Home Politica estera LA CADUTA DELLE LEADERSHIP OCCIDENTALI /2

LA CADUTA DELLE LEADERSHIP OCCIDENTALI /2

0

Negli Stati Uniti d’America lo sheriffo Wyatt Earp arriva in Arizona con la missione di fare giustizia del clan dei Clanton. Siamo a Hollywood, nel 1957, sul set del film “Sfida all’O.K. Corral”, liberamente ispirato ad un evento reale avvenuto il 26 ottobre 1881 con protagonisti i fratelli Clanton.

Quando sul set di Hollywood si stava girando il film, il presidente degli Stati Uniti d’America era Dwight David Eisenhower. La credibilità Usa era alle stelle.

La fiction si era appropriata della realtà, ma ora, a distanza di decenni che sembrano secoli, la fiction precipita nella realtà, con Donald Trump che sfida il clan Clinton e dal clan viene sfidato, un una disfida che ha un solo effetto: la delegittimazione della figura del presidente degli Stati Uniti d’America e, conseguentemente, degli stessi Sati Uniti d’America.

Trump è inseguito da giudici e dal Dipartimento di Giustizia. L’ultima accusa riguarda la sceneggiata dell’assalto a Capitol Hill, dove un attore cornuto è stato lasciato passeggiare liberamente nella sede del Congresso, facendosi fotografare. Nancy Pelosi, speaker del Congresso, ora messa in un angolo, ha creato una commissione per incriminare Trump e nei giorni scorsi, il giudice Jack Smith, non riuscendo a mettere assieme un capo d’accusa che è uno sulla vicenda dell’assalto, ha incriminato Trump di “conspirancy”, che vuol dire associazione a delinquere per aver detto che le elezioni erano truccate. Sembra quasi un invito a fare campagna elettorale sui brogli, ma, a quanto sembra, non serve. C’è ben altro che bolle in pentola.

Nello stesso tempo, infatti, Joe Biden, presidente in carica, è prossimo all’impeachment per gli oscuri rapporti d’affari all’estero di Hunter Biden, discussi nei giorni scorsi nelle sale del Congresso, dove il suo ex socio in affari, Devon Archer, ha testimoniato davanti al Comitato di supervisione della Camera in una sessione a porte chiuse.

Dalle dichiarazioni dei repubblicani che hanno assistito all’interrogatorio si è appreso che

l’ex membro del consiglio di amministrazione di Burisma (azienda ucraina) ha detto al Congresso che, in almeno due dozzine di occasioni, Hunter Biden ha avuto l’allora vicepresidente Joe Biden in vivavoce durante i suoi incontri con potenziali partner commerciali stranieri, inclusi quelli ucraini e rumeni, il che implica il presunto comportamento di Joe Biden nel coinvolgimento negli affari del figlio.

Se le affermazioni sono vere, il pagamento di Hunter Biden da parte di società straniere per esercitare presumibilmente influenza su suo padre, mentre Joe Biden era un funzionario governativo (vice presidente degli Usa durante la presidenza di Barak Obama), potrebbe portare, secondo il Daily Mail, ad  accuse di violazione del Foreign Agents Registration Act.

Non entriamo nel merito della vicenda, assai nota negli Usa e tenuta nascosta dalla stampa italiana (con alcune lodevoli eccezioni).

Quel che importa sottolineare è che negli Usa c’è una sfida tra i repubblicani e i democratici che ha come effetto la delegittimazione della figura istituzionale del presidente e, conseguentemente, la diminuzione del prestigio e della leadership degli Usa nel mondo.

Il segno della diminuzione del prestigio degli Usa è arrivato dall’agenzia di rating Fitch, che ha tolto a Washington la tripla A, portandola a AA++.

La declassificazione ha il valore di uno schiaffo vero e proprio alla leadership Usa. La segretaria del Tesoro Janet Yellen e Joe Biden escono mediaticamente con le ossa rotte a pochi giorni dal vertice del Brics in Sudafrica.

La delegittimazione della leadership di Washington è resa palese anche dalla logica nichilista che viene proposta ad ogni piè sospinto dalla ideologia woke (green, gender, cancel culture) che ha nella sinistra radicale Dem la propria area di propaganda e nella paranoia dei magnati della finanza la propria origine.

Il nichilismo, come ho già scritto nella puntata precedente relativa alla caduta delle leadership occidentali, nella sue varie declinazioni, è oggi la malattia dell’Occidente e, soprattutto, delle sue élite.

Il nichilismo nella filosofia di Nietzche è quello che promuove e accelera il processo di distruzione degli ideali tradizionali, per rendere possibile l’affermazione di nuovi valori.

In altra declinazione, il nichilismo è la critica radicale demolitrice di ogni filosofia che pretendesse di possedere un reale contenuto di verità.

In una declinazione esistenzialista, il nichilismo afferma che l’esistenza non ha alcuno scopo, per cui non vi è necessità di regole e di leggi.

In queste tre declinazioni del nichilismo (non entriamo nel merito di quella ontologica) è racchiusa gran parte della malattia dell’Occidente e soprattutto delle sue élite che esprimono la leadership, ragione per cui le leadership dell’Occidente sono profondamente ammalate di nichilismo.

L’ideologia woke, che tanto piace ai magnati della finanza e alle multinazionali è nichilismo puro, distruttivo dell’Occidente e, visto che stiamo parlando degli Usa, della più grande, attualmente ancora, potenza democratica del mondo, distruttiva dell’America.

