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La Massoneria ha perso il “piede”, la testa e la voce

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Massoneria

“Armonia non visibile, di quella manifesta più potente”

Traggo da Vito Mancuso questa immagine muratoria. Suo padre, muratore, diceva: “Il discorso vuole il piede”, ossia il fondamento.

La Massoneria ha perso il piede perché si è trasformata da eteria iniziatica, con precisi riferimenti alla Tradizione, in un club inglese al servizio di Sua Maestà britannica (con regole inventate da un prete protestante) e con un amore per il dress code che ha sostituito la bellezza con la futile eleganza.

Il fondamento, il “piede” che sostiene l’intera costruzione, è dichiarato negli Old Charges, i quali rinviano a tre riferimenti assiali: Euclide, Pitagora, Ermete Trismegisto.

Nelle testimonianze su Parmenide (in “Parmenide – L’Origine” a cura di Angelo Tonelli) leggiamo: “Zenone e Parmenide di Elea: anche loro appartenevano alla scuola pitagorica”. (Photius, Bibl.c. 249 (Vit.Pyt.) p. 439° 36.

Un’altra citazione è ripresa da Simpl. Phys. 25, 19: “Empedocle di Agrigento, che visse non molto dopo Anassagora, fu ammiratore e discepolo di Parmenide, e ancor più dei pitagorici”.

Ancora: “Per chi svolta, si presenta un’altra insenatura in cui sorge una città, che i Focesi suoi fondatori chiamarono «Yele», e altri «Ele» dal nome di una fonte, e che adesso chiamano «Elea». Da essa provennero Parmenide e Zenone, pitagorici. Mi pare che essa abbia avuto buone leggi per opera loro e anche prima”. (Strabone, VI, 1. 252).

Anche il solo riferimento a Pitagora ci rinvia alla radice della filosofia occidentale, sorta in un contesto che a sua volta rinvia ai Riti Eleusini, alla iatromanzia, ad una sapienza capace di uno sguardo noetico e adusa all’ascolto intuitivo.

I Riti Eleusini, come ritengono alcuni studiosi, sono la trasposizione ellenica dei Riti di Iside e di Osiride, la qual cosa ci riconduce al riferimento assiale egizio, indicatoci dagli Old Charges: Ermete Trismegisto.

Gli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto costituiscono il nucleo della tradizione ermetica, una corrente filosofico-religiosa sincretica di epoca tardo-ellenistica (principalmente II-III secolo d.C.), che fonde elementi greci, egizi e giudaici.

Ermete Trismegisto (“tre volte grande”) è una figura leggendaria, sincretistica tra il dio greco Hermes e l’egizio Thoth. L’opera principale è il Corpus Hermeticum (o “Corpo Ermetico”), una raccolta di trattati filosofico-religiosi in greco, compilata in epoca bizantina. Contiene tipicamente 17 trattati (o 18 a seconda delle edizioni), più il dialogo Asclepius (o Discorso perfetto), sopravvissuto principalmente in latino.

Questi testi trattano temi come la natura del Dio unico (il Bene, l’Uno), la creazione del cosmo, l’anima umana, la gnosi, l’immortalità, il rapporto tra macrocosmo e microcosmo. In particolare, l’Asclepius (o Logos teleios) è un dialogo tra Ermete e Asclepio su teologia, cosmologia e la sacralità dell’Egitto. Contiene famose parti sulla “animazione” delle statue (telestiké).

Famosa è la Tavola Smeraldina (Tabula Smaragdina): breve testo alchemico attribuito a Ermete, molto influente nel Medioevo e nel Rinascimento. Ci sono, inoltre testi “tecnici” (astrologia, alchimia, magia) distinti da quelli “filosofici”.

I testi furono redatti probabilmente tra il I e il III secolo d.C. in Egitto greco-romano. Nel Rinascimento furono tradotti in latino da Marsilio Ficino (su incarico di Cosimo de’ Medici) e influenzarono profondamente la filosofia, l’alchimia e l’esoterismo europei (da Pico della Mirandola a Giordano Bruno).

L’opera principale di Euclide, “Gli Elementi” (in greco antico: Στοιχεῖα, Stoicheia), è stata composta intorno al 300 a.C. e si tratta della più importante opera matematica giunta a noi dall’antichità greca e una delle opere più influenti nella storia della matematica e della scienza in generale. Euclide (vissuto ad Alessandria d’Egitto) non inventò ex novo tutti i contenuti, ma raccolse, organizzò e sistematizzò in modo rigoroso i risultati dei matematici precedenti (come Pitagora, Talete, Eudosso), presentandoli per la prima volta in forma assiomatico-deduttiva.

L’opera è composta da 13 libri (alcune edizioni antiche ne includono altri due, attribuiti però ad autori successivi). È organizzata in definizioni, postulati (o assiomi), proposizioni (teoremi) e dimostrazioni.

Tra i contenuti più famosi ci sono il Teorema di Pitagora, le proprietà delle parallele, la costruzione di figure geometriche con riga e compasso e il quinto postulato (quello delle parallele), che ha dato origine in seguito alle geometrie non euclidee.

Quello di Euclide è il primo grande esempio di sistema assiomatico nella storia (da pochi assiomi evidenti si deduce logicamente tutto il resto), fu usato come testo base per l’insegnamento della matematica per oltre 2000 anni, fino al XIX-XX secolo e influenzò enormemente la filosofia (pensiero deduttivo), la scienza e l’educazione.

Pitagora di Samo (circa 570-495 a.C.) è una delle figure più affascinanti e complesse dell’antichità greca: matematico, filosofo, sapiente, fondatore di una comunità religiosa-filosofica e figura con tratti di iatromante (guaritore-profeta o sciamano).

Le sue teorie rivelano legami con l’orfismo (culto misterico legato a Orfeo), ma Pitagora introduce un’innovazione decisiva: la conoscenza (soprattutto matematica e scientifica), che diventa lo strumento principale di purificazione. L’ignoranza è una colpa e lo studio è un cammino etico e spirituale.

Non è questo il luogo nel quale approfondire le singole figure alle quali ci rinviano gli Old Charges, ma è necessario incardinare le radici massoniche in questa profonda tradizione sapienziale.

Nei secoli la Massoneria ha realizzato, concretizzato, tramandato concetti sacri elaborati in ambienti sacri da eterie di iniziati: la Casa della Vita egizia, i templi greci, le basiliche romane, le chiese romaniche e le cattedrali gotiche.

Lo ha fatto con il potente linguaggio dei simboli, capace anche di superare le barriere della tracotanza di poteri temporanei che hanno tentato di imbrigliare nell’ideologia del momento la ricerca della verità o il cammino verso l’Origine.

Lo ha fatto con un bagaglio culturale che gli Old Charges hanno evidenziato e che rinvia ad una cultura universale.

La Massoneria non aveva bisogno delle regolette di un prete protestante al servizio di un re inglese della dinastia tedesca degli Hannover che aveva esiliato la dinastia Steward, custode della Massoneria tradizionale.

René Guénon, nel suo “Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio” scrive un capitolo dal titolo: «A proposito dei Costruttori del Medioevo», ricordando che Armand Bédarride in un suo scritto, apparso nel numero di maggio 1929 de Le Symbolisme, ha trattato della Massoneria moderna.

“Innanzi tutto – scrive René Guénon -, notiamo che la distinzione fra «Massoneria operativa» e

«Massoneria speculativa» ci sembra debba essere intesa in un senso del tutto diverso da quello che ordinariamente le viene attribuito. In effetti, molto spesso ci si immagina che i Massoni «operativi» fossero solo dei semplici operai o artigiani, e niente di più, e si pensa che il simbolismo, nei suoi significati più o meno profondi, sia sopraggiunto solo tardivamente, in seguito all’ammissione nelle organizzazioni corporative di persone estranee all’arte del costruire. Questo, comunque, non è il caso di Bédarride, il quale sostiene “che i Massoni costruttori del XIV secolo praticavano un simbolismo filosofico”, nel senso di filosofia ermetica.

