
Gaza City questa mattina (giovedì mattina per chi legge) è stata svegliata dalle forti esplosioni che hanno salutato l’ingresso dell’IDF in città, ingresso segnalato pure dall’intenso rumore dei primi combattimenti avvenuti sullo sfondo delle dense colonne di fumo che sovrastano da giorni la città a causa degli intensi bombardamenti aerei dei gg scorsi e di quelli che dalla notte sono continuati fino all’alba. Come noto l’offensiva militare contro Hamas è stata condotta con aerei, unità navali e mezzi corazzati il cui compito è stato quello di preparare ciò che il portavoce dell’IDF ha annunciato con un breve comunicato che testualmente recita: “Le nostre truppe hanno ora sfondato le prime linee di difesa di Hamas nel nord di Gaza e stanno penetrando a Gaza City”. (Reuters)
A questo punto ha inizio la fase più pesante ed incerta dello scontro, quello che più di ogni altro teme un esercito: il combattimento casa per casa, lo scontro urbano in un contesto alquanto pericoloso per un attaccante sia per le incognite oggettive che è chiamato ad affrontare su un terreno che non gli appartiene e pertanto non conosce nei dettagli, che per la condizione sfavorevole rappresentata da tutte quelle misure che chi si appresta a difendere solitamente appronta costellando il terreno di mine, trappole, ostacoli attivi e passivi forte della padronanza del territorio: tutte cose che possono rivelarsi fatali per chi deve avanzare comunque sia senza avere una copertura aerea ed un vero supporto di artiglieria, il tutto in un contesto estremamente peculiare per Gaza caratterizzato da una fitta rete di cunicoli sotterranei idonei a fornire non solo riparo a chi difende, ma anche il necessario supporto logistico grazie a vie di collegamento non visibili e quindi facilmente neutralizzabili.
Dal punto di vista strategico la situazione è ben nota ai militari ed ampiamente agli studiosi di strategia che sono stati prontamente consultati da chi si è già attivato per fornire un adeguato commento al tutto.
È ovvio che il fattore tempo anche in questo caso non giocherà a favore delle truppe israeliane: più a lungo dureranno i combattimenti maggiore sarà il numero di morti, feriti e mutilati tra le fila dell’IDF e peggiore sarà l’impatto mediatico del tutto per un Governo che, anche in caso di vittoria, dubito resterà in carica ancora a lungo per la forte opposizione interna di cui da noi poco si parla, ma che è quanto mai viva in Israele dove giustamente, data la situazione, al momento fa sentire la propria voce evitando però tutti quei passi che sarebbero poi controproducenti per il Paese. Iniziare una guerra è sempre un errore, ma perderla una volta iniziata è pure peggio.
Una sola cosa potrebbe abbreviare i tempi dello scontro: una adeguata operazione di intelligence preventiva che per la sua complessità potrebbe aver fornito i risultati necessari solo qualora iniziata con quel congruo ampio anticipo che da solo metterebbe in crisi la tesi dell’attacco a sorpresa da parte di Hamas quale causa scatenante della reazione israeliana e del pronto indignato, come da repertorio, schieramento dei gruppi aeronavali di attacco statunitensi lungo le coste israeliane.
A fare da corollario a tutto ciò abbiamo quello che sempre più troppi paiono trattare come “effetti collaterali”, ovverosia le morti e le sofferenze dei civili.
Ed infatti sull’onda di quanto sta accadendo in questi giorni, sempre più spesso vedo confrontarsi due atteggiamenti diametralmente opposti, come oramai è consuetudine che accada di questi tempi: quello di coloro che mostra i morti, i feriti, i mutilati civili vittime dei violentissimi bombardamenti israeliani senza minimamente sottolineare come queste innocenti persone siano da anni vittime di organizzazioni che come Hamas e la stessa Olp hanno fatto dello sfruttamento mediatico delle sofferenze patite dai loro fratelli Palestinesi un mestiere lautamente ricompensato da chi nel mondo Arabo ha ritenuto di sfruttare la situazione per propri fini non sempre etici (si considerino a tale proposito i 20 Mln di USD versati mensilmente dal Qatar ad Hamas e non certamente impiegati a beneficio dei civili amministrati dimoranti nella Striscia di Gaza) –e dall’altro quello della nutritissima schiera di personaggi che amano, non so per quali recondite ragioni, considerare la storia del contenzioso israelo-palestinese come qualcosa che avrebbe preso l’avvio appena il 7 Ottobre 2023, facendo di tale scelta un comodo strumento per giustificare qualsivoglia atto commesso dai Sionisti al Governo nello Stato di Israele grazie al Likud.
A quel Likud che una storiografia fin troppo compiacente fa passare da decenni per quello che non è e della cui storia, ideali, mire politiche e connivenze – queste ultime perfino con i peggiori attori e protagonisti della turbolenta storia del XX secolo– non si parla e non si può parlare pena l’accusa di revisionismo e di antisemitismo, ma che ha trovato conferma a più riprese in testi e pubblicazioni di intellettuali non solo Ebrei, ma addirittura israeliani quali, ad esempio, l’ex Presidente del Parlamento israeliano (nonché figlio di uno dei Padri fondatori del moderno Stato di Israele), Avraham Burg –e lo storico, nonché giornalista Tom Segev, rispettivamente autori di due illuminanti testi intitolati “Sconfiggere Hitler” ed “Il settimo milione”.
Comunque sia, alla fine, dei civili morti, vuoi perché vittime di Hamas, vuoi perché uccisi dagli incessanti bombardamenti indiscriminati dell’aviazione israeliana non importa nulla a nessuno, o quasi, in quanto al più riguardati alla stregua di “collater murders” –espressione coniata il 12 Luglio 2007 ai tempi della guerra in Iraq allorché a Baghdad 18 civili iracheni (tra cui 2 giornalisti) vennero banalmente uccisi e 2 bambini feriti da due elicotteri d’attacco statunitensi i cui equipaggi li scambiarono (volutamente? la domanda, ma questo apre un altro più complesso tema, è più che lecita visto quanto è passato alla storia come il Massacro di Ishaqi del Marzo 2006, la Strage di Haditha del 19 novembre 2005 ,per non parlare del famoso scandalo di Abu Ghraib, solo per restare ad alcuni casi in Iraq) per terroristi– buone da agitare granguignolescamente all’occorrenza sotto il naso dei supporters da stadio della parte avversa per accampare il buon diritto a colpire lavandosi pilatescamente il sangue sparso dalle proprie mani: così i miliziani di Hamas, così i militari dell’IDF, gli uni invocando lo stesso buon diritto ad agire avocato a sé e sistematicamente negato all’altro in nome di diritti di prelazioni vantati persino invocando a sproposito il Divino.
“Collateral murders” perché alla fine sempre di omicidi si tratta che possono apparire legittimi solo perché non perseguiti come tali in nome di non si capisce bene quale vera etica, ovvero per l’affermazione di chi sa quale prestigiosa teoria di valori dei quali a gran voce scrivono, discettano, dibattono nei salotti buoni della politica e dei networks di grido i soliti fortunati che la guerra la esportano al di fuori dei propri confini … o che, per essere più precisi, fino ad ora hanno avuto buon gioco ad esportarla fuori dei propri confini vivendo senza dover affrontare in prima persona ciò che la guerra realmente è quando ce l’hai in casa.
Così per gli Stati Uniti: ché aver rincorso gli indiani fino quasi ai primi del ‘900 ed aver vissuto 150/200 anni fa due guerre ottocentesche, per quanto sanguinose, non è la stessa cosa, anche se, a ben guardare, non è che questo faccia veramente la differenza visto che la Russia con 20 milioni di morti in casa durante il solo II Conflitto Mondiale non pare aver capito molto visto che di poveri di spirito che sognano la Grande Russia ce ne sono milioni, per non parlare dei Francesi, degli stessi Tedeschi e perfino degli Italiani che ancora amano i giochini di guerra fatti combattere possibilmente dagli altri per continuare a raccontarsi quanto sono bravi come il famoso Cap. Corelli del Ben noto film che tra il 1940 ed il 1943, come fortunato fruitore del pacchetto della ben nota, all’epoca, Agenzia Turistica Dux, in Grecia c’era andato a cercar moglie ed a suonare il mandolino: tutti a vario titolo convinti di essere, a vario titolo, i testimonials viventi del valore del mito dell’uomo bianco alla Kipling carico del suo fardello: tutti esportatori di civiltà nonostante si sia imbottiti di analfabeti funzionali.
Per non parlare dei personaggi alla Netanyahu che pare aver capito ancora meno degli altri nonostante abbia l’esperienza maggiore del fallimento di certe idealità, visto che quello che sta facendo è solo preparare la prossima guerra …
Se è pur vero che certe guerre vanno purtroppo combattute quando si viene tirati per i capelli sui campi di battaglia, mai si dovrebbe dimenticare che la guerra è una cosa e certe barbarie ben altro –e che il non capirlo farà sì che prima o poi arrivi il momento in cui la morte di chi ci è accanto ed amiamo (quando non addirittura il nostro stesso dolorosamente perire) diventerà per qualcun altro solo il “collateral murder” di turno…
… ecco che forse allora sarà più facile capire la infinita barbarie che alberga nei nostri cuori… come l’hanno capito i soldati esposti agli effetti delle polveri di uranio in Iraq e nei Balcani dagli stessi loro alti comandi allorché per interessi superiori li hanno considerati e li hanno trattati quali accettabili, alla lunga, “collateral murders”
A leggere i giornali di questi tempi mi viene spontaneo dare un solo suggerimento a chi, fin troppi per la verità, verga quotidianamente dubbie difese di ufficio: “Fatti un regalo quest’anno che viene: cambia libro di storia perché se quello che leggi divide il mondo in buoni e cattivi… beh, quello è solo un libro di propaganda a buon mercato ché la storia è decisamente altro.





