Trump è la punta evidente della schizofrenia della sua Amministrazione
La vicenda che riguarda l’aspro confronto mediatico tra Donald Trump e Giorgia Meloni va analizzata per strati.
La premessa fondamentale riguarda la comunicazione, ossia la propaganda, meglio ancora la modalità con la quale si devia e si imbambola l’opinione pubblica.
Oggi la gran parte della comunicazione avviene sui social, luogo tipico delle tifoserie, dove imperano i meme, gli insulti, gli slogan e, quasi mai, i ragionamenti.
Sui social quasi mai si usa la testa, quasi sempre i piedi e talvolta anche il posteriore.
I social sono il luogo degli insulti, dello scarico delle frustrazioni, la piazza della gogna, la fogna dove si scaricano tutte le pulsioni. Donald Trump, o chi lo consiglia, lo ha ben capito e li usa.
The Donald ha, infatti, usato più volte, potremmo dire quasi sempre, il metodo della distrazione di massa quando i suoi provvedimenti, le sue azioni non arrivavano all’obiettivo fissato.
Trump aveva promesso di rendere pubblici i files Epstein. In parte lo ha fatto, ma quando si è reso conto che stava mettendo in atto, non tanto un boomerang nei suoi confronti (anche), ma una tempesta che assumeva le caratteristiche di un tornado mondiale (non solo mostruosità sessuali, ma intrecci di affari e di intelligence e tanto altro), ha deviato la comunicazione, spostandola sui dazi e sulla eliminazione di Maduro.
Dietro le quinte, a proposito di Maduro, c’era la questione del controllo del petrolio venezuelano, ma la tensione per settimane, con schieramento di una flotta potente, ha tolto dai social la questione Epstein. Basta Epstein, entra in scena Maduro.
Trump ha messo in atto la politica dei dazi, con indubbi risultati per la tenuta dei conti degli Stati Uniti, ma quando la Corte suprema gli ha bocciato i suoi provvedimenti, ha spostato il tiro sulla Nato e sugli europei scrocconi.
Poi, indotto da Israele, ha attaccato l’Iran, mettendo a nudo la frattura interna al suo elettorato che non solo non vuole guerre, ma che è sempre più insofferente nei confronti di Israele.
Partito con la convinzione di far saltare il regime, si è infilato in un’avventura che andrebbe analizzata in chiave evangelica, ossia secondo le logiche palingenetiche da Armageddon del ministro della Guerra, che è uno degli elementi portanti di quella che sempre più si evidenzia come una schizofrenia interna all’Amministrazione Trump, della quale The Donald è solo la punta emergente.
La sua autoproclamata vittoria con l’Iran fa acqua da tutte le parti, come dimostra il fatto che i colloqui a Lucerna stentano a partire e sono condotti da Vance, vice di Trump e esponente della parte dell’Amministrazione che non vuole guerre e che non ama l’Israele di Netanyahu.
Ora che il suo accordo con l’Iran è visibile ed è un semplice memorandum, con la possibilità che finisca in un nuovo conflitto, magari alla vigilia delle elezioni di medio termine, il comunicatore propagandista Trump, dopo essersi pavoneggiato a Versailles, sposta la colpa della debolezza della sua presunta vittoria su chi, secondo lui, non lo ha seguito nell’avventura di Hormuz e, da comunicatore incallito e spregiudicato, usa il prodotto più semplice per le tifoserie, lo scontro con la Meloni.
“Mi avete abbandonato” è la modalità proiettiva mediatica per nascondere la debolezza di una missione che mette allo scoperto l’elemento fondamentale della schizofrenia dell’Amministrazione di The Donald: l’evangelico Hegseth, il mostramuscoli, il Rambo a capo di un Pentagono che, forse, non lo sopporta o lo sopporta in silenzio.
In queste vicende la tempistica conta ed è fondamentale per capire.
Il 17 giugno, l’Italia ha confermato che non finanzierà l’acquisto di armi statunitensi destinate all’Ucraina.
Rivolgendosi al Parlamento italiano, il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato che l’Italia ha deciso di non sostenere il programma NATO Prioritized Ukraine Requirements List (PURL), in base al quale i Paesi si impegnano a finanziare l’acquisto di armi Usa da destinare all’Ucraina.
Il 18 a Versailles Trump ha firmato il memorandum con l’Iran. La “vittoria” di Trump è alla luce del sole.
Giovedì 18 Pete Hegseth ha strigliato i colleghi dei 31 Paesi della NATO, pretendendo che i giornalisti potessero assistere alla sua tirata in stile trumpiano, annunciando una profonda revisione dello schieramento americano in Europa. Hegseth ha accusato i governi europei di essere deboli sull’immigrazione e si è soffermato su temi come il gender.
Hegseth ha espresso una forte critica al “free riding” (scrocconeria) e ha accusato alcuni alleati di approfittarsi degli Usa senza contribuire adeguatamente. Ha inoltre ribadito che i contributi Usa alla Nato diventeranno condizionati al rispetto degli obiettivi di spesa per la difesa (ha spinto per un target del 5% del PIL, non più del 2%).
“La Nato sarà una strada a doppio senso”: se gli alleati non spenderanno con urgenza, i contributi americani diminuiranno.