Wooke, green e follie varie stanno creando danni anche ai bilanci delle società che li hanno adottati e sponsorizzati. La Ford, ad esempio, grazie alla sua politica delle auto elettriche, ha pensato bene di mettere in bilancio per il 2023 una perdita secca di 4,5 miliardi di dollari.

La Bud Light, la birra dei camionisti americani, che aveva messo un trans in foto sulla lattina, ha subito un calo vertiginoso delle vendite.

Il New York Times ha recentemente affermato che si stanno sbriciolando le politiche “Net zero”, ossia quelle relative alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra il più vicino possibile allo zero, con il riassorbimento delle emissioni rimanenti dall’atmosfera, dagli oceani e dalle foreste.

I gestori dei grandi asset finanziari Usa si interessano sempre meno del green.

A fare la guardia al bidone sono rimasti i nichilisti di Bruxelles, con in testa Verdi e Socialisti & Democratici, avanguardie della distruzione della democrazia occidentale. Ma questo è tema di un’altra riflessione.

Nel frattempo si apprende che in California si è scoperto un laboratorio biologico illegale gestito da un cinese, nel quale c’erano 20 agenti batterici.

Il laboratorio è intestato alla società Prestige BioTech del Nevada, presieduta da Xiuquin Yao.

La questione è allarmante, ma mette in discussione la capacità dell’intelligence Usa di controllare la presenza cinese sul proprio territorio.

La questione dei laboratori suscita l’attenzione dell’opinione pubblica in quanto rimanda ancora una volta la memoria agli affari di Hunter Biden in Ucraina.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, infatti, nel giugno del 2022, ha ammesso di aver contribuito al mantenimento di 46 laboratori biologici in Ucraina negli ultimi venti anni, finanziati anche da una società di Hunter Biden, attraverso il suo fondo d’investimento Rosemont Seneca. Finanziamento confermato dalle e-mail emerse dal laptop di Hunter Biden che documentano il suo lavorio per garantire milioni di dollari di finanziamenti a Metabiota, un’azienda californiana contractor del Pentagono, specializzata nella ricerca su malattie che causano pandemie da utilizzare come armi. Dalle mail risulta che Hunter presentò Metabiota a una società di gas ucraina, Burisma, per un “progetto scientifico” relativo a laboratori di biosicurezza in Ucraina. I contatti con Burisma sono oggi al vaglio del Congresso e possibile fonte di impeachment per Joe Biden.

Dopo l’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina le autorità di Mosca hanno denunciato la presenza di laboratori biologici segreti statunitensi sul territorio del paese centro europeo. Il 6 marzo il ministero della Difesa russo aveva denunciato di aver scoperto che Kiev aveva sviluppato componenti di armi biologiche in laboratori vicino al confine russo, con l’aiuto finanziario degli Stati Uniti.

Gli Usa hanno smentito categoricamente che in questi laboratori segreti si stessero facendo attività illegali e si stessero preparando armi chimiche o batteriologiche.

Dopo l’inizio dell’operazione militare russa il governo ucraino aveva ordinato la distruzione di tutti gli organismi patogeni prodotti in tali laboratori.

In un comunicato stampa rilasciato il 9 giugno 2022, il Pentagono ha ammesso che gli Stati Uniti hanno finanziato i laboratori in Ucraina: “Gli Stati Uniti hanno anche lavorato in collaborazione per migliorare la biosicurezza, la sicurezza e la sorveglianza delle malattie dell’Ucraina per la salute umana e animale, fornendo supporto a 46 laboratori pacifici ucraini, strutture sanitarie e siti diagnostici delle malattie negli ultimi due decenni”.

La questione dei laboratori biologici è particolarmente delicata dopo che il Congresso ha fatto luce sul coinvolgimento di Anthony Fauci nel finanziamento al laboratorio di Wuhan.

Un ulteriore sconquasso alla leadership Usa viene dalle indagini del Congresso su BlackRock, il maggior gestore americano di fondi, sponsor dell’ambientalismo green e climatico, il quale avrebbe investito in 20 società cinesi messe al bando negli Usa.

BlackRock, il più grande gestore patrimoniale del mondo, e Msci (Morgan Stanley Capital International), la famosa società di servizi finanziari che pubblica molteplici indici azionari internazionali, sono indagate da un comitato del Congresso per aver facilitato gli investimenti americani in società cinesi che il governo degli Stati Uniti ha accusato di contribuire a rafforzare l’esercito cinese e di violare i diritti umani. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il “Select Committee on the Chinese Communist Party”, un comitato della Camera dei rappresentanti del Congresso, ha avvisato BlackRock e Msci lunedì 31 luglio delle indagini in corso sulle loro attività, Pur non avendo l’autorità di legiferare, la commissione sulla Cina dispone di poteri di citazione e gode di un sostegno bipartisan per le sue iniziative. L’obiettivo dell’indagine è raccogliere fatti che possano far luce sulle “politiche cinesi” degli Stati Uniti, anche per quanto riguarda i flussi di capitale americani.

La domanda che sorge spontanea è: “Chi fa in America il gioco dei cinesi?”.

La caduta verticale della leadership di Joe Biden, con la fuga da Kabul e con il progressivo voltafaccia nei confronti di Kiev, quanto incide sulla credibilità e sull’affidabilità del centro dell’Impero nei confronti degli alleati?

Se la caduta della leadership si accompagna alla caduta dell’affidabilità e della credibilità, allora Romolo Augustolo è all’orizzonte.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui