Un linguaggio che accomuna l’opposizione italiana con Trump
Io ho un patto con un mio amico, il primo che si accorge che l’altro non c’è più con la testa, glielo dice.
Trump non ha amici. Oltre a non avere più testa. Se mai l’avesse avuta.
Trump è lo zimbello dei dittatori (nome esatto, non capisco perché li chiamano autocrati) di tutto il mondo. Li implora per fare una foto con loro.
Vorrebbe essere uno di loro. Pena.
Si sente rassicurato, lì, in quel club e, invece, deve partecipare ai meeting europei e a quelli del G7 e vedere che gli europei e i giapponesi, per dire, quando lui arriva e dice, “I am the boss”, questi ridono.
Quando gli parla, sul divanetto, la Meloni, lei parla alla Meloni, gesticola alla Meloni anche, e lui annuisce sentendosi poco boss. Molto poco.
Sono “amici” che come il mio amico, glielo dicono.
O, almeno, glielo fanno capire. E lui, con ritardo, capisce e si fa chiamare da un giornalista italiano per dire cose che sono la dimostrazione plateale che ormai non c’è più. Se mai ci fosse stato.
Fine dell’indagine psicologica.
Sul piano politico.
Trump viene dal disastroso accordo con l’Iran e va al G7, che gli impone una linea nettamente pro Ucraina. Due autogol clamorosi, per lui. Alla viglia delle elezioni di medio termine.
Quindi, manda la palla in tribuna, attaccando la Meloni. Ma, ma, la “tribuna” gliela respinge in faccia, la palla, la balla. Fatto nuovo.
Perché? Perché la tribuna non è più tribuna.
La “tribuna” è diventata un nuovo campo di gioco. Quello europeo.
La Meloni coglie immediatamente e si fa scudo con l’Europa e l’Europa gli fa da scudo.
È una nuova Europa, una nuova Italia e una nuova Meloni. In embrione, ma promettente.
L’Europa reagisce compatta. Afferma una linea pro Ucraina, capisce che è l’ora, ora o mai più, della costruzione di un’autonomia politica e di difesa forte. E la Meloni e l’Italia ci stanno dentro.
Bene.
Poi un paradosso. Enorme.
L’Italia sembrava (anche di più) avesse due ventri molli. Uno verso Putin, l’altro verso Trump.
Da una parte Conte e Salvini, dall’altra Salvini e Conte, poi Vannacci. Con la Meloni in forte imbarazzo verso Trump.
Bene, Trump ha fatto il miracolo, la Meloni e l’Italia sono quelli che hanno detto con chiarezza inequivocabile al mondo che il Presidente americano è “accondiscendente” verso i dittatori. Verso i nemici dell’Occidente e dell’Europa.
Accondiscendente. Verso i nemici.
Adesso sarà più difficile per i suoi (della Meloni) nemici trattarla da “scendiletto” o “cortigiana”, con le “ginocchiere”. Stupida retorica. Trumpiana.
Un linguaggio che accomuna l’opposizione italiana con Trump.
Nel momento in cui, nel mondo, in Europa e nella stessa America, Meloni diventa colei che ha svelato, platealmente, l’accondiscendenza di Trump verso i dittatori nemici dell’Occidente.
Maldestri.
Se adesso Giorgia togliesse anche il veto sul diritto di veto europeo farebbe un capolavoro.
Lo farà? Vedremo.
È il passaggio che manca.





