurier e disse la sua: sì, aveva ragione Frolik, gli attentati in Alto Adige erano opera di Praga. Fece anche una data, che coincide con quanto da noi scritto su queste colonne: 1961-62. Lui parlò dell’ottobre 1962. I cechi avrebbero a suo dire commesso attentati ai depositi ferroviari di Verona e del Trentino, nonché alla scuola di Bolzano. Aggiunse che i “partigiani” erano al corrente di chi fosse il reale responsabile.

A questo punto ci si chiede: perché proprio Burger tirava fuori una verità così terribile, che ancora oggi nessuno in Italia ha ancora preso in considerazione? Era anche lui parte dell’organizzazione eversiva orchestrata a Praga? O faceva parte di un gruppo nuovo, che si era affacciato sulla scena successivamente?

Per poter rispondere a questa domanda che già mi ero posto in passato sono andato a cercare altro materiale d’archivio, trovando delle risposte se non definitive abbastanza esaurienti. Dobbiamo quindi prima di tutto scartare l’ipotesi che Norbert Burger fosse un agente della CIA o della NATO. C’è un documento allora segretissimo, nell’archivio proprio della CIA, che dovrebbe risalire all’aprile del 1985. Oggi è declassificato e ci fornisce delle informazioni molto importanti.

L’oggetto della relazione è Josef Mengele, l’ex nazista che evidentemente la CIA stava ancora cercando. Era stato scoperto un tramite, una persona che stava frequentando Mengele, ed era Fernandez Miguel Serrano, cittadino cileno che lavorava come diplomatico ed era stato nei paesi dell’est, per la precisione in Romania, Jugoslavia e Bulgaria. Aveva iniziato la carriera in India e in quel momento si trovava in Svizzera. Nel 1985 in Cile era ancora attiva la feroce dittatura di Augusto Pinochet.

Serrano, secondo la CIA, si definì nel 1984 un seguace di Hitler. Aveva mantenuto contatti con il neonazista tedesco Manfred Roeder e con altri elementi di estrema destra: il dottor Heinza, Franc Genoud e Von Senger. La spia della CIA riferiva che lo scopo di queste frequentazioni era creare un rifugio sicuro per i gerarchi cileni. E fu durante questi incontri che Serrano si avvicinò anche ai neonazisti austriaci, tra cui ovviamente Burger, che era la figura di spicco, essendo impegnato anche dal punto di vista politico.

Ma, quindi, Burger era vicino alle politiche americane in Cile in favore di Pinochet? In realtà no, perché gli Stati Uniti a metà degli anni ‘80 stavano già prendendo le distanze dagli eccessi violenti della destra cilena, che sarebbe caduta di lì a qualche anno (e il documento ne dà una testimonianza indiretta).

Inoltre, vi è un ulteriore documento che dimostra chiaramente come la CIA fin dai primi anni ‘60 fosse orientata a non appoggiare le politiche di Burger in Alto Adige. Il documento risale al 25 gennaio del 1962 e riguarda un altro nazista molto attivo nel secondo dopoguerra, Otto Skorzeny, il paracadutista che liberò Mussolini a Campo Imperatore nel 1943.

La spia affermava testualmente: “SKORZENY nel 1960 era in contatto con i gruppi terroristici austriaci che operavano nel Tirolo tramite il dott. Norbert Burger, un leader di destra austriaco con presunti contatti con gli ultras francesi. C. SKORZENY viaggia ancora in Germania e ha ancora numerosi contatti all’interno del Partito socialista del Reich (SW), un’organizzazione neonazista.” Ma nelle righe successive l’estensore della relazione, ossia il capo delle operazioni dell’Ovest Europa per conto della CIA, metteva in guardia i suoi superiori: non prendete contatto con Skorzeny, perché avremmo più danni che benefici e “non è impegnato in attività di intelligence che ci interessano”. Un ragionamento molto utilitaristico che tuttavia, per quanto riguarda Burger, ci indirizza altrove.

Ho quindi fatto un sondaggio all’archivio dei Servizi Segreti di Praga dove Norbert Burger era certamente, se non di casa, molto noto. Esiste una sua scheda nel faldone 89999, che avevo già conosciuto. È uno schedario dei personaggi esteri attenzionati da Praga nell’era sovietica. Tra i ricercati vi era anche Luigi Ceccobelli, l’impiegato postale di Fratta Todina (Perugia) che si era recato nei paesi dell’est per un viaggio di piacere, nel giugno del 1977, ed era stato arrestato poiché sospettato di essere un terrorista neofascista (e abbiamo appurato che non lo era).

Quindi ho messo a confronto le due schede: di Burger e di Ceccobelli, ricavando l’impressione che la scheda di Ceccobelli fosse molto più dettagliata, con informazioni sulla residenza, sul lavoro e sulla persona. Quella di Burger è al contrario molto scarna, concentrata esclusivamente sulle attività politiche intraprese da questo personaggio. E mentre Ceccobelli finiva dietro le sbarre senza alcun riguardo, Burger non fu mai perseguito (né perseguitato come Ceccobelli) dalla giustizia cecoslovacca.

Infatti questa scheda non ha un seguito. Non c’è più niente in archivio su Burger, se non un’annotazione nel retro della stessa scheda. Spiega che nel giugno del 1977 si era tenuto a Vienna un congresso dei tedeschi dei Sudeti, un tema molto importante per Praga poiché considerato un potenziale focolaio di rivolte contro il Regime comunista. E tra i partecipanti c’era anche Norbert Burger, capo del reparto dei cosiddetti “picchiatori”.

L’atteggiamento dei Servizi comunisti con Burger fu, in definitiva, lo stesso mantenuto dalla Stasi con i terroristi delle Brigate Rosse e della Raf e sottolineato nel suo libro “La diplomazia oscura” dallo storico Gianluca Falanga. Cioè: controllare, seguire, monitorare i terroristi, ma lasciar fare.

Questo non ci fornisce prove di un legame tra l’STB cecoslovacco e i pangermanisti violenti di Burger, ma non ci dà nemmeno l’impressione che Praga fosse fuori dai giochi, dopo gli esperimenti ormai documentati e certi del periodo 1961/1965. E allora probabilmente le cose andarono come sosteneva la spia pentita Josef Frolik, che scrisse un libro e parlò anche dell’Alto Adige. Il testo si intitola: “The Frolik defection”, “La defezione di Frolik: le memorie di un agente di intelligence”. Èdel 1975 e fu pubblicato dall’editore londinese Cooper. Alle pagine 58 e 59 c’è il racconto che più ci interessa. Lo riporto integralmente.

“Naturalmente, non limitammo le nostre operazioni sporche alla Gran Bretagna. Nessun Paese dell’Europa occidentale era al sicuro da noi. Ad esempio, aiutammo a creare il conflitto di confine tra Italia e Austria nei primi anni Sessanta. Questa volta la nostra operazione fu molto più drammatica e fu presa direttamente in prestito dall’Operazione Himmler di Heydrich del 1939, che aveva contribuito a far precipitare la guerra tra Germania e Polonia. In quell’occasione i delinquenti di Heydrich, sotto il comando di Alfred Naujocks, che passerà alla storia come “l’uomo che diede inizio alla seconda guerra mondiale”, attaccarono la stazione radio tedesca sul confine polacco-tedesco vicino a Gleiwitz. Il raid fu fatto apparire come se fosse stato eseguito da irregolari polacchi. La mattina dopo Hitler tuonò contro i “banditi polacchi” che avevano eseguito questa “vile provocazione” e ventiquattr’ore dopo le truppe tedesche marciavano in Polonia.

Certo, non volevamo iniziare una guerra, ma volevamo creare malcontento tra gli italiani, che appartenevano alla NATO, e gli austriaci, che erano neutrali, ma che avrebbero potuto essere facilmente convinti a schierarsi con noi, se si fossero sentiti pressati dagli italiani. Di conseguenza, abbiamo mobilitato un gran numero di agenti, non solo in Austria, ma anche nella Germania occidentale e nell’Italia settentrionale, che hanno eseguito una serie di bombardamenti e distrutto linee elettriche nelle aree rurali prevalentemente di lingua tedesca dell’Italia settentrionale. (Il territorio era stato un tempo austriaco e i contadini di quella parte d’Italia si considerano austriaci e non italiani.) Seguirono volantini, che pretendevano di provenire dal Comitato per la liberazione dei cittadini di lingua tedesca. Naturalmente il Comitato esisteva solo nell’immaginazione del nostro Dipartimento dei trucchi sporchi. Dopodiché ci siamo ritirati dalla zona e abbiamo lasciato che le teste calde di entrambe le parti continuassero a farlo, cosa che hanno fatto con entusiasmo! Quasi immediatamente”.

Oggi possiamo dire che Frolik aveva ragione, non era un pazzo e questo libro andava tradotto anche in italiano e diffuso nel nostro Paese (come tanti altri ad oggi ancora sconosciuti, vedi Sejna). Dato che ciò che dice sembra tratto, se non addirittura copiato, dal mio libro finito nell’estate 2024, è plausibile che sia vero anche il seguito: Burger agì in modo indipendente in Alto Adige, ma sapendo di poter contare su appoggi politici importanti nei paesi socialisti.

Purtroppo non potremo mai ringraziare di persona Josef Frolik. Fu processato e condannato a morte in contumacia in Cecoslovacchia. Nell’archivio dell’STB è disponibile ampia documentazione su questo tema. Lui riuscì a sfuggire alla cattura. Tuttavia morì di cancro poco prima della caduta del Muro di Berlino, nel maggio del 1989.

Autore

  • Massimo D'Agostino

    Massimo D'Agostino Massimo D'Agostino, giornalista pubblicista insegna Italiano e Storia. Dal 2010 gestisce il blog di storia e attualità "E cronaca". Dal 2011 pubblica saggi storici e libri sportivi. Nel 2022 ha vinto la pergamena del quarto posto al Premio letterario internazionale "18 maggio" con il libro sulla seconda guerra mondiale dal titolo "Venti metri sottoterra".

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