Un trappolone mediatico si trasforma in uno slogan per la campagna elettorale – Ma dietro le quinte?
Quello che ormai è esploso come un incidente diplomatico tra Italia e Stati Uniti nasce da un’intervista telefonica esclusiva a L’Aria che tira su La7, il programma di David Parenzo, fatta a Trump dal giornalista Daniele Compatangelo.
L’avvenimento va analizzato a strati, perché ad un’analisi attenta non pare essere una semplice boutade trumpiana.
Andiamo con ordine.
L’intervista inizia con una domanda sull’Ucraina e sulla sua probabile futura adesione all’Unione europea. Domanda alla quale il tycoon risponde: “Non sono coinvolto in questa questione, noi vogliamo solo la pace”, per poi rilanciare, dirottando la conversazione sul suo rapporto con la presidente Meloni: “Come sta il suo primo ministro? Come sta?”.
A quel punto, l’intervistatore gli fa presente che l’ha vista due giorni prima in occasione del G7, a Évian, chiedendogli qualcosa in più rispetto al loro incontro.
“Cosa ha detto quando mi ha incontrato? – ha detto Trump -. Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle. Non so cosa dirle. Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena”.
Dopo di ché Trump ha attaccato le politiche energetiche e migratorie dell’Unione, rispondendo a una domanda su cosa abbia suggerito di fare a Meloni e agli alleati europei sull’Ucraina: “Gli europei hanno sbagliato tutto sull’energia e hanno sbagliato tutto sull’immigrazione, e se non risolvono questi problemi l’Europa non sarà mai più la stessa. Probabilmente non riusciranno a risolverli. L’immigrazione è un disastro e l’energia, con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro”.
Netta la smentita della premier in un video sui social inviato da Bruxelles, dove si trovava per il Consiglio europeo: “Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita”.
Una cosa il presidente degli Stati Uniti “se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”, ha continuato Meloni. “Sono dispiaciuta che Trump non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, i nemici degli Stati Uniti e con leadership con le quali invece si dimostra più accondiscendente”, ha concluso Meloni.
Se La7, del gruppo del quale fa parte il Corriere della Sera, da sempre attento al fumo di Londra, intendeva dare una stoccata alla Meloni, per la quale, come è noto, non ha molta simpatia, ha fatto un buco nell’acqua, attivando un boomerang mediatico, fornendo alla Meloni lo slogan per la campagna elettorale e determinando un incidente diplomatico di non poco conto.
In reazione all’affondo arrivato dal numero uno della Casa Bianca, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani ha deciso di annullare la visita a Miami: “Le gravi e offensive parole del presidente Trump nei confronti del presidente del Consiglio Giorgia Meloni offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno”.
Possiamo classificare le parole di Donald Trump, come al solito, secondo i parametri della psichiatria?
In questo caso il miliardario americano, notoriamente con un ego spropositato, dopo essersi immerso nei fiumi di bava dei partecipanti al G7 e dopo essere stato blandito alla corte di Re Sole a Versailles, si è montato la testa a tal punto da aver perso persino il minimo senso del ridicolo, mettendo in pericolo, per il gusto di sentirsi un dio in terra, anche un’alleanza con l’Italia, da sempre in ottimi rapporti con l’America.
Se fosse così Trump avrebbe pestato una tale merda da essere in difficoltà a pulirsi le scarpe.
Le reazioni alle sue parole sono infatti inequivocabili.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in seguito alle parole pronunciate dal presidente degli Stati Uniti, Donald ha detto: «Migliaia di croci di ragazzi americani, morti per liberarci dalla dittatura nazifascista, non meritavano una lesione così dolorosa dei nostri rapporti fraterni».
In un post su Instagram il leader della Lega Matteo Salvini ha affermato: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi». Lo scrive commentando il recente attacco di Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Nello stesso post, il vicepremier pubblica una foto che lo ritrae insieme alla premier.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha chiamato la premier Giorgia Meloni esprimendole solidarietà.
La Lega scrive: «Con tutti i fronti di guerra ancora aperti nel mondo, speriamo per poco, non è accettabile polemizzare con alleati e amici che si sono sempre dimostrati affidabili. L’Italia e il suo governo non implorano nessuno».
«Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata». Così il leader di Iv, Matteo Renzi, in un post sui social.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha a sua volta affermato: «Non posso immaginare Giorgia Meloni chiedere una fotografia a nessuno, nemmeno sotto minaccia. Posso invece immaginare quanto le sia costato mettere da parte ciò che Trump aveva detto settimane fa, per fare l’interesse dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente. Ed immagino quanto le costerà non commentare come meriterebbe questa nuova caduta di stile del Presidente USA».
«L’Italia – ha detto a sua volta Giuseppe Conte – non merita di ritrovarsi così platealmente mortificata. Lo dico da cittadino italiano prima che da politico. È del tutto inaccettabile, poi, che un nostro alleato si permetta di parlare in questo modo dei nostri vertici istituzionali. Spero solo che si apra una riflessione per trarre insegnamento da quanto accaduto. La firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto, a prefazioni di libri non può prevalere mai sul nostro interesse nazionale. Dobbiamo rimboccarci le maniche per il nostro Paese, che deve difendere la sua dignità, la sua credibilità, la sua grandezza».
Il segretario di Azione Carlo Calenda è sferzante: «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione».
Elly Schlein, a sua volta ha così commentato: «Gli attacchi di Trump alla presidente del Consiglio Meloni, sono inaccettabili e da respingere con forza. Noi non accettiamo insulti rivolti al Governo del nostro Paese e continuiamo a difendere le istituzioni italiane. Ci aspettiamo però che cominci a farlo di più la destra di questo Paese e capisca quanto è stato sbagliato l’atteggiamento remissivo nei confronti di Trump».
Non sono mancate le reazioni di politici europei.
La chiudiamo qui? La mettiamo sul piano della psichiatria o dietro le quinte si agita la ormai sempre più chiara guerra tra Inghilterra e Stati Uniti?
Al G7 tutti si sono detti unanimi nel sostenere Kiev, ma Trump ha detto che vuol far finire la guerra. Il suo interesse, oltre al fatto di chiudere una guerra che riguarda Putin (non più nemico), è quello di presentarsi alle elezioni di medio termine avendo mantenuto le promesse di chiudere il più possibile i conflitti.
Con tutta probabilità dietro le quinte c’è la questione dell’Ucraina che gli E3 (Inghilterra, Francia e Germania) non vogliono chiudere, perché gli inglesi vogliono che la guerra continui, altrimenti per loro ogni possibilità di avere un qualsiasi ruolo è finita.
E qui c’è la possibile origine dello schiaffo violento e umiliante a Giorgia Meloni.
A questo punto il senso preciso sarebbe la richiesta di chiudere ogni contatto con gli inglesi e chi li segue e di smetterla di sostenere le logiche di Zelensky che sono, in buona sostanza, quella di Londra.
Questa interpretazione sembrerebbe avere qualche appoggio nell’iniziativa del presidente del Consiglio Europea Antonio Costa, il quale lavora per aprire un canale diplomatico con Mosca, suscitando divisioni tra gli europei. La mossa è prematura per Francia, Germania e Baltici (tutti alle dipendenze degli inglesi) mentre è utile per Belgio, Austria e altri.
Guarda caso Costa pasticcia subito. Su chi dovrà sedere un giorno al tavolo dei negoziati con la Russia, Costa chiarisce di non vedere alcuna “contraddizione né competizione tra i diversi attori e formati. Sono complementari”. “Solo l’Ucraina – continua – può negoziare a nome dell’Ucraina. Di certo, anche la coalizione dei volenterosi e i suoi leader dovranno avere un ruolo per quanto riguarda le garanzie di sicurezza. Ma per quanto riguarda gli interessi dell’Unione europea, questi dovranno essere difesi dalle istituzioni dell’Unione europea in conformità con i trattati. E come tutti sapete, Ursula e io lavoriamo sempre in squadra”.
“Siamo stati con l’Ucraina prima della guerra e continueremo anche dopo – ha inoltre detto Costa – non abbiamo però segni credibili attualmente che la Russia voglia impegnarsi in negoziati: quello che ho fatto con il mio gabinetto è stato stabilire un canale diplomatico, perché non possiamo dipendere solo dagli altri per interpretare i messaggi russi e dobbiamo essere in grado di consegnare direttamente” a Mosca “i nostri messaggi”.
Ed ecco che subito arrivano i “Formati”.
Il tedesco Friedrich Merz afferma: “Per me è importante sottolineare che questo formato E3 è nato su esplicita richiesta dell’Ucraina. E ha anche una certa logica interna che Regno Unito, Germania e Francia lavorino qui a stretto contatto: sono grandi Stati europei e sono anche quelli che contribuiscono in misura significativa al sostegno militare dell’Ucraina”.
“È stata una richiesta esplicita dell’Ucraina – ha aggiunto Merz – che questi tre Paesi abbiano un ruolo anche nel coordinamento. Coinvolgiamo sempre naturalmente anche l’Italia, la Polonia e altri Stati membri dell’Unione europea: per noi questo è scontato”.
E3, E5, E qualcosa. L’importante che negli E ci siano gli inglesi che dirigono la musica.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha, guarda caso, invitato i partner europei a Berlino per la prossima settimana, nel cosiddetto formato E5.
“Guarderemo in questo formato – ha detto Merz – i risultati del G7, del consiglio europeo e prepareremo il vertice della Nato”, ha aggiunto.
Il formato E5 prevede la presenza di Francia, Germania, Regno Unito, Italia e Polonia.
Non manca di essere molto inglese anche Emmanuel Macron, che il 13 luglio ha convocato un vertice dei Volenterosi a Parigi.
“Gli europei – ha detto Macron – restano pronti a contribuire a solide garanzie di sicurezza, in particolare attraverso la Coalizione dei volenterosi, che avrà un ruolo da svolgere al momento opportuno. A questo proposito, desidero ribadire che abbiamo invitato tutti i Paesi membri della Coalizione dei volenterosi, siano essi membri dell’Unione europea o meno, a un vertice a Parigi il 13 luglio e poi a partecipare alla parata del Giorno della Bastiglia il 14 luglio al fianco delle forze armate ucraine”.
Nel frattempo Zelensky, che degli E3, ossia degli inglesi, è l’attore sulla scena di Kiev, giusto per creare i presupposti di aprire un tavolo di trattative, ha colpito Mosca.
E così il Cremlino mette in ridicolo Costa & Company.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, commentando le dichiarazioni di Costa, ha detto: “Il Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha affermato che l’Ue deve creare un canale diplomatico per i contatti con la Russia. Un tale canale, a suo avviso, permetterebbe di trasmettere messaggi direttamente a Mosca. Allora perché mantengono i loro ambasciatori in Russia? O forse hanno intenzione di tornare al sistema dei piccioni viaggiatori?”.
Se stiamo alla possibile interpretazione politica e non psichiatrica, Trump ha detto alla Meloni, ma all’Italia intera: o state con me o state con gli inglesi.
Se poi qualcuno pensava che Vannacci potesse essere il nuovo riferimento di Trump, rischia di essere deluso.
«Non accetto – ha detto Vannacci – che si derida l’Italia, e deridendo il nostro presidente del Consiglio, a prescindere che sia di destra o di sinistra. La nostra Patria non è in svendita, la nostra patria non è del primo offerente, noi la difendiamo a qualsiasi costo», e «non posso condividere un attacco, oltretutto sfruttando un particolare privato. Perché se fosse stata effettivamente chiesta la foto, sarebbe stato sfruttare un’azione nell’ambito del privato per poi usarla come leva politica contro una nazione, perché offendendo il presidente del Consiglio si offende una nazione stessa».
Vedremo gli sviluppi. Per ora siamo a un incidente diplomatico di enormi proporzioni.