Hegseth ha definito “vergognoso” (shameful) il comportamento di alcuni alleati che non hanno concesso basi, accesso o sorvolo per le operazioni Usa contro l’Iran (primavera 2026), mettendo a rischio le forze americane e ha chiesto un ritorno a una Nato “hard power”, come ai tempi della Guerra Fredda, con capacità militari reali per deterrenza e difesa convenzionale del continente, guidata dall’Europa.
Pete Hegseth ha avuto un ruolo centrale e molto visibile nella vicenda USA – Iran del 2026, ma il suo parere ha contato come esecutore e portavoce della linea di Trump, o è Trump che segue le logiche dell’evangelico Hegseth?

Hegseth ha annunciato e giustificato gli attacchi all’Iran (“colpirli duramente”, “schiacciare il nemico”), risposto alle critiche sui target civili e minacciato la ripresa delle ostilità se l’Iran non rispettava gli accordi. Ha usato toni aggressivi tipici del suo stile
Hegseth ha inoltre ribadito che l’obiettivo è impedire all’Iran di avere armi nucleari, ha difeso il deal come “smart leverage” (non guerra infinita) e ha minacciato di “tornare a colpire” se necessario. È poi stato tra i difensori dell’accordo contro le critiche dei falchi repubblicani.
Quello che ha detto Hegseth, guarda caso, è entrato nella telefonata a Trump del giornalista de l’Aria che tira, uscita il giorno dopo.
Il venerdì 19 giugno, a partire dalle 11:00, annunciava La7, andrà in onda una puntata imperdibile de L’Aria che tira. Il programma condotto da David Parenzo trasmetterà infatti un’intervista telefonica esclusiva al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
E siamo arrivati alla guerra mediatica alla Meloni.
Che l’Amministrazione Usa sia affetta da schizofrenia è ormai un dato di fatto.
Lunedì 15 giugno al Pentagono si è tenuto un incontro tra il Segretario alla Guerra americano (Secretary of War) Pete Hegseth e il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto. Un faccia a faccia che sembrava aver rasserenato il clima tra i due Paesi. Da Hegseth erano arrivati elogi all’Italia che ospita attualmente circa 30.000 americani tra militari, personale civile e i loro familiari. Hegseth aveva detto: “Siamo particolarmente grati per il sostegno costante che il vostro governo e il popolo italiano dimostrano”.
Hegseth aveva anche sottolineato “il crescente ruolo di leadership dell’Italia nella difesa europea, dovuto in gran parte all’impegno del primo ministro” Giorgia Meloni.
Pochi giorni dopo, tutto spazzato via dalle uscite scomposte di Trump.
Cosa c’è di mezzo? La firma del memorandum, che mette a nudo l’inesistente vittoria di The Donald.
Da qui la proiezione della debolezza americana sulle colpe degli alleati. Trump, infatti, ha attaccato in particolare sull’uso delle basi non concesse durante la guerra all’Iran. Il riferimento è a quanto emerso a fine marzo, con la mancata autorizzazione all’atterraggio a Sigonella di un bombardiere americano che successivamente si sarebbe diretto verso l’Iran.
La materia è regolata da trattati che i due Paesi sono impegnati a rispettare. Trattandosi di un volo non logistico, ma di un velivolo da combattimento che raggiungeva un teatro di guerra, concedere l’atterraggio sul suolo italiano avrebbe significato contraddire i patti e anda contro la Costituzione italiana.
Non è certamente il no ad un velivolo USA che può aver indebolito la potente macchina da guerra di Hegseth e di Trump, ma se si vuol evitare di vedere i propri sbagli e le proprie debolezze non c’è che frignare e dare le colpe agli altri.
Relativamente alle armi all’Ucraina, gli USA sono in evidente contraddizione. Chiedere agli europei di comperare più armi per poi darle all’Ucraina significa contribuire ad allungare la guerra con Putin, che Trump di ce di voler chiudere.
Comprensibile che Trump voglia fare business, ma con qual business si dà spazio alle mire inglesi che, come è del tutto chiaro, dirigono la danza a Kiev.
Schizofrenia evidente, quella di Trump. Più business in armi pagate dagli europei è uguale a più potere agli inglesi che comandano Zselensky, mentre dice che Zelensky deve dialogare con Putin.
Se con il tuo business delle armi agli europei che le girano, a spese loro, a Zelensky, dai potere agli inglesi, allora perché ti lamenti se l’Italia, che ha tante collaborazioni con l’America sul fronte degli armamenti, per il ciaccia di sesta generazione, il G-Cap, Roma ha scelto come partner Giappone e UK.
Se guardiamo all’effetto della polemica trumpiana, i media mainstream (CNN, NYT, NBC, PBS, BBC): hanno dato copertura ampia e critica verso Trump. Si parla di “rissa diplomatica”, “frattura” tra ex alleati di destra e “comportamento poco diplomatico” del Presidente.
Enfatizzano l’insolita rottura con una leader europea conservatrice un tempo vicina a Trump, il danno alle relazioni Nato e il contesto Iran/Papa. Molti evidenziano come Meloni abbia unito il fronte italiano contro le parole di Trump.
I media conservatori (Fox News) sono più allineati con Trump, con toni che difendono il Presidente come assertivo verso alleati “non cooperativi”.
Il dibattito è più sui social e nei talk show.
Comunque si volgerà la polemica nei prossimi giorni una cosa è certa: la schizofrenia dell’Amministrazione USA è allo scoperto.