Secondo noi – aggiunge Guénon -, occorre andare in qualche modo contro l’opinione corrente e considerare la «Massoneria speculativa», sotto molti aspetti, come una degenerazione della «Massoneria operativa». In effetti, quest’ultima era veramente completa nel suo ordine, dal momento che possedeva insieme la teoria e la pratica corrispondente; e questa sua denominazione, sotto questo aspetto, può essere intesa come un’allusione alle «operazioni» dell’«arte sacra», di cui la costruzione secondo le regole tradizionali era una delle applicazioni. Quanto alla «Massoneria speculativa», che d’altronde è nata nel momento in cui le corporazioni di costruttori erano in piena decadenza, la sua denominazione indica molto chiaramente che essa è limitata alla «speculazione» pura e semplice, vale a dire ad una teoria senza alcuna realizzazione; e certamente sarebbe un errore dei più strani se si volesse considerare un tal fatto come un «progresso»”.

Qui giunto René Guènon affronta la questione cruciale.

“Se si fosse trattato solo di un impoverimento – scrive sempre Guénon a proposito della Massoneria moderna – il male non sarebbe poi così grande com’è in realtà, ma, come abbiamo detto più volte, all’inizio del XVIII secolo si è verificata in più una vera deviazione al momento della costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra, la quale fù il punto di partenza di tutta la Massoneria moderna”.

“Un’altra idea che è altrettanto importante rettificare – scrive sempre Guénon -, è quella secondo la quale l’impiego di forme simboliche sarebbe stato semplicemente imposto da ragioni di prudenza. […]. Ora, il simbolismo è precisamente il modo d’espressione normale delle conoscenze di questo tipo, ed è questa la sua vera ragion d’essere, in tutti i tempi ed in tutti i paesi, anche lì ove non vi è proprio nulla da dissimulare; e questo, molto semplicemente, perché vi sono delle cose che, per loro stessa natura, non possono esprimersi altrimenti che sotto tale forma. […]. Se si vuole andare in fondo alla questione, occorre vedere nel simbolismo dei costruttori l’espressione di alcune scienze tradizionali, che si riallacciano a quello che, in maniera generale, si può indicare col nome di «ermetismo»”.

Ed eccoci giunti in prossimità dell’argomento solstiziale, con Guénon che scrive che “non è senza ragione che Giano, presso i Romani, fosse insieme il dio dell’iniziazione ai misteri e il dio delle corporazioni di artigiani; e non è parimenti senza ragione che i costruttori del Medioevo conservassero le due feste solstiziali dello stesso Giano, feste divenute, col Cristianesimo, quelle dei due San Giovanni, d’inverno e d’estate; e quando si conosca il nesso esistente fra San Giovanni e l’aspetto esoterico del Cristianesimo, non si comprende immediatamente che in effetti si tratta sempre della stessa iniziazione ai misteri, pur celata sotto un nuovo adattamento richiesto dalle circostanze e dalle «leggi cicliche»?”.

Ecco che, a questo punto, ci giunge il richiamo delle parole principiali, pronunciate dai (σοφοί) sophoi, i sapienti, coloro che sapevano usare la νόησις (nóēsis), l’intuizione intellettiva e la conoscenza diretta e immediata delle verità supreme.

Nóēsis è termine derivante dal verbo noein (νοεῖν), che significa “intuire” “pensare”, “percepire” o “comprendere”, ma anche rapporto diretto tra il Nous (Brahman) e nous (Atman), tra il nostro Sé profondo, se vogliamo chiamarlo così, e “il cuore che non trema della ben rotonda Verità”.  (Parmenide, Περί ΦύσεωςPerí Physeos).

In questo tempo solstiziale, quando la luminosità dell’astro è al suo massimo fulgore, lo sguardo noetico vada alla luce dell’Essere che illumina l’ente.

Parafrasando Eraclito (Fr.22B50DK) possiamo pensare che il Sole ci dica: “Per chi non ascolta me, ma il Lógos, sapienza è intuire che tutte le cose sono uno, e l’Uno è tutte le cose”.

Ancora con Eraclito (Fr. 22B54DK): “Armonia non visibile, di quella manifesta più potente”.

 

 

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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